Fianellum. Nella Camera vuota va in scena il dibattito generale sulla pessima legge. Incombe Napolitano: contro l’accordo, contro la riforma elettorale e contro il voto in autunno. I Comitati del No protestano in piazza Montecitorio

Fianellum. Nella Camera vuota va in scena il dibattito generale sulla pessima legge. Incombe Napolitano: contro l’accordo, contro la riforma elettorale e contro il voto in autunno. I Comitati del No protestano in piazza Montecitorio

In un’Aula decisamente vuota, come del resto accade sempre in occasione della discussione generale di un provvedimento, ha avuto inizio alla Camera l’esame della legge elettorale, frutto dell’accordo a 4 tra Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega. Tutti e 4 i partiti hanno rivendicato l’intesa raggiunta sottolineando che, alle condizioni date, il Fianellum uscito dalla Commissione Affari costituzionali sembra “il miglior compromesso possibile”. E hanno confermato la determinazione ad andare avanti sul percorso intrapreso, fino alla sua approvazione definitiva da parte del Senato: la dead line è stata fissata entro il 7 di luglio, così che le Camere si possano sciogliere entro Ferragosto e andare a votare il 24 settembre. A Montecitorio, però, i tempi potrebbero slittare ancora di 24 ore per il voto definitivo, con il via libera non più fissato a  giovedì ma nella giornata di venerdì. Quisquilie. Resta l’incognita voti segreti, soprattutto sulle norme relative alla parità di genere, ma dal Pd si ostenta sicurezza: “Chiederli sarebbe da irresponsabili – dice il capogruppo Ettore Rosato – ma dimostreremo la nostra compattezza”.

Giorgio Napolitano spara a pallettoni contro l’accordo, il voto anticipato e la stessa legge elettorale

Sull’accordo siglato cala però la scure del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano. Durissimo il suo affondo nei confronti dei quattro leader, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Beppe Grillo e Matteo Salvini: le elezioni anticipate minano la credibilità politico-istituzionale del Paese, mette in guardia Napolitano, “vedremo il risultato di questa grande impresa di quattro leader di partito che agiscono calcolando le loro convenienze”. Per l’ex presidente della Repubblica, “è semplicemente abnorme che il gioco e il patto extra-costituzionale sulla data del voto sia quasi diventato un corollario dell’accordo tra partiti sulla nuova legge elettorale”. Nel corso del suo intervento in un convegno, Napolitano ha aggiunto: “Ne abbiamo visti di tutti i colori ma ora ci sono colori nuovi come il passaggio dalla seduzione del modello elettorale francese (tranne fare grossa confusione tra quello elettorale e quello costituzionale) a quello tedesco. Fino a prova contraria – ha osservato – chi vuole presentare una proposta di modello presidenziale faccia pure ma finché ciò non avviene, dettato e prassi costituzionale vanno rispettate”. Inoltre, “in questo funambolico brusco passaggio dal modello francese al tedesco potevamo risparmiarci il gran galoppo del Parlamento nel fine settimana. Non c’era nessun motivo per farlo se non il retropensiero che in questo modo si sarebbe potuto premere per andare al voto a settembre, con quale profitto per chicchessia è difficile o molto difficile dirlo”. Insomma, ha concluso Napolitano, “la governabilità del Paese si profila molto problematica sulla base di quel che si sa di questa legge elettorale. E comunque si dovrà pronunciare il Parlamento e per le verifiche di costituzionalità il presidente della Repubblica e poi la Consulta. Vedremo quale sarà il corso di questa nuova grande impresa, di 4 partiti o 4 leader di partito che calcolano esattamente le proprie convenienze meravigliandosi che in questa occasione magicamente convergano, nei giorni che ancora ci aspettano”.

Intanto, spuntano ricatti e controricatti. Brunetta: “se accade qualcosa si voterà col Consultellum”. Rosato: “avanti solo se i quattro votano a favore, altrimenti ciascuno per la sua strada”

Al di là della tempistica, considerata tuttavia fondamentale dalle forze che sostengono questo sistema elettorale che di tedesco ha ormai pochissimi tratti, visti i numerosi correttivi all’italiana, per poter puntare sulle elezioni in autunno, e fatta eccezione per alcuni interventi di modifica – tra cui quello relativo alla raccolta delle firme per potersi presentare alle urne (Ettore Rosato annuncia un emendamento “salva-Mdp”) e l’ipotesi di adottare per il Senato i 100 collegi disegnati dall’Italicum – il testo licenziato dalla commissione non dovrebbe subire modifiche sostanziali. Del resto, sono gli stessi fautori dell’intesa ad avvertirsi a vicenda: “Il testo che è uscito dalla Commissione deve essere confermato in Aula”, scandisce Renato Brunetta, che mette in guardia: “Succedessero cose strane o diverse, evidentemente cadrebbe l’accordo, e a questo punto non si farebbe più alcuna legge elettorale e si andrebbe a votare alla scadenza naturale della legislatura, con le due leggi elettorali venute fuori dalle altrettante sentenze della Corte costituzionale”. E il capogruppo dem Rosato precisa: “è indispensabile che l’intesa regga fino all’ultimo. Si va avanti solo se tutte e quattro le forze votano a favore, altrimenti ognuno per la sua strada”.

