Smuraglia e Renzi si confrontano alla festa dell’Unità di Bologna. Usano il fioretto, ma non mancano i colpi duri. Resta la grande questione dello squilibrio in tv

Smuraglia e Renzi si confrontano alla festa dell’Unità di Bologna. Usano il fioretto, ma non mancano i colpi duri. Resta la grande questione dello squilibrio in tv

Anche se la data del referendum ancora sarà ufficializzata solo il prossimo 26 settembre dal Consignio dei ministri, il confronto alla Festa dell’Unità di Bologna fra il premier e segretario del Pd Matteo Renzi e il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia ha, di fatto, aperto la campagna referendaria. Renzi e Smuraglia, incalzati dalle domande di Gad Lerner, hanno esposto le ragioni del sì e del no, in un clima di sostanziale fair play, ma senza negarsi reciproche stoccate polemiche. Di fronte, una platea di circa 4mila persone che non si è limitata ad ascoltare, ma ha anche partecipato con applausi e qualche fischio. Le intemperanze principali sono state tenute a freno: Renzi ha invitato il pubblico del Pd a non fischiare Smuraglia, ma si è beccato una salva di fischi quando, uscendo per un istante fuori tema, ha rivendicato i risultati del governo sul lavoro.

E tuttavia quello che si è vissuto alla Festa dell’Unità di Bologna ha avuto, soprattutto, l’aria di un derby: una divisione a sinistra (in alcuni casi anche nella famiglia del Pd) fra chi sostiene la riforma promossa dal governo Renzi e chi invece la osteggia, muovendo proprio dalle posizioni dell’Anpi, l’associazione dei partigiani. “Ma quella del Pd – ha detto il premier – sarà sempre la casa dell’associazione partigiani, anche quando siamo in profondo disaccordo”, nel tentativo di mettere così a tacere le polemiche che hanno contrassegnato la genesi e l’organizzazione del confronto. “Si può votare sì o si può votare no, ma dire che è in gioco la democrazia è una presa in giro nei confronti degli italiani”, ha detto Renzi, ricordando a più riprese la riduzione del numero dei parlamentari, ovvero quella che sarà la punta di lancia della campagna elettorale dei prossimi due mesi. Renzi è tornato a parlare anche della sua dichiarazione dei mesi scorsi, quella secondo la quale avrebbe lasciato la politica in caso di vittoria del no. “Pensavo – ha detto – che quella frase fosse un atto di responsabilità, in estate tutto il Pd mi ha detto di non parlarne più perché l’argomento stava oscurando il dibattito referendario: quello che sia giusto fare lo tengo per me, ma dico che questa riforma può rendere l’Italia più agile”. E ha anche tolto dal campo il tema Italicum: “chi ha paura del ballottaggio ha paura degli elettori”.

Smuraglia ha invece attaccato la riforma della Costituzione in molti aspetti, a cominciare dal funzionamento del processo legislativo, ma ha soprattutto rivendicato la legittimità dell’impegno dell’Anpi in questa battaglia. “Il nostro statuto – ha detto – dice che tra gli obiettivi c’è quello di difendere e chiedere l’attuazione della Costituzione, nello spirito con cui la votarono i costituenti. Una modifica è sempre ammissibile, ma quando c’è qualcosa che stravolge quello spirito ci sentiamo obbligati a schierarci a difesa della Costituzione. La riforma bisogna guardarla dentro. C’è un Senato svirilizzato con pochi componenti, che sono non elettivi ed eletti non si sa come, e non si capiscono le modalità con cui potrà svolgere le sue funzioni a difesa della Costituzione”. Inoltre, ha aggiunto il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, “ci siamo assunti il compito di mettere insieme più generazioni nel nome della Resistenza. Il nostro dovere è anche difendere la Costituzione. Secondo noi sarebbe un danno se passasse questa riforma e quindi ci battiamo per non farla passare. Non ci riguarda la questione del presidente del Consiglio. Un governo cade in ogni Paese quando non ha più la fiducia del Parlamento”. Infine, a proposito delle polemiche di questi giorni sull’endorsement dell’ambasciatore americano, Smuraglia ha affermato che con la vittoria del no prima si è sollevata la paura della caduta del governo, poi “la direzione è stata un’altra: la Confindustria ha quindi detto che sarebbe successo un finimondo, ieri lo ha detto l’ambasciatore americano. Oggi ci stanno dicendo una cosa diversa: non c’è il rischio che vada via Renzi, ma che l’Italia vada in catastrofe, ma non ho capito perché. Nel 2006 Berlusconi ha perso il referendum ed è rimasto al suo posto, non è successo niente”.

Insomma, un confronto in punta di fioretto, si potrebbe dire, ma le parole forti e le contestazioni di merito non sono mancate. Non è facile stabilire chi abbia vinto e chi abbia perso. L’unica speranza è che sia stato l’inizio di un confronto referendario leale, civile e corretto, a partire dalla regolamentazione dei tempi e delle presenze televisive. Il premier e il segretario può confrontarsi con chiunque nel contesto delle feste dell’Unità, ma se poi a Smuraglia dovesse essere preclusa la presenza in tv da un regolamento sostanzialmente squilibrato dalla parte di Renzi, come si mette riparo?

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