Alitalia.Tutto nelle mani dei commissari. Calenda scopre che esiste un problema. L’associazione piloti: compagnie internazionali interessate all’acquisizione. I ministri non ne sanno niente? O giocano sulla pelle dei lavoratori

Alitalia.Tutto nelle mani dei commissari. Calenda scopre che esiste un problema.  L’associazione piloti: compagnie internazionali interessate all’acquisizione. I ministri non ne sanno niente? O giocano sulla pelle dei lavoratori

Il ministro Carlo Calenda è disarmante nelle sue dichiarazioni a getto continuo su Alitalia. Sembra scoprire oggi che “esiste un problema”. Addirittura ora afferma, rispondendo ad una interrogazione alla Camera, che “non vi è dubbio che l’idea di gestire da Abu Dhabi la compagnia sia stato un gravissimo errore” e che sarebbe stato meglio avere un management italiano, “più integrato” con una compagnia che trasporta quasi tre milioni di passeggeri nel nostro paese. Come andrà a finire la storia? Viene chiesto al ministro per lo sviluppo economico. Certo nessuno pensa che abbia nelle mani la classica sfera di cristallo. Ma qualche idea da consegnare ai tre commissari che devono mettere a punto il piano industriale dovrebbe pure averla. Anche perché mentre il  ministro sembra procedere al buio l’associazione dei piloti, Anp, rende noto che alcune compagnie internazionali “sarebbero interessate alla acquisizione di Alitalia” e si “propone come soggetto attivo delle controparti aziendali, di affiancamento nella crisi della azienda”. Possibile che Calenda non sia a conoscenza di quanto afferma l’associazione dei piloti? Oppure tiene in serbo una carta, un jolly?

Delrio: rischio di tagli ancora  più drastici da parte di un eventuale compratore

Il fatto che, come poi vedremo, il ministro  Delrio faccia sapere che  c’è il rischio “di tagli ancora più drastici da parte di un eventuale compratore” non lascia ben sperare, rende ancora più torbida una situazione che, certo, non è mai stata cristallina. A noi pare di sentire una vocina, ma come noto siamo gufi, che dice ai lavoratori “avete votato no al piano che vi è stato presentato, ora pagherete un prezzo ancora più alto”. Insomma una corda pronta per l’impiccagione.

Non è un caso, per esempio, che per quanto riguarda le responsabilità del management di cui lo stesso ministro ha parlato Calenda se la cava affermando che “l’amministrazione straordinaria prevede in merito alla responsabilità degli amministratori l’applicazione delle medesime norme dettate dall’ordinamento per il fallimento. I commissari adotteranno ogni iniziativa eventualmente necessaria anche in riferimento allo specifico tema della responsabilità degli organi sociali. La normativa sulla amministrazione straordinaria dispone un’accessibilità particolare da parte di ogni interessato alle informazioni sulle cause dell’insolvenza, essendo previsto che entro sei mesi i commissari presentino al giudice delegato una relazione particolareggiata delle cause di insolvenza e che l’estratto venga reso pubblico”. Se ne riparlerà fra sei mesi, il governo non ha niente da dire. Certo si tratta di una impresa privata, ma il ministro competente non può cavarsela rimandando il tutto ai commissari. Ha affermato che “non ci sono trattative sul tavolo”, che sarebbe “preferibile una alleanza con una azienda del trasporto aereo che si compri l’insieme della società e cerchi di rilanciarla, che si eviti lo spezzatino”, ha escluso nazionalizzazioni, annuncia la convocazione dei sindacati che hanno chiesto l’incontro con i commissari. Ma cosa farà il governo per “stimolare” eventuali acquirenti? Silenzio assoluto. Oggi, dice, “non ci sono trattative sul tavolo, i commissari devono predisporre un programma ed è previsto che entro 15 giorni inizino ad aprire alle manifestazioni di interesse”.

Il prestito può trasformarsi in azioni del Tesoro, Cassa depositi e prestiti, come chiede la Cgil

Ma cosa farà il governo per invogliare eventuali nuovi “salvatori”? Niente. Calenda parla dei 600 milioni, il prestito-ponte perché Alitalia sia messa in grado di operare nei prossimi mesi. Prestito che, dimentica di dire, dovrà essere restituito e quindi gli eventuali nuovi soci se ne dovranno fare carico, compresi gli interessi, “non è un buon prezzo” dice lo stesso ministro e si parla di interessi in partenza di circa il 9%, prezzo di mercato, per poi forse salire al momento della liquidazione. Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, il sindacato dei lavoratori delle banche, ricorda il prestito fatto dal Tesoro a Monte Paschi con interessi al 9 e al 13%. “Noi, dice Megale, quando si trattava di rimborsare l’ultima rata del prestito, 380 milioni, proponemmo che la restituzione fosse trasformata in azioni al Tesoro, Cassa Depositi e prestiti, che passava dal 4 al 7%”. Ci pare una interessante indicazione per quanto riguarda l’intervento pubblico. Non la nazionalizzazione che fa tremare i polsi a Gentiloni e ai suoi ministri i quali scoprono ora che i contribuenti italiani hanno già dato. Una indicazione quella di Megale che Susanna Camusso, in questi giorni, continua a proporre con forza quando pone l’esigenza “di fare un vero piano industriale per Alitalia, invece di stare a cercare ‘capitani coraggiosi’ che guidino l’azienda”. Il segretario generale della Cgil sottolinea che “la Cassa depositi e prestiti è intervenuta in varie occasioni: se si fanno delle scelte, si possono anche determinare le regole utili per realizzarle. ll lavoro e il paese non possono pagare gli errori aziendali che hanno portato Alitalia per due volte sull’orlo del fallimento”.

