Referendum. Ignobile e offensivo attacco dell’Unità a Carlo Smuraglia e all’Anpi, colpevoli di aver deciso per il No

Referendum. Ignobile e offensivo attacco dell’Unità a Carlo Smuraglia e all’Anpi, colpevoli di aver deciso per il No

Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, è stato oggetto, nei giorni scorsi, di una violenta e offensiva campagna d’insulti da parte del quotidiano l’Unità, solamente per aver espresso una indicazione di voto per il No nel referendum costituzionale. Il quotidiano, fondato da Antonio Gramsci, ma evidentemente finito in mani renziane, ha poi pubblicato una lettera firmata da 70 senatori del Pd indirizzata al presidente Smuraglia e all’Anpi, nella quale si contesta, con motivazioni e argomentazioni risibili e banali, proprio la decisione di aderire al Comitato del No nel referendum costituzionale. Nel numero dell’Unità del 21 maggio il presidente Smuraglia replica con una lettera al direttore, con l’intento di fare chiarezza sulla decisione dell’Anpi e di restituire un minimo di verità storica. Il presidente Smuraglia, infatti, sostiene giustamente che la decisione è stata assunta dopo un dibattito molto largo tra gli aderenti all’Anpi, che ha coinvolto più di 30mila iscritti ed è stata oggetto di discussione nel Congresso nazionale di Rimini. A larghissima maggioranza, l’Anpi ha dunque scelto di aderire al Comitato del No rilevando, in particolare, nella riforma votata dal Parlamento, un evidente tradimento dello spirito originario della Costituzione. Il processo di decisione nell’Anpi è stato dunque improntato alla massima libertà di espressione e si è caratterizzato come modello di democrazia interna.

Invece di portare rispetto all’Anpi, alla sua storia e alle sue procedure democratiche, tuttavia, il quotidiano l’Unità ha pubblicato, lo stesso 21 maggio, una controreplica di due professori di Storia, uno De Bernardi dell’Università di Bologna, e l’altro Flores dell’Università di Siena. I due storici giudicano il presidente Smuraglia come un novello Stalin del XXI secolo e azzardano il sospetto che dietro la decisione della “dirigenza dell’Anpi” (ma sappiamo bene che è stata il frutto di decine e decine di riunioni e assemblee e del libero convincimento di almeno 30mila iscritti) vi sia la volontà di partecipare alla costruzione del nuovo soggetto politico della Sinistra italiana, senza neppure leggere la smentita del presidente Smuraglia. Non solo. Con tono saccente e offensivo i due professori vanno oltre: sostengono che l’Anpi abbia scelto la strada del grido di allarme per violata Costituzione, evitando di entrare nel merito della riforma, e addirittura accusano l’Associazione dei partigiani di aver limitato la libertà di espressione dei suoi iscritti orientati al Si, in palese contraddizione con la prima parte di quella Costituzione che si dice di voler difendere. Parlano di un tentativo di far risorgere “fantasmi illiberali che hanno a lungo allignato anche nella sinistra”.

Intanto, esprimiamo al presidente Smuraglia e a tutti gli iscritti all’Anpi la nostra solidarietà. Per la sua storia personale, per la storia dell’Anpi, perfino per la storia prestigiosa del quotidiano l’Unità, appare ingiusto e violento e incomprensibile l’atto d’accusa lasciato ai due storici. Ma soprattutto appare evidente l’uso del manganello mediatico, del linciaggio ricorrente, della falsità storica contro chiunque volesse opporsi alla madre di tutte le battaglie renziane, vincere nel referendum sulle sue riforme costituzionali. Noi sappiamo che il presidente Smuraglia e l’Anpi hanno più volte espresso critiche e riserve proprio nel merito e nei contenuti delle riforme votate dalla maggioranza di questo Parlamento; noi sappiamo quanto il presidente Smuraglia e l’Anpi siano custodi dei processi democratici all’interno e all’esterno dell’associazione; noi sappiamo quanto il presidente Smuraglia e l’Anpi abbiano a cuore il libero dibattito pubblico e la massima apertura a chiunque. Leggere accuse di stalinismo contro di loro fa davvero male, e ci induce a pensare che d’ora in avanti il confronto sulle riforme si inasprirà sempre di più, ad opera proprio di un fanatismo di ritorno, che potrà avvalersi della complicità di alcuni organi di informazione sempre più schiacciati sulle posizioni del premier.

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