Bombardamento Usa in Siria. Gentiloni e Alfano dopo 8 ore svelano il ni del governo. Da Amnesty a Emergency alla Fiom pioggia di critiche a Trump. Fratoianni chiede posizione chiara

Bombardamento Usa in Siria. Gentiloni e Alfano dopo 8 ore svelano il ni del governo. Da Amnesty a Emergency alla Fiom pioggia di critiche a Trump. Fratoianni chiede posizione chiara

Il premier Paolo Gentiloni solo alle 11.30 ha parlato di “risposta motivata a un crimine di guerra”, avallando di fatto la tesi del Pentagono secondo cui da quella base siriana sarebbero partiti gli aerei con armi chimiche che martedì hanno provocato la morte di 80 persone di cui 28 bambini. “Si è trattato di un crimine di guerra di cui Bashar Al Assad porta tutte le responsabilità”, ha aggiunto il premier, il quale ribadisce che la via proposta dall’Italia resta quella del negoziato politico: “In queste ore ho avuto colloqui con Hollande e Merkel per chiedere un impegno dell’Europa nella direzione della ripresa del negoziato”. Un negoziato che secondo Gentiloni non può che essere accelerato dall’escalation militare voluta da Trump: “Sono convinto – ha aggiunto il premier – che l’azione di questa notte debba non ostacolare, ma accelerare, le chance di un negoziato politico per una pace duratura, che tra l’altro è l’unico antidoto alla presenza di minacce serie che sono presenti in quella zona”. Curiosamente, il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, aveva anticipato la linea del governo in una nota, rilanciata dalle agenzie alle 10.40: “L’Italia – scrive il titolare della Farnesina – comprende le ragioni di un’azione militare Usa in Siria proporzionata nei tempi e nei modi, quale risposta a un inaccettabile senso di impunità nonché quale segnale di deterrenza verso i rischi di ulteriori impieghi di armi chimiche da parte di Assad, oltre a quelli già accertati dall’Onu”. Il governo italiano dunque, assume una posizione ondivaga, una sorta di “sì, va bene l’attacco, ma ora apriamo il negoziato”. Ma chi deve farlo e in quale sede, dal momento che ormai il Consiglio di sicurezza Oni è divenuto il luogo in cui si esercita il conflitto piuttosto che la tregua? Non solo, la posizione del governo italiana potrebbe mettere in difficoltà il nostro capo dello Stato Mattarella, atteso a Mosca la prossima, in una visita che si annuncia molto complessa e difficile.

Mattarella a Mosca lunedì. Difenderà la posizione italiana ed europea, evidentemente

Sergio Mattarella atterrerà lunedì0 a Mosca con la convinzione di una visita, spiegano al Quirinale, “particolarmente delicata”. La prima peraltro di un presidente occidentale dopo l’attentato di san Pietroburgo e l’attacco missilistico americano. La Russia di Putin sembra oggi essere al centro di tutto, dalle tensioni interne per i diritti civili ai venti di guerra che dalla Siria richiamano fantasmi mai dimenticati della guerra fredda. Vittima del terrorismo islamico che cresce all’interno dei suoi immensi confini, la Russia in queste settimane deve fare i conti anche con l’America di Trump, difficile da decifrare anche per l’esperto Vladimir Putin. Insomma, il viaggio di Mattarella a Mosca, naturalmente concordato mesi fa potrebbe portare qualche progresso nelle relazioni ormai deteriorate tra Putin e i leader occidentali. Oppure, perdersi nel protocollo, e non ottenere alcun risultato.

Amnesty International: critiche alla doppiezza di Trump, che da una parte vendica i civili uccisi coi gas e dall’altra tratta con “disprezzo i siriani che fuggono”

Dopo l’attacco aereo statunitense della scorsa notte contro la base aerea siriana di Homs, lanciato tre giorni dopo un attacco chimico che aveva causato la morte di oltre 80 civili nella provincia di Idlib, la direttrice generale di Amnesty International Usa Margareth Huang ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il presidente Donald Trump ha detto che l’attacco è stato motivato dalla preoccupazione per le vite dei civili siriani. Ma la sua amministrazione ha mostrato un cinico disprezzo per i siriani che cercano di fuggire per salvarsi la vita. Gli chiediamo di revocare immediatamente il Muslim ban e di porre fine alle restrizioni nei confronti dei rifugiati siriani”. “Le forze statunitensi devono inoltre rispettare rigorosamente i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario, prendere tutte le precauzioni possibili per proteggere le popolazioni civili nel corso delle loro azioni militari e non impiegare armi vietate a livello internazionale. Nei recenti attacchi aerei della coalizione a guida Usa in Iraq e in Siria sono stati uccisi centinaia di civili, molti dei quali erano donne e bambini intrappolati nelle loro abitazioni”. “Negli ultimi sei anni il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è stato in grado di proteggere la popolazione civile siriana. Anzi, ha rafforzato la convinzione in tutte le parti in conflitto che potessero compiere crimini atroci impunemente. È fondamentale che gli stati membri del Consiglio di sicurezza adottino una risoluzione per avviare un’indagine sul terreno circa l’attacco chimico di Khan Sheikhoun e per far sì che i responsabili ne rispondano di fronte alla giustizia”.

Emergency: “Quanti altri morti per capire che la guerra è l’opzione più disumana?”

