“Stefano Cucchi come Giulio Regeni”. Le accuse del Pg al processo bis in Corte d’Appello

“Stefano Cucchi come Giulio Regeni”. Le accuse del Pg al processo bis in Corte d’Appello

Nuovo capitolo per la storia giudiziaria infinita e dolorosa del caso Cucchi, il giovane geometra, morto nell’ospedale romano  Sandro Pertini, nel padiglione, l’unico nella Capitale, che ospita i detenti in gravi condizioni di salute e che non possono essere assistiti nelle infermerie delle carceri di appartenenza. Nella giornata di mercoledì è stata la volta della requisitoria del Pg al processo bis, Eugenio Rubolino che nel suo atto giudiziario pubblico è stato più che chiaro nelle sue considerazioni: “Stefano Cucchi è stato vittima di tortura come Giulio Regeni”. Secondo il Pg Cucchi “è stato pestato, ucciso quando era in mano dello Stato, ucciso da servitori dello Stato in camice bianco. Occorre restituire dignità a Stefano e all’intero Paese. Bisogna evitare che muoia una terza volta”, ha sentenziato il Procuratore Generale Rubolino. Poi il magistrato è entrato nel dettaglio dei fatti ed ha mosso le sue accuse: “I medici che lo hanno avuto in cura al ‘Pertini’ sono responsabili di omicidio colposo; per loro, nessuna attenuante generica. Quell’ospedale – ha detto ancora il Pg – per Stefano è stato un lager, viene privato anche del pane in quanto celiaco. Si è nutrito con acqua. Arriva bradicardico e per questo dovevano da subito fare qualcosa; invece, non viene neanche monitorato”. In sostanza, la requisitoria del Pg, Rubolino si è attenuta a quanto indicato dai giudici di primo grado, che avevano imputato la morte del giovane geometra alla sindrome di inanizione da malnutrizione, una concausa della morte. Secondo Rubolino, l’ultima fase della vita di Cucchi è stata orribile, nell’assistenza e nei comportamenti di chi doveva assisterlo. Il rappresentante dell’accusa parla a chiare lettere che “dal momento del ricovero di Cucchi comincia la non diagnosi, è stato un comportamento gravemente colposo dei medici. I nostri imputati erano lontani non solo dal formulare una corretta diagnosi, ma anche dal verificarla. In un paziente che stava morendo viene prescritta acqua, ma si continuava a dare antidolorifici”. In Aula, ad assistere all’udienza, come sempre, la sorella della vittima, Ilaria Cucchi ed il legale della famiglia, l’avvocato Fabio Anselmo, che mai hanno rinunciato alla loro battaglia di giustizia e dignità.

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