L’inflazione aumenta, pagano le famiglie. Spesa pubblica in crescita vertiginosa. E il Pd che fa? Tenta di far tornare i voucher con il “libretto famiglia”. Democratici e progressisti, Sinistra Italiana: gli emendamenti non passeranno. Malumori anche fra i deputati Dem

L’inflazione aumenta, pagano le famiglie. Spesa pubblica in crescita vertiginosa. E il Pd che fa?  Tenta di far tornare i voucher con il “libretto famiglia”. Democratici e progressisti, Sinistra Italiana: gli emendamenti non passeranno. Malumori anche fra i deputati Dem

Nel giorno in cui due dati, l’aumento dei prezzi e l’aumento del debito pubblico, segnalano la situazione di crescente difficoltà dell’attuale fase economica che solo il governo, il Pd, l’ex premier, fanno finta di ignorare, anzi camuffano i dati, si scopre che nelle aule del Parlamento, leggi Commissione Bilancio della Camera, di fatto, è in corso una “manovrona” di cui fa parte il tentativo, Pd in prima fila, di rispristinare, sotto altra forma, i voucher. Sponsor della iniziativa il ministro Poletti che non ha mai digerito il fatto che, per evitare il referendum proposto dalla Cgil, il governo decise di cancellare questa “moneta” che alimentava la precarietà.

Partiamo dalla notizia che riguarda l’aumento dei prezzi. Ad aprile l’inflazione segna quota 1,9, il tasso più elevato registrato negli ultimi quattro anni. A marzo toccava quota 1,4. Le ricadute per le famiglie – denuncia Federconsumatori – sono pari a  562 euro annui. Si tratta di “rincari deleteri” causati non dalla crescita della domanda ma dall’aumento delle tariffe.

Rincari non per la  crescita della domanda interna ma per il rincaro di energia, gas, trasporti

Rincari deleteri, non causati dalla crescita della domanda interna, ma dall’aumento dei costi di energia elettrica, del gas e dei servizi relativi ai trasporti. Questi rincari hanno riflessi negativi anche sul carrello della spesa, i prodotti a maggiore frequenza di acquisto che aumentano dell’8%. In particolare vengono colpiti i redditi medio-bassi “intaccando ulteriormente il potere dì acquisto – sottolinea Federconsumatori – delle famiglie già fortemente ridotto a causa della crisi e dello stallo del mercato occupazionale”.

Un segnale fortemente negativo sullo stato della nostra economia e, come è d’uso, a cattiva notizia se ne accompagna una addirittura peggiore, se così si può dire. Bankitalia rende noto che a marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.260,3 miliardi, in aumento di 20,1 miliardi rispetto al mese precedente: è un nuovo record. “L’incremento è dovuto al fabbisogno mensile delle Amministrazioni pubbliche (23,4 miliardi), parzialmente compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (per 2,2 miliardi, a 54,6; erano pari a 70 miliardi alla fine di marzo 2016) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (1,1 miliardi)”,  si afferma a via Nazionale.  In particolare viene evidenziato che “continua il ruolo delle Amministrazioni centrali come luogo di accumulo del debito: lì è aumentato di 20,3 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato”.

Accolti alla Camera 2600 emendamenti alla “manovrina”. Via le monetine da 1 e 2 centesimi

 A fronte di questa situazione si apprende dalla Commissione Bilancio della Camera che per quanto riguarda la manovrina, diventata manovrona, le cui linee sono state inviate alla Commissione Ue, sono stati accolti 2600 emendamenti, 900 sono stati cancellati. Fra quelli accolti ce n’è uno presentato dal Pd, primo firmatario Boccadutri, che fa scomparire le monetine da 1 e 2 centesimi. La motivazione, se non fosse che si tratta di un atto parlamentare, potrebbe essere accolta solo con una risata. Già perché lo stop al conio, stando ad uno studio di Boccadutri, se ben ricordiamo è stato  tesoriere di Rifondazione prima di passare al Pd armi e bagagli, produrrebbe un risparmio di 23 milioni che verrebbe destinato al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato. Si legge  nell’emendamento: “Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro il primo settembre 2017, si stabiliscono le modalità attraverso cui i pagamenti effettuati in contanti sono arrotondati nel periodo di sospensione”. Tirando le somme, un centesimo oggi, due centesimi domani,  alla fine di un anno pagheranno ancora le famiglie.