“La strage di Idlib è stato l’ultimo gravissimo episodio della guerra in Siria. Davanti a quello scempio, c’erano due scelte: fermarsi e capire che stiamo accelerando sulla strada dell’autodistruzione o reagire con violenza alla violenza. Si è scelta la seconda. Ma l’appello di Trump ai Paesi occidentali a unirsi alla missione militare ripete una storia già vista altre volte e che ha sempre la stessa conclusione. Non sono servite le esperienze fallimentari dell’Afghanistan, della Libia e dell’Iraq, Paesi devastati da conflitti di cui non si riesce nemmeno a immaginare la fine”, scrive Emergency in una nota. E prosegue: “Dall’altra parte del mondo, in Corea del Nord, si rischia di accendere un conflitto che – se sarà – sarà un conflitto nucleare. Quanti altri morti dovranno esserci prima di capire che la guerra è sempre l’opzione più disumana e inutile? Oggi possiamo ancora decidere di rinunciare alla guerra: non abbiamo altre alternative se non la distruzione e la violenza a cui stiamo assistendo. La guerra si può solo abolire” conclude l’organizzazione medico-umanitaria.

Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana: “chiediamo a Gentiloni una posizione chiara”

Nicola Fratoianni, in una nota, scrive: “L’Italia ripudia la guerra, cosi prevede la nostra Costituzione. Il presidente del Consiglio Gentiloni dovrebbe attenersi a questo principio fondamentale prima di sostenere ulteriori interventi militari arbitrari e fuori dal diritto internazionale come quello di questa notte in Siria”. Nicola Fratoianni continua: “Chiediamo al governo italiano una posizione chiara sul non coinvolgimento dell’Italia in questo assurdo conflitto a partire dalla non concessione delle basi militari sul suolo italiano.Non è con le bombe che si ferma il regime sanguinario di Assad, si rischia al contrario di rafforzarlo e di trasformare il conflitto siriano in un una guerra senza confini”. Inoltre, “il nostro governo – insiste Fratoianni – dovrebbe chiedere immediatamente una convocazione del consiglio di Sicurezza dell’ONU di cui fa parte. L’intervento unilaterale ed arbitrario dell’attuale amministrazione americana – conclude Fratoianni – segna un pericoloso precedente che può determinare anche la messa in discussione delle Nazioni Unite e del principio di legalità internazionale”. In realtà, la riunione urgente del Consiglio di sicurezza è stata poi chiesta da Mosca, ed ha avuto alle ore 17.30 italiane.

D’Attorre, Articolo1-Mdp: “l’attacco Usa presenta aspetti che destano preoccupazione”

“In Siria è avvenuto un attacco chimico sulla cui responsabilità ancora non vi è certezza. Evidentemente gli Stati Uniti hanno ritenuto di aver acquisito elementi per i quali la responsabilità di Assad è certa. Ma l’intervento, se da un lato sanziona il possibile responsabile di un vero e proprio crimine di guerra, dall’altro presenta aspetti che destano preoccupazione”. Così Alfredo D’Attorre, deputato di “Articolo 1 – Movimento democratico e progressista”, ospite della trasmissione Tagadà su La7. “La storia recente – aggiunge il deputato – dimostra che non ha mai funzionato l’intervento di un Paese solo, che si assume il ruolo di essere l’unico gendarme del Medio Oriente e del mondo. L’azione degli Stati Uniti rischia di provocare un’ulteriore escalation del conflitto e di deteriorare i rapporti con Putin, il cui ruolo in Siria finora si è rivelato centrale, anche per la capacità mostrata di riempire i vuoti aperti dagli errori e dai ritardi dell’Occidente nella lotta all’Isis. L’idea che si possa giungere a una soluzione della vicenda siriana che prescinda dal coinvolgimento della Russia, quale che sia il giudizio che si dà delle mosse di Putin – termina D’Attorre – rappresenta una pericolosa illusione”.

Maurizio Landini, Fiom Cgil: “il bombardamento di Trump conferma la corsa agli armamenti”

“Dopo l’efferata strage con l’uso di armi chimiche già bandite nella città di Idlib, l’attacco missilistico americano a una base militare siriana segna una pericolosa esclation nel già orribile conflitto che sta martoriando la Siria”. Maurizio Landini, commenta così, in una nota, l’attacco Usa alla base aerea siriana di Al Shayrat. “Il bombardamento ordinato da Trump – spiega – è tanto più pericoloso sia perché deciso in chiave puramente militare e senza consultare il Congresso americano, sia perché conferma la corsa agli armamenti annunciata dall’attuale amministrazione degli Stati uniti”. “E’ la popolazione civile a pagare il costo più alto di quella guerra, come di tutte le guerre combattute in questi anni, con morti, feriti, milioni di profughi, la vita sconvolta per sempre. Di fronte a questi orrori è necessaria una condanna senza condizioni e la mobilitazione della comunità internazionale, affinché la diplomazia ritorni a svolgere un ruolo di pace”, afferma ancora il leader della Fiom. “Non sarà la guerra a risolvere un conflitto che dura da molti anni come quello siriano: bisogna riporre le armi e ridare la parola al dialogo, alla mediazione e alla politica per garantire pace e dignità a quel popolo, restituendogli le chiavi del proprio destino” conclude Landini.

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