La ripresa si allontana. Industria: fatturato in tilt (-3,6%). Renzi, con i sindacati finta pace elettorale. Concertazione sì, ma decido io

La ripresa si allontana. Industria: fatturato in tilt (-3,6%). Renzi, con i sindacati finta pace elettorale. Concertazione sì, ma decido io

Passano le ore, ma c’è assoluto silenzio sui disastrosi dati relativi all’andamento dell’industria italiana (fatturato -3,6%) da parte del sempre ciarliero Renzi Matteo, di ministri, sottosegretari, esponenti del Pd che trovano sempre spazio in qualche radio e televisione per esaltare qualche “più zero” che ogni tanto l’Istat fa comparire. Silenzio assoluto, può darsi che nella tarda serata, in qualche talk show provino a cercare di cambiare le carte in tavola. Ma sarà difficile. Uno dei pilastri della annunciata ripresa italiana viene a mancare proprio qualche ora dopo che Renzi Matteo ha decretato il “cambio di passo” nei confronti dei sindacati con i quali per quasi due anni ha evitato di confrontarsi dicendo peste e corna della “concertazione”. Un bluff durato lo spazio di poche ore perché mentre mandava il ministro Poletti e il sottosegretario Nannicini ad incontrare i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, lui annunciava dalla tv di Repubblica tante cose positive, progetti, leggi. Poi nell’edizione su carta del quotidiano di Largo Fochetti, bollettino di Palazzo Chigi, rendeva nota  la “riforma” delle pensioni con la flessibilità in uscita che dovrebbe essere pagata dagli “uscenti” con tanto di prestito dalle banche, la cosiddetta Ape, targata Nannicini, dimenticando che esiste da tempo una proposta firmata dal presidente della Commissione della Camera Cesare Damiano e da altri deputati Pd, corredata anche da circa 25 mila firme di cittadini che propone altre soluzioni.  Già che c’era ha strigliato, leggermente, quella birbona della Fornero. Ha parlato di cuneo fiscale, riduzione degli scaglioni Irpef, del bonus dei famosi 80 euro promesso ai pensionati ma mai arrivato nelle loro tasche. Ha detto che ci si sta pensando ma per fasce di reddito. Se comprendiamo bene niente o quasi di quanto sta scritto nel documento che Camusso, Furlan e Barbagallo hanno presentato al ministro Poletti e al sottosegretario Nannicini, il quale pare che, salvo un saluto, nel corso dell’incontro non abbia profferito parola. Sui problemi del lavoro, della crescita Renzi ha glissato. Ha affermato, con la faccia tosta che gli è abituale: “è la cosa più di sinistra fatta dal governo”. Nel corso dell’incontro Poletti ha detto che niente sarà fatto senza discuterne con i sindacati. Bene, ma Renzi ha già approntato il piatto. Per lui la “concertazione” è cosa buona: il governo vi presenta le cose che ha deciso di fare, voi le discutete, certo, se le approvate bene, se non le approvate “concerto” con me stesso. Siccome il peggio è sempre ad attendere sulla porta non è detto che gli annunci di Renzi, come quasi sempre è avvenuto, valgono fino al giorno dopo i ballottaggi per le amministrative.

La politica degli zero virgola non regge più. I problemi della legge di stabilità 2017

Ieri Camusso, Furlan, Barbagallo hanno espresso una valutazione positiva non dei contenuti dell’incontro, ma del fatto che vi sia stato, anche se, non lo hanno detto ma forse lo hanno pensato, buona educazione avrebbe voluto che l’incontro fosse stato aperto perlomeno con un saluto da parte di Renzi Matteo. Direte: che c’entra tutto questo con i dati negativi che riguardano il fatturato industriale? C’entra eccome perché tutto quello che Renzi dice che farà, deve entrare nella legge di stabilità per il 2017 e, come è noto, i soldi non ci sono. Il premier poteva vantare a fronte di un debito gigantesco dal quale dobbiamo rientrare, come ci chiede la Commissione europea, l’andamento dell’industria positivo, anche se mascherato dal calcolo di giorni in più o in meno, da un calo della disoccupazione di uno zero virgola a fronte di quasi tre milioni di disoccupati, dati drammatici per quanto riguarda il lavoro dei giovani, e in particolare le riforme, quelle sul mercato del lavoro, il jobs act, gli annunci dati da Renzi sulla necessità di  un passaggio dalla contrattazione nazionale a quella aziendale come richiede la Ue. In sintesi un attacco ai diritti dei lavoratori che va di moda nella Ue, vedi la Francia, con il governo “socialista” che viene contestato con manifestazioni che si susseguono.

I dati negativi dell’industria un brutto colpo per il governo del “va tutto bene”

I dati negativi sono un brutto colpo per il governo anche perché non è stato avaro di provvedimenti a favore delle imprese, con il plauso di  Confindustria. Vediamo in sintesi. Si parte dalla contrazione del fatturato del 3,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.  Il comparto delle auto, il fiore al’occhiello di Renzi, e di Marchionne, scende del 6,5 prima battuta d’arresto dal dicembre del 2013.
Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (+6,5%), mentre la maggiore diminuzione, limitatamente al comparto manifatturiero, riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-22,4%). Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 come a marzo 2015), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali del 3,6%, con un calo del 4,4% sul mercato interno e del 2,2% su quello estero. Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per l’energia (+3,2%) mentre risultano in calo i beni strumentali, i beni intermedi (-2,5% per entrambi) e i beni di consumo (-0,6%).Quanto al lieve aumento tendenziale complessivo degli ordinativi, l’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+30,7%), mentre la flessione maggiore si osserva nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-13,2%).

Federconsumatori e Adusbef:  un piano per la ripresa anche  vendendo il 10% delle riserve auree

“È urgente e indispensabile – affermano Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e a Adusbef – che il governo si impegni concretamente nell’avvio di investimenti per lo sviluppo e la crescita. Quegli investimenti che stentano ad arrivare da privati poco coraggiosi e lungimiranti. Un rilancio  che non può prescindere da una ripresa sul fronte occupazionale, per creare nuovi redditi ed alleggerire il carico delle famiglie, che attualmente rappresentano le uniche forme di welfare impegnate a sostenere figli e nipoti disoccupati”. “Tutte le risorse pubbliche – concludono – devono convergere nell’avvio di un piano di  straordinario per il lavoro, anche ricorrendo alla vendita del 10% delle riserve auree. Un piano basato su investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca, per la realizzazione di opere di messa in sicurezza di scuole e ospedali e di modernizzazione di infrastrutture, reti e trasporti, nonché per lo sviluppo e la valorizzazione dell’offerta turistica nel nostro Paese – sarà possibile imprimere una vera svolta alla nostra economia ed innescare una nuova fase di crescita”. Già, la crescita, parola abusata dal governo. I dati sul fatturato, se ce ne era bisogno, sono il segno che la ripresa non c’è. Neppure “gracile”, “incerta”, come  scrivono gli scriba dei giornali renziani, non c’è proprio. Se l’industria non tira il cavallo non beve.

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