Furlan (Cisl). Non servono polemiche, chiacchiere. Ma a chi si riferisce?

Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl afferma che “l’azienda non ha bisogno di chiacchiere, ma di buon piano industriale, di investitori e partner importanti con vettori importanti che sono presenti nel mondo, e in particolare in Europa”. “Tutti dobbiamo essere concentrati su questo obiettivo o rischiamo di perdere un’azienda che fa parte del patrimonio del paese – ha aggiunto -. E dentro l’azienda rischiamo di perdere oltre 20.000 posti di lavoro”. Dunque “meno speculazioni e polemiche e più concretezza industriale”, ha concluso. Forse sarebbe utile dare un nome e un cognome a chi “specula  e fa polemiche”. Ma tant’è. Questo passa il convento.

Barbagallo (Uil). Rilancia le proposte di Renzi che ancora non ci sono

“Fiducia ai commissari” viene espressa  da Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil il quale rilancia “le proposte che Renzi intende fare a breve”. Singolare rilanciare proposte che non ci sono ancora. Comunque anche Barbagallo afferma l’esigenza di “un nuovo piano industriale che deve essere discusso con i sindacati”. “Ci sono – afferma sovracosti e accordi capestro da eliminare. Ognuno cerchi di fare la propria parte: l’Alitalia va salvata. Non si deve più fare ciò che è stato fatto nel passato: il management è stato arrogante e incapace. Bisogna cercare, per la quarta volta, di trovare una soluzione definitiva ai problemi dell’Alitalia: occorre fare di tutto per renderla possibile”.

Il ministro dei Trasporti scarica sui lavoratori la responsabilità dell’attuale situazione

Da parte del ministro delle Infrastrutture e Trasporti,  Delrio, a fronte  delle prese di posizione dei sindacati arriva una doccia fredda. Parla di “tagli ancora più drastici da parte di un eventuale compratore rispetto a quelli del precedente piano industriale”. Afferma che è “uno dei rischi potenziali” e sostiene che il governo “pur non essendo parte in causa, perché la compagnia non è di proprietà dello Stato, si è fatto parte attiva per cercare una mediazione, come quella raggiunta, che avrebbe consentito di mantenere in equilibrio l’azienda”. E scarica sui lavoratori che quel piano hanno respinto perché non solo non era credibile ma addossava  tutti i costi di una politica dissennata sui dipendenti della azienda, la responsabilità della attuale situazione.

L’Associazione piloti  per un’azione di responsabilità verso i precedenti manager

Invece, malgrado il disinteresse del governo e dei ministri interessati, si fa per dire, che scaricano sui commissari le responsabilità che riguardano il futuro di Alitalia, l’associazione nazionale dei piloti, Anp, come abbiamo detto, fa sapere che “alcune compagnie aeree internazionali sono interessate a un’eventuale acquisizione di Alitalia”. In un comunicato l’Anp “prende favorevolmente atto che l’evoluzione della vicenda Alitalia è stata instradata sul percorso del commissariamento, come chiesto da settimane, quale soluzione per un definitivo ancorché doloroso tentativo di turnaround contabile. È bene ora che a questo processo si affianchi anche un’azione di responsabilità verso i precedenti manager del vettore, al fine di chiarire i contorni di una vicenda tenuta celata per mesi e emersa nella sua cocente gravità solo nelle ultime settimane”. L’Anp “si propone – sottolinea il comunicato – come soggetto attivo delle controparti aziendali secondo due pilastri di intervento: un processo di attivazione di soluzioni operative che potranno essere formulate alla struttura dei Commissari, previa loro capacità e volontà di ascolto; il convogliamento, all’interno delle prossime manifestazioni di interesse su Alitalia, di offerte di acquisto del vettore, già pervenute all’Associazione da parte di soggetti terzi internazionali”. L’Anp, dunque, “si propone come soggetto attivo di affiancamento nella crisi Alitalia, secondo regole del gioco e comportamenti innovativi quanto diversi dall’operato sin d’ora”.