Ericsson annuncia 354 licenziamenti e rifiuta l’utilizzo di ammortizzatori sociali. Sciopero e presidi nelle aziende del gruppo. Chiesto l’intervento del ministero per lo sviluppo, di Regioni e Comuni

Ericsson annuncia 354 licenziamenti e rifiuta l’utilizzo di ammortizzatori sociali. Sciopero e presidi nelle aziende del gruppo. Chiesto l’intervento del ministero per lo sviluppo, di Regioni e Comuni

Ericsson, la multinazionale svedese delle telecomunicazioni licenzia ancora, rifiutando l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Questa volta a perdere il posto di lavoro dovrebbero essere 350 dipendenti. Sciopero in tutte le aziende del gruppo con presidi a Roma, Genova, Napoli, Palermo. Questa la risposta  dei sindacati che ha visto oggi, giovedì, mobilitati i lavoratori. Si tratta della quattordicesima procedura di licenziamento collettivo, denunciano i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni. Una conferma di questa disastrosa vicenda viene in particolare da Genova dove sono annunciati 61 licenziamenti. I lavoratori sono passati da 1200 a meno di 600. La segreteria nazionale Slc Cgil, il sindacato dei lavoratori della comunicazione, in una nota afferma che “pensare di governare la trasformazione pur necessaria di un’azienda, a seguito anche della perdita di alcune commesse, a colpi di licenziamenti collettivi non è solo inaccettabile, ma improponibile, soprattutto se questo avviene in una grande multinazionale che opera in un settore ad alto valore aggiunto, e comunque in forte espansione, in un paese che rappresenta il quarto fatturato al mondo della compagnia stessa, presente in Italia da oltre 100 anni”.

I sindacati coinvolgeranno Regioni e Comuni nei cui territori operano le aziende Ericsson. Con i licenziamenti annunciati alcune realtà rischiano di sparire, come è già avvenuto a Pisa. Al ministro dello Sviluppo economico viene chiesto un intervento. “Non può non tenere conto – affermano i sindacati – del fatto che parti importanti della produzione, ricerca e sviluppo nel settore delle telecomunicazioni creano ricchezza e occupazione altrove, mentre in Italia licenziano”. Da parte dell’azienda si nega di vivere un periodo di crisi, i licenziamenti, in un primo incontro con i sindacati tenuto verso la fine di marzo, sono stati motivati dalla necessità di una trasformazione aziendale e dalla perdita di alcune commesse. Ericsson nel corso di quel confronto ha  opposto un rifiuto alla richiesta dei sindacati di un incontro al ministero dello Sviluppo economico ed ha annunciato che non verranno utilizzati ammortizzatori sociali.

La risposta dei sindacati è stata lo sciopero, la mobilitazione chiedendo alla Ericsson “di rendere noto il piano industriale chiarendo una volta per tutte qual è la sua idea di sviluppo e quali le ricadute occupazionali e produttive sui territori che la ospitano”. Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni  a fronte di questo atteggiamento arrogante dell’azienda, sfidano Ericsson: “L’azienda – affermano – nega di attraversare una crisi: lo dimostri allora nei fatti con un’inversione di tendenza, ossia con un piano industriale volto allo sviluppo e non agli esuberi”. La nota dei sindacati così prosegue: “Non si è più in presenza di una ‘fisiologica’ taratura degli organici. Quando un’azienda ogni anno apre le procedure di licenziamento collettivo per svariate centinaia di persone, chiama decine e decine di consulenti per svolgere mansioni analoghe a quelle fatte internamente, non riesce a riposizionare la propria forza lavoro pur avendone la visibilità e il tempo, non si può negare la crisi”. Infine concludono: “L’azienda ha a disposizione un management così pletorico che nel tempo cresce per effetto dei licenziamenti: un dirigente ogni dieci impiegati e quadri”.

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