Cgil. L’Assemblea generale: No nel referendum costituzionale. Nessun voto contrario all’odg. Barbi: iniziative autonome nei luoghi di lavoro e in tutto il Paese

Cgil. L’Assemblea generale: No nel referendum costituzionale. Nessun voto contrario all’odg. Barbi: iniziative autonome nei luoghi di lavoro e in tutto il Paese

L’assemblea generale della Cgil, un organismo di recente nomina che affianca il direttivo, nella sua prima riunione, ha preso una decisione di grande importanza che allarga il campo delle forze politiche e sociali, ognuna nella piena autonomia, che si sono pronunciate per il No nel referendum. A conclusione dei lavori  l’Assemblea composta da 332 membri, la maggioranza dei quali attivisti nei luoghi di lavoro e nelle Leghe dello Spi, ha approvato un ordine del giorno con solo tre o quattro astenuti in cui si afferma: “Ferma restando la libertà di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali, dopo questi mesi di discussione sul merito della riforma, l’Assemblea generale della CGIL invita a votare NO in occasione del prossimo Referendum costituzionale”. L’ordine del giorno smentisce voci circolate ieri, anche da parte del Manifesto, secondo cui la Cgil non avrebbe promosso iniziative,manifestazioni, dibattiti, volantinaggio.

La decisione dopo una grande consultazione. Centinaia di assemblee, nei territori e nei luoghi di lavoro

”Niente di tutto questo”, dichiara il segretario confederale Danilo Barbi che ha lavorato alla redazione del documento. “Ribadiamo che la Cgil, come nella sua storia intende preservare la sua autonomia politica e organizzativa. Perciò non aderiamo a nessun comitato ma ciò non significa che non faremo tutto ciò che è possibile per propagandare la nostra posizione. Non ci possono essere equivoci su quanto deciso dopo una consultazione che ha visto centinaia di assemblee, incontri nei territori e nei luoghi di lavoro. Come sempre – prosegue – riteniamo fondamentale ed è scritto nell’ordine del giorno la partecipazione al voto. Tutte le strutture sono impegnate a promuoverla e favorirla fra le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, i giovani, i cittadini tutti. Più chiari di così non si può essere”. Risponde anche alle critiche sollevate da qualche parte su una tardiva presa di posizione. Ricorda che il Direttivo aveva già approvato un documento di forte critica, “che la consultazione ha consentito una presa di posizione forte e consapevole.

La  partecipazione  alla consultazione  è stata un anticipo di referendum

È stata un anticipo di referendum. Valeva la pena di prendere il tempo necessario. Non ci sono ritardi. Ora la campagna entra nel vivo”. Non solo, “la consultazione ci ha consentito di arrivare ad un voto che si può definire straordinario: l’ordine del giorno non ha visto nessun voto contrario, solo tre o quattro astenuti. È già un successo, un segnale importante di un sindacato forte e unito”.

Il Comitato per il No: importante la decisione della Cgil

Fra le prime prese di posizione quella del Comitato per il No che definisce  “importante” la decisione della Cgil. “Il risultato ottenuto con la raccolta delle firme sui referendum abrogativi e sulla legge per i diritti di chi lavora – prosegue la nota – ha confermato l’adesione di settori decisivi del mondo del lavoro.  È comprensibile che la Cgil voglia condurre la campagna elettorale in modo autonomo e mettendo in risalto la differenza di argomentazioni nella critica alle modifiche della Costituzione e quindi delle motivazioni del voto contrario”. Il Comitato per il No ricorda che  “fin dall’inizio ha scelto di fare critiche di merito e di condurre la campagna per il No senza preoccupazioni di schieramento ma con riguardo ai contenuti di proposte inaccettabili. Auspica che anche altri settori sindacali scelgano un’analoga posizione”.

Diamo di seguito  il testo dell’ordine del giorno che era stato distribuito a tutti i componenti della assemblea generale, approvato pressoché all’unanimità, nessun voto contrario

La CGIL è partita da una discussione tutta di merito delle modifiche costituzionali, proposte volute dal Governo, approvate dal Parlamento e che saranno sottoposte al Referendum costituzionale, non volendo essere rinchiusa in una logica di schieramento o pregiudiziale. In tal senso andava l’ordine del giorno approvato dal Direttivo nazionale della CGIL il 24 maggio scorso. In questi mesi, a partire da quell’ordine del giorno, abbiamo organizzato centinaia di iniziative di confronto e approfondimento che hanno riscontrato anche posizioni diverse ma un consenso nei confronti dei giudizi espressi dalla Cgil. Per la nostra organizzazione, infatti, l’auspicabile obiettivo di superare il bicameralismo perfetto, che anche la CGIL richiede da tempo, istituendo una seconda camera rappresentativa delle Regioni e delle Autonomie locali, e di correggere le criticità della riforma del 2001, si è tradotto in un’eccessiva centralizzazione dei poteri allo Stato e al Governo.

