La politica diventa farsa. I media ignorano, o quasi, la manifestazione Cgil e l’Assemblea del Brancaccio. Prodi fa pubblicità al Vinavil: “Renzi, Letta Enrico e Pisapia, si devono parlare”. Da loro dipendono le sorti della Patria. E la sinistra? Si accontenti di spennellare la colla

La politica diventa farsa. I media ignorano, o quasi, la manifestazione Cgil e l’Assemblea del Brancaccio. Prodi fa pubblicità al Vinavil: “Renzi, Letta Enrico e Pisapia, si devono parlare”. Da loro dipendono le sorti della Patria. E la sinistra? Si accontenti di spennellare la colla

Quando la politica si trasforma in farsa vuol dire che il malato è in piena crisi. I  giorni che stiamo vivendo sono  segnati da  avvenimenti importanti in Italia, in Francia, dove la maggioranza dei cittadini  non si presenta alle urne, diciamo in Europa, basta pronunciare la parola “Brexit”, stragi in tanti paesi, l’Africa in particolare, sconvolti da guerre, in altri segnati dalla barbarie di regimi dittatoriali, Egitto e Turchia in particolare con i quali scambiamo rapporti amichevoli, dimenticando che le carceri sono pieni di detenuti che hanno una sola colpa, quella di non condividere le politiche dei regimi dittatoriali, vengono torturati. I mezzi di comunicazione, la televisione in particolare, ci raccontano avvenimenti sconvolgenti, che dovrebbero toccare la nostra coscienza, come si trattasse di notizie di cronaca nera. Quando va bene. Oppure  ti fanno vedere da vicino i danni provocati dalle guerre, ma non vanno più in là, non ti spiegano perché. Trump  cancella gli accordi presi con Cuba da Obama? Una notizia ed è già tanto, puntando però sul fatto che a Cuba non c’è libertà. Insomma  Trump, quasi quasi, è da ammirare.

Le cronache dall’Italia e dal mondo sono solo chiacchiericcio

La  cronache dal mondo sono chiacchiericcio, gli inviati o i corrispondenti, non ci raccontano i fatti, non li esaminano nei loro contenuti. Esprimono le loro opinioni, certo legittime, a volte interessanti anche. I grandi servizi non esistono più nella stampa italiana. Al massimo, vale per tv e radio, sono altri giornalisti, ormai una ristretta compagnia di giro, sempre i soliti che si sbizzarriscono in commenti, intervistano i politici ma dimenticano che le interviste devono essere urticanti e non domande addomesticate. Tutti questo quando va bene. Troppo grazia Sant’Antonio si usava dire una volta. Oggi la prima “conquista” per un fatto, un avvenimento è trovare collocazione sui media.  Ci vogliono i “contatti”, quelli con chi conta, con il potere. Prendiamo uno degli avvenimenti che, per quanto riguarda l’Italia, avrebbe dovuto essere notizia da prima pagina. Ci riferiamo alla manifestazione della Cgil contro il ritorno dei voucher. Il più grande giornale italiano, il Corriere della Sera l’ha collocata a pagina 11, Repubblica, il secondo quotidiano a pagina 9, titolo su una colonna. Non solo: si sono ben guardati che il ritorno dei voucher non era il solo argomento. Si parlava di lavoro, di occupazione, di diritti, dell’articolo 18 cancellato, dello sfregio alla democrazia, dello scippo di referendum firmato da tre milioni di cittadini, di una proposta di legge di iniziativa popolare, la Carta del lavoro. Per quanto riguarda le tv una botta e via, qualche immagine, magari si  poteva anche dire  che si trattava di alcune decine di migliaia di persone, tanti giovani. Niente di tutto questo. Maggior evidenza veniva data allo sciopero del settore trasporti, scatenando una campagna che mira a colpire il diritto di sciopero.

