Caso Regeni. Conferenza stampa di mamma Paola e papà Claudio: appello al papa che andrà in Egitto in visita pastorale il 28 e 29 aprile

Caso Regeni. Conferenza stampa di mamma Paola e papà Claudio: appello al papa che andrà in Egitto in visita pastorale il 28 e 29 aprile

Se il successo di una causa dipende dalla tenacia e dalla inflessibilità di chi la sostiene, il caso Regeni ha buone probabilità di aprirsi alla verità. La forza dei genitori di Giulio è instancabile. La cronaca italiana conosce altri casi di familiari che non hanno mai mollato la presa; e in qualche caso (come quello Cucchi) alla lunga la tenacia ha pagato.

Nel caso di Giulio Regeni le cose sono più complesse, perché la vicenda si è svolta al di fuori dei nostri confini e per giunta in una nazione – l’Egitto – ove la vita umana e l’habeas corpus non sono valori assoluti e il diritto risente delle oscillazioni della borsa politica non meno delle fluttuazioni dei titoli nei mercati finanziari.

Mamma Paola e papà Claudio non perdono una battuta.

Ora puntano sul papa. E lo fanno sapendo che un pontefice come Francesco, così poco proclive ad accontentarsi delle ragioni di stato, è realmente in grado, nella visita pastorale che farà in Egitto il 28 e 29 aprile, di infrangere gli schemi dei cerimoniali e gli schermi del farisaismo politico e di puntare al cuore del problema. “Siamo sicuri” ha detto mamma Paola nel corso di una conferenza stampa oggi a Palazzo Madama “che il Papa non potrà in questo viaggio non ricordarsi di Giulio, unendosi alla nostra richiesta concreta di verità per avere finalmente la pace”. Al Sisi è avvisato. Ed è avvisato anche il grande imam Al-Azhar, che il 28 riceverà la visita di Francesco e con il quale il pontefice parteciperà alla Conferenza internazionale per la pace. La conferenza stampa odierna è stata indetta a un anno di distanza dalla prima (29 marzo 2016) con la quale i genitori del ricercatore assassinato al Cairo il 25 gennaio dello scorso anno, avevano aperto la stagione del loro impegno militante (fatto di appelli, incontri coi parlamentari, messaggi, mobilitazioni, conferenze stampa) per la ricerca della verità sulla morte del loro figliolo.

Nel corso della conferenza stampa – condotta dal senatore Luigi Manconi che, anche in qualità di presidente della Commissione dei diritti umani, da oltre un anno è il parlamentare più vicino alla battaglia che i genitori di Giulio stanno conducendo – pur riconoscendo che qualche spiraglio l’ostinata azione è stata in grado di coglierlo, almeno in termini di impegni annunciati, ha tuttavia amaramente concluso che “quello che prevale è uno stato di inerzia”. Inerzia che il governo italiano non ha finora affrontato con la necessaria incisività. Eppure oggi non ci sono stati toni polemici nei confronti dei nostri governanti. “Abbiamo avuto rassicurazioni dal premier Gentiloni. Continuiamo a confidare nelle nostre istituzioni” ha detto Claudio Regeni, ben sapendo che il nostro premier non è il politico dei blitzkrieg e che usa manovrare a livello internazionale con estrema cautela e coi tratti della diplomazia dei tempi lunghi.

Le condizioni, nel merito della vicenda, per affrontare direttamente il problema, ci sarebbero. Lo ha detto il legale della famiglia, l’avvocata Alessandra Ballerini, secondo la quale “oggi siamo nelle condizioni di dire che il rapimento, la sparizione e la morte di Giulio Regeni coinvolge direttamente altissimi ufficiali della National Security Egiziana. Sappiamo, ed è dolorosissimo, che due alti ufficiali hanno contatti con amicizie al Cairo di Giulio, abbiamo i nomi di queste persone” e “abbiamo le conferme a 14 mesi dal ritrovamento del corpo, che gli apparati di polizia sono stati coinvolti nella sparizione di Giulio”. Accuse pesanti, che alla procura romana, ove il procuratore generale Pignatone e il sostituto Colaiocco non hanno mai cessato le indagini, ben conoscono, ma che si scontrano con il muro di “inerzia” denunciato da Manconi e confermato dal portavoce di Amnesty, Riccardo Noury, presente anch’esso alla conferenza stampa.

Comunque, note ormai le responsabilità politiche e la dinamica degli eventi, restano ancora molti aspetti da chiarire, non ultimo le ragioni reali che hanno spinto gli apparati egiziani a rapire, torturare e uccidere il giovane ricercatore friulano. E c’è da chiarire il ruolo di amici e conoscenti di Giulio, che probabilmente lo hanno tradito o abbandonato. L’indagine prosegue, brandelli di verità o di similverità di tanto in tanto filtrano, consentendo la definizione di un quadro che ha però ancora molti punti oscuri. “Abbiamo vissuto 14 mesi surreali” ha detto Paola Regeni. Se la verità è oggi un po’ meno distante è anche grazie alla forza d’animo con cui Paola e Claudio Regeni non hanno mai deposto le armi.

E ora si spera che la missione di pace di papa Francesco al Cairo possa anche agevolare la missione di verità.

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