Napoli. Corteo pacifico di diecimila persone contro Salvini. Un gruppo di una decina di violenti si stacca e dà vita alla guerriglia urbana. Le frasi offensive nel comizio di Salvini

Napoli. Corteo pacifico di diecimila persone contro Salvini. Un gruppo di una decina di violenti si stacca e dà vita alla guerriglia urbana. Le frasi offensive nel comizio di Salvini

Si può davvero tollerare, in uno stato democratico e di diritto, il leader della Lega, Matteo Salvini, quando nel corso di un comizio usa provocazioni di questo genere: “Ai centri sociali dico che quando andremo al governo, sgomberati i campi rom, dopo toccherà a loro”? Oppure quando aizza la folla di leghisti meridionali con queste parole: “Da Napoli facciamo un in bocca al lupo a Marine Le Pen, che vuole far nascere l’Europa dei lavoratori contro quella dei massoni, dei banchieri e dei profittatori”? O ancora, a proposito del leader dei 99Posse, che ha scritto quella meravigliosa canzone dal titolo Gente do sud: “Mi dicono che ha fatto una canzone contro di me. Lo avrà fatto perché non ha un cazzo da fare”? Partiamo da quest’ultima canzone. Nasce dall’idea di decine di associazioni democratiche, da decine di artisti napoletani, da intellettuali, che così hanno voluto alzare la voce contro la demagogia e il populismo di chi ha fatto dello stereotipo del napoletano rubagalline e fancazzista – come cantava lo stesso Salvini qualche tempo fa – oggetto di scherno e di derisione. L’elenco degli artisti napoletani impegnati nel progetto di Gente do sud è molto ricco e straordinario, alla voce si alternano Valerio Jovine, Ciccio Merolla, Simona Boo (99 Posse), O’Zulù (99 Posse), Djarah Akan, Valentina Stella, Andrea Tartaglia, O’Rom, Dario Sansone (Foja), Francesco Di Bella, Eugenio Bennato, M’Barka Ben Taleb, Roberto Colella (La Maschera), Franco Ricciardi, Gnut, Tommaso Primo e i rapper Peppe Oh, Speaker Cenzou, Oyoshe, Tueff e Dopeone. Ospiti d’eccezione James Senese e Enzo Gragnaniello. Dire, come ha fatto Salvini in modo spregevole, che questi artisti, e gli intellettuali firmatari dell’appello per la manifestazione di sabato, “non hanno un cazzo da fare” non è forse la peggior offesa a Napoli, alle sue risorse umane, al senso straordinario della sua accoglienza? Lo stesso leader dei 99Posse, quando una settimana fa aveva presentato il progetto, aveva risposto a Salvini, prevedendo proprio quel tipo di reazione. Aveva detto: “Quello che conta, e che noi ribadiamo in tutta la canzone, è che noi popolo meridionale sappiamo bene cos’è il razzismo perché lo abbiamo subito e sappiamo cos’è l’emigrazione”. Il popolo napoletano “credo che non abbia dimenticato gli insulti al Sud”.

La guerriglia urbana opera di una manciata di violenti black bloc. Si sono staccati dal corteo pacifico di diecimila democratici

Occorre partire da qui per capire ciò che è accaduto sabato a Napoli. Una manifestazione di protesta pacifica contro la presenza di Salvini a Napoli è degenerata per colpa di una manciata di violenti, che hanno inscenato una sorta di guerriglia urbana contro le forze di polizia. Era esattamente ciò che Salvini voleva e aspettava, quei “soliti noti” gli hanno fatto una cortesia, perché così invece di sottoporre a durissima critica le sue parole offensive, si è facilitata la costruzione della compatta solidarietà della destra nei confronti del leader della Lega. I fatti: un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo pacifico e ha dato vita a un fitto lancio di petardi e molotov. Le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa a piazzale Tecchio, nei pressi della Mostra d’Oltremare, hanno risposto con un lancio di lacrimogeni. Il bilancio è di sei manifestanti fermati e condotti in Questura e di 16 operatori della polizia feriti o contusi. E naturalmente la scelta sciagurata di dare vita a una sciocca quanto inutile guerriglia urbana ha avuto anche l’effetto di portare sotto processo da parte delle forze politiche della destra il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Il quale però non ci sta, e ribatte con forza all’Ansa: “Vorrei riproporre le immagini del corteo: un fiume di diecimila persone che partecipavano ad una manifestazione pacifica, dove prevalevano unicamente l’orgoglio dei napoletani, l’ironia e il forte contenuto politico dell’iniziativa. Le immagini finali feriscono la potenza politica di quella manifestazione, dagli alti contenuti democratici. Prendo le distanze dai violenti che non incarnano lo spirito autentico, pacifico, della città che io rappresento”.

Il sindaco de Magistris: “prendo le distanze dai violenti, ma la responsabilità è di chi ha voluto a tutti i costi il comizio di Salvini alla Mostra d’Oltremare”

Di chi le responsabilità? De Magistris risponde: “di chi ostinatamente non ha voluto ascoltare il messaggio di buon senso del sindaco e dell’amministrazione. Noi non abbiamo mai detto ‘no Salvini a Napoli’. Il sindaco ha semplicemente espresso la contrarietà ad un’iniziativa assolutamente inopportuna: la presenza alla Mostra d’Oltremare, in un luogo dell’amministrazione o comunque riconducibile all’amministrazione, di un esponente politico, Salvini appunto, che si è distinto per apologia del fascismo, atteggiamenti xenofobi e razzisti. E che, all’insegna dello slogan ‘Napoli colera’, ha fatto della sua vita politica un atto di fede contro Napoli e il sud. Ma qualcuno non ha voluto sentire ed ha alzato a dismisura il livello dello scontro. Salvini avrebbe potuto benissimo essere a Napoli fare la sua propaganda politica xenofoba e razzista in un altro luogo privato, non riconducibile all’amministrazione. Non ci sarebbe stata l’imposizione nei miei confronti, che ho solo difeso la città”.

E infine, l’ultima perla omofoba di Salvini “le adozioni dei genitori omosessuali sono un abominio”

Infatti, a proposito delle enunciazioni pesanti di Salvini, si osservi quest’altra perla che trasuda omofobia da tutti i pori: “Un conto è il rispetto che è dovuto per l’orientamento sessuale, però se pensiamo che questa società tra cent’anni debba ancora esistere, due paletti li dobbiamo mettere, quindi per quanto mi riguarda le adozioni gay sono un abominio contro diritto, natura, contro i bambini”. Nemmeno il più oltranzista tra i prelati nella gerarchia cattolica avrebbe mai osato parlare addirittura di “abominio” sulle adozioni da gestazione per altri scelte da coppie omosessuali.

Ora, alla luce di tutto ciò, e al netto di quei quattro violenti che hanno annullato la protesta pacifica di diecimila napoletani democratici e perbene, da chi proviene l’istigazione all’odio?

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