La “piazza di Renzi” e quella del “Primo Maggio”. Due pesi e due misure, giornalismo straccione. Le manifestazioni di Cgil, Cisl, Uil in tutta Italia. Gli interventi di Camusso, Furlan e Barbagallo

La “piazza di Renzi” e quella del “Primo Maggio”. Due pesi e due misure, giornalismo straccione. Le manifestazioni di Cgil, Cisl, Uil in tutta Italia. Gli interventi di Camusso, Furlan e Barbagallo

Due “piazze”. Si fa per dire, ma il paragone regge. Parliamo delle primarie del Pd e del Primo Maggio, la festa del lavoro. Un giorno il voto ai gazebo, quello seguente le manifestazioni che si sono svolte in tutta Italia. I due avvenimenti sono completamente diversi  però hanno qualcosa in comune: i numeri. Per le primarie si sono mobilitati i media, i giornaloni, dirette televisive, tutti a pendere dalle labbra del Nazareno, la sede del Pd per non dare adito ad equivoci. Prendendo per buoni i numeri sulla “vittoria” che segnava il “ritorno” di Renzi Matteo. Numeri fasulli, come si dimostrerà, oltre due milioni di votanti assicurava il Nazareno, la sede del Pd. Non era vero, bastava sommare i voti che arrivavano dalle sedi regionali, ma gli scriba assiepati nei locali piddini, prendevano per buoni i numeri. Poi arrivava il contrordine, non c’erano più i due milioni, a malapena si superava il milione e ottocentomila votanti.  Un milione in meno di quanti avevano votato nel 2013, una scoppola anche per Renzi Matteo.

Osannato il ritorno di Renzi dimenticando che per strada perdeva un milione di votanti

Ma i nostri scriba continuavano ad osannare il “ritorno” di Renzi. E al Nazareno gongolavano. Non solo i nuovi numeri non comparivano più nei titoli di testa, relegati chissà dove. Complice il Primo Maggio, festa dei lavoratori, i quotidiani non sarebbe usciti il martedì e le primarie sarebbero morte nella notte dei tempi.

La seconda “piazza”, quella del Primo Maggio, non ha avuto l’onore, televisioni, radio, giornali online, riservato alle primarie. Certo il “concertone”, come è tradizione, è andato in onda, ma quasi come  fosse un normale spettacolo e non una iniziativa di Cgil, Cisl, Uil. Eppure in quanto a numeri le manifestazioni che si sono svolte in tutta Italia, non hanno niente da perdere, anzi, al confronto con i numeri renziani. Se ne sono svolte centinaia e centinaia, solo in Toscana una quarantina. In quanto a numeri, del resto, i referendum proposti dalla Cgil hanno raccolto tre milioni di firme, più di un milione la proposta di legge di iniziativa popolare, la “Carta dei diritti universali”, un nuovo statuto delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma il problema non sono i numeri, ovvio che contano, si tratta, a partire dalla celebrazione della festa dei lavoratori che si è svolta a Portella della Ginestra, di una straordinaria giornata di festa e di lotta, che vale molto  più di farlocche  primarie. Ma non avranno l’onore dei titoli di testa. Addirittura un quotidiano online che va per la maggiore  ha trovato il modo di aprire con la notizia che a Torino vi erano stati degli scontri fra esponenti di centri sociali e polizia nel corso del corteo del Primo Maggio.  Centinaia e centinaia di cortei e manifestazioni ignorati. Il meglio di sè l’ha fornito RadioUno, leggi servizio pubblico. Nello speciale sul Primo Maggio, mentre Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, stava concludendo la manifestazione dopo gli intereventi  dei segretari di Cisl, Furlan e Barbagallo, Uil, che si è svolta a Portella della Ginestra, invece di farci ascoltare qualche passaggio della Camusso, l’inviata (ordine di servizio?, ndr) non ha trovato di meglio che intervistare una signora che produce vino, quello buono di Sicilia, titolare di una azienda che, dice la signora, ha dei bravi collaboratori e va avanti bene.