L’imbarazzato e imbarazzante post di Grillo, che non entra nel merito, ma si gioca tutto sulla “costituzionalità”, come se ciò bastasse

Al momento i 5 Stelle confermano la linea segnata, anche se Beppe Grillo insinua qualche dubbio: “La legge elettorale è un tema complicato, che i cittadini non capiscono e di cui neppure vogliono sentire parlare. Li capisco. Oggi sono a Taranto e ho visto i segni che l’Ilva ha lasciato sulla città. Per questa gente la legge elettorale è l’ultimo dei problemi. E questo è ciò che ho detto loro”. In un post su Facebook Beppe Grillo chiarisce il senso della frase “stiamo facendo una legge elettorale che non capisce più nessuno”, pronunciata oggi a Taranto mentre incontrava gli abitanti del quartiere Tamburi. “Sulla legge elettorale che abbiamo votato online con gli iscritti e che i nostri stanno portando avanti – puntualizza il leader M5S – stiamo facendo un lavoro certosino. Abbiamo messo la faccia sulla legge elettorale perché non potevamo lasciare che Pd e Forza Italia scrivessero le regole del gioco a loro uso e consumo”. “Noi vogliamo dare al Paese una legge elettorale costituzionale e lo stiamo facendo. Avanti così!”, conclude Grillo. Come si evince dal testo di Grillo, ormai per pudore non parla più di legge “tedesca”, ma più banalmente di “legge costituzionale”, sapendo benissimo che il testo licenziato dalla Commissione è un enorme guazzabuglio, molto lontano dallo spirito del modello tedesco, che cercava un equilibrio tra la filosofia del sistema Westminster, collegi non grandi, dove chi ha un voto in più vince il seggio, e il sistema proporzionale, di tradizione continentale, usando percià la doppia scheda elettorale. E come avvertono ancora oggi illustri giuristi e costituzionalisti, senza la doppia scheda non vi è nulla di costituzionale in questa legge. Il fatto è che anche sulla legge elettorale, Grillo si comporta come si è comportato nel caso delle elezioni amministrative di Genova: quel “fidatevi di me” ribadito senza mai entrare nel merito è un indizio delle enormi difficoltà che il capo dei pentastellati sta attraversando. E neppure il ragionamento tutto politicistico secondo il quale i 5Stelle non potevano lasciare a Pd e a Forza Italia il compito di dettare le regole può funzionare, se agli interessi dei due si sommano anche gli interessi del terzo.

A piazza Montecitorio, mentre era in corso il dibattito alla Camera, il Comitato per la democrazia costituzionale ha organizzato un sit-in contro il Fianellum

In piazza Montecitorio hanno manifestato i rappresentanti di Mdp, Sinistra italiana, dei comitati per il no al referendum costituzionale, su sollecitazione del Comitato per la democrazia costituzionale. “In questa legge – ha detto il segretario di Si, Nicola Fratoianni – ci sono molti pasticci e altri sono stati creati in commissione. Ci sono passi avanti ma anche problemi gravi: non c’è possibilità di scegliere gli eletti e non c’è il voto disgiunto. Noi non abbiamo paura della soglia di sbarramento al 5% ma continueremo a batterci per una legge che abbia un criterio e una coerenza”. “Il patto di ferro Renzi-Berlusconi-Grillo-Salvini è un matrimonio di interesse ma non coincide con gli interessi degli italiani – accusa Francesco Laforgia, capogruppo di Mdp alla Camera -. Questa legge non garantisce la governabilità e porta a un Parlamento di nominati. Non ci staremo”. “Vogliamo dare una chance ai cittadini italiani che vogliono tornare a partecipare”, ha detto in piazza Montecitorio Anna Falcone, vicepresidente del Comitato per il No nel referendum renziano e protagonista insieme a Tomaso Montanari, dell’appello per costruire una “una Sinistra di popolo” con la convocazione di un’assemblea il 18 giugno a Roma. Appello a cui aderito Mdp e che incassa l’apertura anche di Si. In ogni caso, anche la richiesta dei Comitati è quella di tornare ad un “proporzionale puro, senza imbrogli e senza trucchi”.

Domani, alle 13,30, riprenderanno i lavori dell’Aula con il voto sulle tre questioni pregiudiziali presentate, di cui una a prima firma Ap. Dopodiché l’esame entrerà nel vivo della legge, con il voto sugli emendamenti presentati (circa un centinaio).