Il nuovo Senato, per composizione e funzioni, avrà difficoltà a svolgere l’auspicato e necessario ruolo di luogo istituzionale di coordinamento fra Regioni e Stato, essenziale a conciliare le esigenze di decentramento con quelle unitarie. Al Senato, infatti, non è attribuita congrua facoltà legislativa in tutte le materie che hanno ricadute sulle istituzioni territoriali e la sua stessa composizione non garantisce l’adeguata rappresentanza e rappresentatività di Regioni e autonomie. Pur condividendo l’intenzione di cambiare l’equilibrio dei poteri tra Regioni e Stato, definito dalla modifica costituzionale del titolo V nel 2001, l’esito finale è sbagliato: si passa da un eccesso di materie concorrenti ad una riduzione drastica della facoltà legislativa autonoma delle Regioni.

La previsione, inoltre, che sia lo Stato a dettare le “disposizioni generali e comuni” su molte materie cruciali, potrebbe tradursi in una omologazione normativa, non necessariamente in positivo, che non lascia spazio a processi di innovazione e sperimentazione che possono scaturire da un sistema plurale e che meglio possono rispondere alle esigenze del singolo territorio. La possibilità, poi, per il Governo di attivare una corsia preferenziale, per i provvedimenti ritenuti essenziali per l’attuazione del programma, in assenza di limiti quantitativi e qualitativi (salvo l’esclusione di alcune materie), attribuisce al Governo un eccesso di potere in materia legislativa compensato solo parzialmente dall’introduzione di limitazioni alla decretazione d’urgenza e dalla previsione della determinazione di “diritti per le minoranze” e di uno “statuto delle opposizioni”, la cui definizione, però, è rinviata, senza alcuna certezza, al Regolamento della Camera stessa. Tale eccesso di potere non trova compensazione nelle disposizioni relative agli altri livelli istituzionali la cui capacità di incidere nel procedimento legislativo è limitata, né nella partecipazione diretta dei cittadini né in quella delle formazioni sociali.

La semplificazione del procedimento legislativo che si voleva ottenere, con il superamento del bicameralismo perfetto, è vanificata dalla moltiplicazione dei procedimenti previsti a seconda della natura del provvedimento in esame. Una moltiplicazione che richiederà il consolidamento di una prassi e rischia di rendere lo stesso iter delle leggi oggetto di contenzioso davanti la Corte costituzionale. I nuovi criteri, infine, per l’elezione degli organi di garanzia – Presidente della Repubblica, Giudici della Corte costituzionale di nomina parlamentare, componenti laici del CSM – rischiano di essere subordinati alla legge elettorale, facendo così venir meno la certezza del bilanciamento dei poteri di cui la Costituzione deve essere garante, con la possibilità di determinare un restringimento del pluralismo e della rappresentanza delle minoranze. La CGIL, dunque, valuta la modifica costituzionale da una parte un’occasione persa per introdurre quei necessari cambiamenti atti a semplificare, rafforzandole, le istituzioni. E, dall’altra, giudica negativamente quanto disposto da tale modifica perché introduce, senza migliorare la governabilità né il processo democratico, un rischio evidente di concentrazione dei poteri e delle decisioni: dal Parlamento al Governo, dalle Regioni allo Stato centrale. Ferma restando la libertà di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, trattandosi di questioni costituzionali, dopo questi mesi di discussione sul merito della riforma, l’Assemblea generale della CGIL invita a votare NO in occasione del prossimo Referendum costituzionale.

L’Assemblea generale impegna tutte le strutture a diffondere queste valutazioni. La CGIL e tutte le sue Strutture, nel preservare la propria autonomia, non aderiscono ad alcun Comitato e considerano, come sempre, fondamentale la partecipazione al voto e sono impegnate a promuoverla e favorirla tra le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, i giovani e i cittadini tutti.

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