La sintesi degli interventi dei segretari generali delle tre Confederazioni

Due “piazze”, la prima, quella dei media genuflessi a fronte dei “numeri” delle primarie, a noi pare una offesa alla intelligenza dei lettori, dei teleradioascoltatori, una truffa sui numeri. In poche parole, una giornata nera per il diritto dei cittadini ad essere informati ed anche per il diritto dei giornalisti ad informare, che dovrebbe essere salvaguardato e non alla mercé di editori e di politici che fanno dell’informazione carne di porco. Ci scusino questi nobili animali. Nel nostro piccolo   raccontiamo in altra parte del giornale la bella, commossa manifestazione di popolo, che si è svolta a Portella della Ginestra a ricordo di quel Primo Maggio del 1947 dove a colpi di mitra i banditi guidati da Salvatore Giuliano uccisero tredici lavoratori, contadini che erano in lotta occupando le terre dei latifondisti. Ieri e oggi il “lavoro – dicono Cgil, Cisl, Uil – le nostre radici, il nostro futuro”. Di seguito pubblichiamo la sintesi degli interventi di Camusso, Furlan e Barbagallo, così come riportati da Rassegna sindacale.

L’intervento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso

Susanna Camusso ha esordito ricordando “quelle pallottole” che colpirono i manifestanti di Portella, “come le pallottole della lunga scia di omicidi di dirigenti e sindacali che guidavano l’occupazione delle terre in questa regione, uccisi da una mafia che si opponeva alla redistribuzione delle terre”. “Di quella strage – rileva il segretario Cgil – ancora oggi conosciamo la verità storica, ma non abbiamo avuto giustizia”. “Non si cancella con le pallottole la fame, la libertà e la dignità di lottare. Per questo il Primo maggio 1948 in tantissimi tornarono qui a manifestare. Continuarono nella lotta per la terra. Non si piegarono. Sapevano di sfidare la mafia e un sistema di poteri in un clima politico ben diverso, che produce illegalità e corruzione e uccide lo sviluppo”. Ma quella stagione di violenza, ricorda Camusso, “ha permesso l’allargamento delle disuguaglianze, e ha ampliato il baratro tra Nord e Sud del nostro paese”. Un divario “sempre più evidente”. Camusso ha poi ricordato le “analogie” tra i tempi di Portella e la corruzione ed evasione fiscale di oggi: “Le regole non certe, il subappalto diffuso, il non rispetto del contratto sono le forme con cui si proteggono sistemi che sfruttano e dequalificano il lavoro”. Per questo – prosegue – “noi torniamo in questa Piana perché bisogna stare con chi è sfruttato. Il Sasso (di Barbato, ndr) e le lapidi ci ricordano i sacrifici, ma ci ammoniscono anche che i diritti non sono dati una volta per tutte, che bisogna riconquistare sempre nuovi diritti. E non siamo in un’epoca che difende il lavoro”. “Nel nostro Paese l’iscrizione al sindacato è libera e volontaria e questa libertà è un fondamento della nostra democrazia. Chiunque voglia limitarla ha in realtà pulsioni totalitarie”, prosegue Camusso nel suo intervento. Di fronte al no dei lavoratori “compaiono quelli che teorizzano che non serve l’organizzazione sindacale. Saranno una nuova forza politica – ha detto Camusso – ma non hanno nulla di originale. La disintermediazione è già stata teorizzata da tempo da coloro che dicono che siamo tutti sulla stessa barca, ma i costi li devono pagare solo i lavoratori. E’ la stessa idea di chi toglie i diritti sui licenziamenti – prosegue Camusso – e racconta che i lavoratori e l’imprenditore sono la stessa cosa, che uno vale uno. E’ vero in condizione di parità. Uno vale uno nel suffragio universale, ma uno che dà lavoro determinerà sempre rapporti di forza a suo favore su quelli che non possono coalizzarsi”. “La nostra libertà, la Costituzione, la nostra democrazia repubblicana, sono state conquistate da quelle scelte, dal loro sacrificio, dal loro coraggio, dalla loro determinazione”, ha detto Camusso riferendosi alle lotte sociali e sindacali di 70 anni fa in Sicilia. “Con la liberazione abbiamo conquistato il suffragio universale. Ogni giorno sentiamo, leggiamo di sentenze dall’alto delle posizioni finanziarie che bisognerebbe dare il voto solo quando si vota come vorrebbero, perché se non votano come vorrebbero, direbbe Brecht, bisogna cambiare il popolo. Così non si interrogano sulle ragioni del disagio, sugli effetti di diseguaglianza della finanziarizzazione. Si invita a teorizzarlo anche su temi sindacali. Quando c’è il dissenso non ci si interroga sulle sue ragioni, si attacca il sindacato che non dovrebbe far votare i lavoratori. Ci sono invece delle responsabilità che sono delle imprese”, cui non si può rispondere dando le colpe ai lavoratori. Il leader Cgil lancia poi un appello: “Basta piangere sulle risorse che non ci sono: si possono tassare le grandi ricchezze. E quando si dice no alla patrimoniale si piangono solo lacrime di coccodrillo”. Camusso torna quindi a sollecitare un intervento fiscale sui grandi patrimoni per lanciare un piano straordinario contro la disoccupazione giovanile. “Le risorse ci sarebbero – aggiunge – se la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale fossero davvero una priorità politica. E basta anche con le risorse sparpagliate nei rivoli del consenso delle varie amministrazioni. Queste sono le risorse che servono”. “Noi non ci rassegniamo – conclude -, e rialziamo le nostre bandiere della pace, perché in troppi stanno scherzando col destino del mondo”.