Con gli emendamenti per far tornare i buoni lavoro si evita anche il confronto con i sindacati

Si arriva così al piatto forte della giornata economica: gli emendamenti che riguardano proposte per sostituire i voucher. Si parla, da parte dei presentatori, di necessità di “colmare il vuoto lasciato dai voucher”. In realtà si tratta di reintrodurre, per vie traverse, i voucher. Con gli emendamenti destinati ad andare in aula si  evita anche il confronto con i sindacati, la Cgil in particolare, Un voto di fiducia e via, tornano i buoni lavoro.  Il Pd propone un “libretto di famiglia” per pagare, si dice, le prestazioni occasionali di colf, badanti, insegnanti che danno ripetizioni per i figli a scuola Si parla di piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa l’assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap, l’insegnamento privato supplementare, i piccoli lavori di giardinaggio, nonché di pulizia e manutenzione dell’abitazione, la realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli, organizzate da soggetti non aventi finalità di lucro o da Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti. Il compenso non potrà superare i 5.000 euro l’anno. La retribuzione oraria è fissata a 12 euro. Ap propone un “coupon” per il “lavoro breve”, una “card” per il lavoro saltuario è indicata dalla Lega. Il Movimento Cinque Stelle parla di “cheque orari”, il cui valore nominale è fissato con decreto del ministero del Lavoro. Fra gli emendamenti presentati, quelli di Sinistra Italiana e Fratelli d’Italia che riguardano proposte di abbassare al 4% l’aliquota Iva per i prodotti dell’infanzia: da pannolini a box, da seggiolini a biberon. Nell’emendamento di Si si chiede un’aliquota agevolata anche per “pannolini riciclabili, latte speciale o vegetale per allergici o intolleranti, prodotti alimentari destinati ai bambini da 0 a 3 anni, prodotti per l’igiene neonatale e per allergici e intolleranti”.

Cecilia Guerra (Art.1), una forzatura incomprensibile sul lavoro accessorio

Ovviamente la parte del leone, come si dice, la fanno gli emendamenti che ripristinano, sotto mentite spoglie, gli aboliti voucher. Insorge Maria Cecilia Guerra, capogruppo di Articolo 1-Movimento Democratico e progressista del Senato che facendo seguito a dichiarazioni rilasciate dal ministro Poletti, afferma: “Il tema della regolazione del lavoro accessorio può essere certamente affrontato in Parlamento. Farlo attraverso emendamenti estemporanei alla cosiddetta manovrina, che non passerà né al vaglio dell’aula della Camera, se verrà posta la fiducia, né in alcun modo (in Commissione e in Aula) a quello del Senato, perché i tempi di decadenza del decreto non lo rendono possibile, rappresenta invece una forzatura incomprensibile. Su questi temi è inoltre indispensabile il confronto con le parti sociali, che, nei tempi della manovrina – ormai trasformata in “manovrona” – sarebbe invece precluso”.

Airaudo (SI). Serve uno strumento che contrattualizzi il lavoro occasionale

Giorgio Airaudo, di Sinistra Italiana-Possibile afferma: “Non si facciano rientrare i voucher, usciti dalla porta grazie ad un milione di italiani che hanno sottoscritto la proposta referendaria della Cgil, dalla finestra magari cambiandogli solo il nome. Non è quello che serve. Oggi serve invece adottare un nuovo strumento che contrattualizzi il lavoro occasionale dando tutele ai lavoratori, dalla malattia alla pensione. Basta con il lavoro povero”. Malumori anche nel gruppo del Pd a partire proprio dalla deputata Patrizia Maestri, già relatrice alla Camera della proposta di riforma del lavoro accessorio e poi del decreto che ha abolito i voucher. “La necessità di una nuova regolamentazione del lavoro accessorio e occasionale non deve portare a compiere passi falsi: con l’approvazione del decreto che ha abolito i voucher – afferma – abbiamo sgomberato il campo da una discussione frettolosa ed ideologica che ora non vorrei si riproponesse a parti invertite.

Maestri (Dem). Governo convochi le parti sociali per la ricerca di un accordo

Occorre muoversi con cautela onde evitare che si ripresenti la medesima situazione”.  “I numerosi emendamenti presentati alla manovrina – prosegue – sollecitano una riflessione e ripropongono la necessità di un intervento normativo. Chiediamo al Governo e al Ministro Poletti in particolare di convocare rapidamente le parti sociali per un confronto sul lavoro occasionale e per la ricerca di un accordo che, diversamente dal passato, regolamenti queste forme di impiego contrastando comportamenti abusivi ed elusivi. È urgente dare soluzione in particolare alle famiglie che, senza i voucher, non dispongono di altri validi strumenti per regolare i rapporti di lavoro domestico occasionali”. “Per le imprese, invece, anche alla luce delle numerose proposte in campo, serve un supplemento di riflessione e il contributo delle parti sociali è imprescindibile”.