La visita di papa Francesco in Egitto, “terra di pace”. Gli incontri con Al-Sisi, il Grande Imam della moschea di Al-Azhar e il papa copto Tawadros II

La visita di papa Francesco in Egitto, “terra di pace”. Gli incontri con Al-Sisi, il Grande Imam della moschea di Al-Azhar e il papa copto Tawadros II

Nella diversità dei toni e degli accenti, ma con un apparente concordanza nelle finalità, le tre autorità religiose che si sono incontrate al Cairo hanno invocato la pace come bene supremo e la religione come strumento per superare le divisioni, le intolleranze, le violenze. Il protagonista della giornata cairota è stato naturalmente papa Francesco, che ha incontrato nell’ordine il presidente egiziano Al-Sisi (nella foto, il papa e il presidente egiziano), il Grande Imam Al Tayeb e il papa ortodosso Tawadros II.

Tutto è filato secondo copione. E non ci si poteva aspettare altro che un profluvio di edificanti proposizioni. Questo è il limite di eventi di questa natura. Ma già il fatto di aver indetto nella tribolata terra egiziana – il cui governo si regge sulla violazione dei diritti personali e la negazione della libertà di pensiero – una conferenza internazionale per la pace ha un significato che va al di là delle scontate parole. Niente di strano se Bergoglio abbia magnificato virtù egiziane passate (“Tanti patriarchi della Chiesa vissero in Egitto o lo attraversarono. In questa terra Dio si è fatto sentire e ha rivelato il suo nome a Mosè sul monte Sinai e sul suolo egiziano ha trovato rifugio la Sacra famiglia”) e presenti (“l’Egitto è chiamato a condannare e sconfiggere ogni violenza e ogni terrorismo” e a “donare il grano della pace ai cuori affamati di convivenza pacifica”), rilasciando ad Al-Sisi una sorta di patente di “costruttore di pace” che è purtroppo assai distante dalla realtà. Il presidente egiziano ha forse avuto un attimo di perplessità quando Francesco ha ricordato il dolore delle “famiglie che piangono i loro figli”, ha invocato “un rigoroso rispetto dei diritti umani” e condannato le violenze, che “fanno soffrire ingiustamente tante famiglie, alcune delle quali sono qui presenti”.

Non si poteva citare esplicitamente il caso Regeni, per ragioni di protocollo e di diplomazia. Ma chi voleva capire ha capito. Il tema del terrorismo e dell’estremismo ha dominato la seconda parte del discorso. Bergoglio ha ricordato gli attentati contro le chiese copte e le molte vittime che hanno provocato. “Non si può” ha detto “costruire la civiltà senza ripudiare ogni ideologia del male e ogni interpretazione estremista che pretende di oltraggiare il sacro nome di Dio”. “Abbiamo il dovere” ha concluso “di smontare le idee omicide e le ideologie estremiste, affermando l’incompatibilità tra la vera fede e la violenza, tra Dio e la morte. La storia onora i costruttori di pace che con coraggio lottano per un mondo migliore”.

Gli incontri con il grande Imam alla moschea di Al Azhar e con il papa ortodosso

Il papa e l’Imam si sono abbracciati calorosamente e si sono scambiati messaggi di pace variamente modulati. Bergoglio è tornato sul tema della volenza, che è la “negazione di ogni autentica religiosità” e ha ribadito la necessità di “arrestare la proliferazione delle armi”. Questa affermazione appare tanto più significativa in quanto pronunciata all’interno di una università che, mentre espelle gli studenti che professano o praticano il fondamentalismo, è però ritenuta un possibile centro di formazione e di reclutamento di nuovi adepti alle forme più estreme di intolleranza religiosa. Al tono squisitamente pacifista del pontefice si giustappone il vigore quasi bellicoso con il quale l’Imam chiama all’esigenza di “purificare le religioni da tutto quello che semina l’odio e da qualsiasi deviazione”. E qui, più che un appello alla risoluta opposizione al fondamentalismo islamico, Al Tayeb si è scagliato con toni accesi contro ateismo e relativismo: “Blocchiamo la modernità atea, la filosofia che divinizza l’umano creando disastri e tragedie ovunque”. La guerra alla “modernità atea” rientra fra i compiti di una religione?

Il tema dell’unità religiosa ha caratterizzato il discorso di Tawadros II. “Non ci è più possibile nasconderci dietro i pretesti di divergenze interpretative e nemmeno dietro secoli di storia e di tradizioni che ci hanno reso estranei. Non c’è più tempo da perdere”, in perfetta sintonia con papa Francesco, secondo il quale, “copti ortodossi e cattolici possiamo sempre più parlare insieme la lingua comune della carità”.

La visita di Bergoglio prosegue nella giornata di sabato. Il rientro a Ciampino in serata.

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