Lazio, 25 maggio sciopero dei servizi: politica irresponsabile, solo i lavoratori difendono il welfare

Lazio, 25 maggio sciopero dei servizi: politica irresponsabile, solo i lavoratori difendono il welfare

“I lavoratori dei servizi del Lazio, tanto del pubblico impiego quanto dei settori privati, sciopereranno il 25 maggio e manifesteranno in corteo nel centro della Capitale. Uno sciopero fatto per responsabilità nei confronti dei cittadini e in difesa della dignità di chi lavora. La politica e le istituzioni devono uscire dal silenzio: dicano i governi regionale e nazionale se davvero il progetto è quello dello smantellamento del welfare e l’impoverimento del lavoro. Se così non è, servono #AssuntiSubito nel pubblico, per garantire i livelli di sopravvivenza dei servizi, per combattere un invecchiamento generalizzato e allarmante del personale, dare prospettive ai giovani; e il #ContrattoSubito per contrastare l’impoverimento di chi lavora, per garantire diritti alle persone e per governare i processi di riforma”. Con una nota Natale Di Cola, Roberto Chierchia, Sandro Bernardini e Maurizio Narcisi, rispettivamente segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa Roma e Lazio, ricordano le ragioni dello sciopero generale di mercoledì prossimo, con concentramento alle 9:00 e  corteo con partenza alle 10:00 da Via di san Gregorio (Arco di Costantino – Colosseo) e conclusione alla fine dei Fori Imperiali.

“Da anni – aggiungono i sindacalisti – assistiamo a una crisi dei settori pubblici e privati senza precedenti: il commissariamento della Sanità ha prodotto un deperimento dei servizi che è sotto gli occhi di tutti, esternalizzazioni e invecchiamento del personale, mentre il privato accreditato è in ginocchio, attraversato da costanti crisi aziendali, licenziamenti collettivi, difficoltà a pagare gli stipendi. Invece di andare verso l’unificazione contrattuale, ‘stesso lavoro, stesso salario, stessi diritti’, si permette ai soggetti privati di operare con risorse pubbliche senza dare minime garanzie, quando non applicando contratti di comodo. Il terzo settore, soprattutto dopo mafia capitale, paga un prezzo altissimo, con lavoratori privati di un orizzonte di vita sicuro, sempre esposti al rischio del cambio appalto in assenza di clausole di salvaguardia e al massimo ribasso”.

“Le funzioni centrali – rincarano Di Cola, Chierchia, Bernardini e Narcisi –, dall’Inps all’inail passando per le Agenzie Fiscali e i Ministeri chiave (vedi Beni e Attività Culturali, Giustizia, Istruzione Università e Ricerca), sono oggetto di riorganizzazioni improvvisate e a costo zero, anche se gestiscono immensi patrimoni e garantiscono entrate per lo Stato e applicazione delle regole. Bisognerebbe investire e invece si continua a fare cassa, a privarsi dei gioielli di famiglia. Il controllo di legalità, con l’agenzia unica  ispettiva, sembra l’ennesima occasione persa, visto che il blocco del turn over ha ridotto al lumicino le funzioni ispettive”.

“E poi ci sono gli enti locali, Roma Capitale e Regione Lazio in primis, – continuano i sindacalisti – che dovrebbero essere il motore del welfare locale, mentre sono paralizzati dagli atti unilaterali e da scelte umilianti per i lavoratori, con salari integrativi falcidiati e servizi tagliati. Resta ancora aperta la partita della mobilità dei dipendenti delle ex Province, la cui parabola è la sintesi delle riforme un tanto al chilo. La politica continua a strumentalizzare i lavoratori pur di guadagnare qualche titolo, ma il contratto nazionale resta il solo modo per mettere mano a un sistema e fare innovazione, il salario il solo modo per incentivare, gli investimenti il solo modo per riformare davvero”.

“Il 25 Maggio in piazza ci sarà la gente perbene che porta avanti il Paese, e la politica e le istituzioni – concludono i segretari generali – dovranno trovare il coraggio per dire finalmente se questo è ancora un Paese che difende ancora le persone attraverso il welfare, o se siamo diventati una giungla senza regole”.

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