Sulla disinformazione si potrebbe scrivere un trattato

Sulla disinformazione si potrebbe scrivere un trattato. Dalla manifestazione della Cgil passiamo al secondo importante appuntamento di questi giorni. L’assemblea del Brancaccio, convocata con un appello firmato da  Tomaso Montanari, vicepresidente di Libertà e Giustizia e da  Anna Falcone, vice presidente del Comitato per il no al referendum costituzionale, la “pasionaria” del no la chiama qualche giornale in segno di scherno. L’obiettivo è la costituzione di una “grande coalizione civica di sinistra”. Partirà questo progetto con tante riunioni, incontri in tutto il Paese, in autunno una assemblea nazionale dovrà decidere nome, progetto. Simboli e criteri per le candidature. Gremito il teatro, in tanti  sono rimasti all’esterno: più di duemila persone, sei ore di interventi, ci sono tutte le “anime” della sinistra. Parlano esponenti di Articolo1-Movimento democratici e progressisti, Sinistra Italiana, esponenti di associazioni, il vicepresidente dell’Arci, Miraglia, in platea anche la presidente, sindacalisti della Fiom Cgil e di altre organizzazioni della Confederazione di Corso d’Italia, il presidente dei Giuristi democratici, la presidente della Casa delle Donne, esponenti di associazioni di volontariato, lavoratori che raccontano le loro esperienze, la durezza dei ritmi, licenziati ingiustamente  perché non più “garantiti” dall’articolo 18, ragazze e  ragazzi  che ogni giorno hanno provato cosa significano i voucher, lavoro nero sotto altre forme, studenti  che insieme agli insegnanti si battono per  la “buona scuola”. Si parla di Europa, di migranti, si incrociano polemiche, anche contestazioni nei confronti  di interventi come quello di Gotor (Art.1-Mdp) quando ha annunciato la manifestazione di Campo progressista con l’adesione di Articolo1. Non ha tenuto conto che l’ex sindaco di Milano non gode di “buona popolarità” nel popolo della sinistra. Anche perché all’invito rivoltogli da Montanari e  Falcone Pisapia aveva risposto, con supponenza, “non ci sono le condizioni “. A noi hanno insegnato che le condizioni vanno create ed affrontate. A volte si può anche solo ascoltare. Massimo D’Alema, uno dei  fondatori  di Articolo1 non si è mosso dal suo posto per sei ore filate, ha ascoltato, ha preso appunti, parlerà in una prossima occasione, una assemblea regionale che si terrà a Roma, prima della manifestazione promossa da Pisapia.

I problemi della sinistra? Paolo Mieli ha il rimedio: fate le primarie, contatevi

Torniamo a nostri media che trasformano la politica in farsa. Il Corriere della Sera fa scendere in campo Paolo Mieli, editorialista di lungo corso. Del suo commento ci colpisce solo la battuta finale. “Contatevi, fate le primarie”. A fronte di differenze, di visioni diverse, di contrasti evidenti, sarebbe strano non ci fossero, di proposte che caratterizzano le varie “anime” della sinistra, lui indica la soluzione. Geniale. Primarie e si risolve tutto. E se invece si riuscisse a dar vita a una campagna di centinaia, migliaia di assemblee dove si discute, ci si confronta, ci si guarda negli occhi e non si scrive soltanto un nome, magari ci si scazza per costruire una coalizione di sinistra, ovviamente senza Renzi, perché la prova provata delle scelte di politica economica e sociale del suoi “mille giorni di governo” è che sinistra significa altra cosa. Non è un caso che stia partendo, basta leggere il bollettino renzianio, Repubblica, dove i ministri Padoan e Poletti, già in campagna elettorale, annunciano vagonate di miliardi di euro in arrivo per il lavoro, per i giovani, per le imprese in particolare.

Ma chi ha affidato all’uomo dell’Ulivo il ruolo di salvatore della patria?

E sempre Repubblica  relega l’assemblea del Brancaccio a pagina 9 titolo  a una colonna che fa da spalla alle  cinque colonne dedicate indovinate un po’? Troppo facile: a Romano Prodi che ha lanciato la politica del Vinavil. Titolo eloquente: “Basta divisioni, faccio il Vinavil. Renzi e Letta tornino a parlarsi”. Ci mancava il Vinavil, prodotto dalla Vinavil S.p.A, azienda che opera nel settore dei collanti, stabilimenti a Villadossola e a Ravenna. Uno spottone gratuito per il marchio, ci scusi Prodi, la politica che diventa una farsa. Non sappiamo chi ha affidato all’ex premier il  compito di contattare Enrico Letta, Renzi Matteo, Giuliano Pisapia. Altro che politica dei “caminetti” o quella della “crostata”, qui siamo alla “colla”. Stentiamo a credere, da qui la farsa, che Prodi abbia detto: “Mi auguro una riconciliazione tra Letta e Renzi, altrimenti non si riconcilia il Paese”. E scrive il giornalista, specialista in retroscena, “lui, (cioè Prodi, che è stato anche intervistato dalla Annunziata in Mezz’ora ndr) garantisce che farà solo da collante. Sono il vinavil e non il mediatore”. Un politichese che più di così non si può. Il futuro del Paese sarebbe assicurato dai tre moschettieri. Ci manca il D’Artagnan ma alla prossima occasione il fantasioso Prodi lo troverà.  Leggiamo che all’ex sindaco di Milano è affidato il compito di ricostruire  una sinistra di governo  (parola magica che con un colpo di bacchetta risolve il problema ndr), al segretario del Pd quello di aprirsi a delle alleanze, al primo (leggi Enrico Letta ndr) lo sforzo più generoso di ricomporre la frattura con chi lo sostituì alla presidenza del Consiglio”. E quelli di sinistra ? Forse è già tanto se nella visione prodiana sono il pennello per spargere il vinavil.