L’intervento del segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan

Anche Annamaria Furlan ha ricordato “i duemila braccianti, mezzadri, minatori, donne e bambini, artigiani, che marciavano nella bellezza della terra siciliana” il primo maggio di 70 anni fa: “Cantavano la dignità e l’orgoglio di essere lavoratori e l’appartenenza a un movimento che festeggiava il ritorno del Primo maggio (abolito dal fascismo, ndr). Festeggiavano la vittoria del blocco del popolo che aveva avuto un terzo dei rappresentanti all’Assemblea siciliana. Festeggiavano la svolta con la distribuzione delle terre incolte ai contadini”. E, ricorda Furlan, “le prime raffiche furono scambiate per fuochi d’artificio”. “Quel primo maggio del ’47 – prosegue il segretario della Cisl – per ogni lavoratore e sindacalista è diventato un simbolo scolpito nelle nostre memorie e nei nostri cuori, simbolo di riscatto, di fratellanza, del faticoso e inarrestabile avanzare della storia verso orizzonti di civiltà. Il sindacalismo italiano è tornato qua, nel luogo che custodisce le nostre radici. Quel mondo ci appartiene, alimenta la nostra passione, dà soddisfazione alle nostre conquiste”. Ma quelle lotte sono ancora vive e necessarie ancora oggi, per il movimento sindacale. Così, spiega chiaramente Furlan dal palco di Portella, “chi dice che il sindacato è inutile, è contro il lavoro. “Non mancano partiti e leader emergenti (M5S su tutti, ndr) che invitano i lavoratori a sbarazzarsi dei sindacati, li invitano a tutelarsi da soli, e promettono loro fantomatici redditi di cittadinanza che li tuteleranno tutta la vita anche senza lavorare, ben sapendo che sono irrealizzabili”. “Politici ostili al lavoro e ai lavoratori – prosegue Furlan – che si tutelano non con una carità ma con un reddito di inclusione che derivi dal lavoro, perché solo questa è dignità”. Ma per la leader Cisl “non esistono lavoratori da un lato e sindacati dall’altro. Cancellare il sindacato significa illudere i lavoratori”. Furlan ha poi proposto un grande patto sociale con cui ridare centralità al lavoro e una riforma fiscale che reintroduca l’equità persa da finanziarie con i proventi della lotta all’evasione e alla corruzione. “Serve un grande patto sociale tra tutti gli attori sociali e politici del Paese per rimettere all’ordine del giorno la questione che interessa tutti, il lavoro. Perché il lavoro significa libertà, eguaglianza, solidarietà e coesione sociale”, ha detto. E poi la riforma fiscale per lavoratori e pensionati: “Serve trovare risorse, certo. Ma ogni anno 150 miliardi spariscono tra evasione fiscale e contributiva e più di 50 miliardi vanno in fumo per la corruzione e la mancanza legalità. E’ qui che ci sono le risorse per il lavoro, lo sviluppo, la riforma del fisco e un welfare universale”. “Il sindacato confederale – ha detto Furlan -, ha mantenuto il suo radicamento, la sua forza anche durante la crisi peggiore del nostro Paese. Dobbiamo andare avanti, ripartire dalle nostre radici. Abbiamo sconfitto i latifondisti, le bande criminali che organizzarono la strage” di Portella. Ma “il nemico oggi è tutto impersonale, è molto più potente. E’ la strategia predatoria del profitto di breve termine. Tutto e subito. Il commercio, il mercato globale deregolato ha portato più fame nel mondo”. Per questo “abbiamo bisogno di regole che creino diritti di cittadinanza, vogliamo costruire una nuova Europa, altro che uscire dall’Europa” come vorrebbero certi demagoghi, ha detto Furlan. “Abbiamo bisogno di più Europa, ma dell’Europa sociale, dei popoli, che agisce perché il lavoro sia il vero collante tra le persone. Vogliamo costruire gli Stati Uniti d’Europa. Vogliamo l’Europa del lavoro e della dignità, dei diritti di cittadinanza”, ha concluso.

L’intervento del segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo

“Settant’anni fa da quel luogo spararono su contadini, lavoratori, donne e bambini. Erano banditi e mafiosi, volevano bloccare un processo economico e di sviluppo della nostra isola. A distanza di 70 anni non sono cambiate molto le cose. Aspettiamo sempre lo sviluppo del Mezzogiorno, delle nostre terre, e più generale dell’Europa”. Così Carmelo Barbagallo nel suo intervento. Barbagallo ha chiesto al governo e alle imprese di terminare la politica dei bonus: “Basta bonus che un giorno ci sono e il giorno dopo spariscono, i nostri giovani non sono un flipper” con cui giocare, ha detto. “Ci vogliono stabilità e certezze. E poi investimenti in strutture materiali e immateriali. Investimenti in innovazione e ricerca, altrimenti il Paese non supera la crisi”. L’appello del segretario Uil è stato poi quello di “ridare potere d’acquisto ai lavoratori e ai pensionati perché si inneschi un meccanismo di sviluppo credibile. Il 70% delle nostre imprese lavorano per il mercato interno – ha ricordato -, ma se non ci sono i soldi, andranno in crisi”. “Non possono esserci in questo periodo solo trattative per ristrutturazione. Il primo licenziamento collettivo è stato con Almaviva, ora ci riprovano con Alitalia: devono smetterla di fare gli ipocriti – ha detto il leader Uil -, ci diano la possibilità di controllare cosa stanno facendo”. Per Barbagallo “salari e stipendi devono crescere, per i nostri giovani e i nostri figli. Dobbiamo dare speranze di un’Europa migliore ai nostri giovani”. Infine un appello unitario ai sindacati: “Dobbiamo fare un’iniziativa unitaria al più presto per quanto riguarda il fisco del nostro Paese. Ci sono 111 miliardi di evasione fiscale. Basterebbero per tornare ai livelli europei, per pagare il debito pubblico. Serve una grande iniziativa per un fisco giusto”. Anche per questo (e per riaprire la stagione dei contratti nel pubblico impiego, e per continuare a cambiare la legge Fornero) “abbiamo bisogno di un nuovo patto federativo unitario. Perché – conclude Barbagallo – con l’unità possiamo sconfiggere tutti coloro che cercano di abbatterci sul lavoro”.  “Pochi giorni dopo l’approvazione dell’articolo 1 della Costituzione (che fonda sul lavoro la repubblica italiana, ndr) ci fu la strage di Portella”, dice Barbagallo e ricorda i morti sul lavoro di oggi: “In situazioni e condizioni diverse oggi si continua a morire a causa del lavoro”. Inoltre il segretario Uil invita a “mettere in sicurezza i territori del Paese”: basterebbe questo a “ridare lavoro non solo all’edilizia ma a tutto l’indotto, e per dare lavoro sicuro ai nostri giovani”. Ma “non deve morire nessuno di lavoro, questo è il disegno unitario che rilanciamo da Portella. Non si deve morire per gli attacchi della mafia, delle politiche liberiste, e nemmeno sul lavoro”.

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