Nostalgia di Cuba. Obama-Castro, occasione mancata per gli scriba. Solo spazio al dissenso. Ma ciò valga anche quando i nostri governanti incontrano i dittatori, tanti

Nostalgia di Cuba. Obama-Castro, occasione mancata per gli scriba. Solo spazio al dissenso. Ma ciò valga anche quando i nostri governanti incontrano i dittatori, tanti

Nostalgia di Cuba. Trent’anni fa, alle manifestazioni del Primo Maggio, rappresento la Cgil, ospite del Sindacato della cultura, il corrispettivo, allora, della  Federazione informazione e spettacolo (Filis) di cui ero segretario generale aggiunto. L’anno prima vi era stato Guglielmo Epifani, segretario generale della Filis. I sindacati cubani erano molto interessati a discutere con noi i problemi della cultura, dell’informazione, dello spettacolo, Il Festival internazionale del cinema, gli spettacoli del Gran Teatro dell’Avana a farci conoscere la vita della gente dell’Isola, i tanti progressi fatti nella lotta contro la povertà, la sanità, un fiore all’occhiello.  Ci tenevano a precisare quando parlavi loro dell’embargo imposto dagli Usa che si trattava di un “bloqueo”.  La parola “embargo” significava che solo gli scambi commerciali Usa-Cuba erano proibiti. Il “bloqueo” riguardava tutto il mondo.

Non si è letto molto sui nostri giornali della vita a Cuba

Non si legge molto sui nostri giornali di quello che avviene a Cuba. Fortunatamente ci ha pensato Papa Francesco a rompere il “bloqueo”. Ora con la visita di Obama abbiamo pensato, magari gli inviati ci racconteranno qualcosa della vita di Cuba. Potrò rivivere le giornate, indimenticabili, che ho trascorso in quella meravigliosa isola, con quella meravigliosa gente. Un evento storico, che segna e segnerà gli anni duemila. Ho letto solo dei “prigionieri politici”. Certo, cosa molto importante, democrazia, libertà sono parole che in ogni parte del mondo dovrebbero essere in testa al vocabolario dei diritti delle persone. E bene ha fatto il leader americano a sollevare il problema pubblicamente, incontrando Raul Castro. Non gli ha risparmiato alcuna critica a cielo aperto.

L’incontro del premier Usa con i dissidenti, le “dames en blanche”. L’Isola trenta anni fa

Ha incontrato i dissidenti, le “dames en blanche”, le “femmes en blanche”, che chiedono la liberazione di mariti, fratelli, figli che sono in prigione. Tutte le domeniche vanno a messa. Anche Papa Francesco telefonò alle rappresentanti di questo gruppo di donne coraggiose. Quando, ripeto trent’anni fa, parlavamo della libertà di stampa, della libera espressione nelle diverse forme d’arte con i dirigenti sindacali mi segnalavano il festival del Cinema, di Zavattini, di registi, attori italiani, che giravano nell’Isola, di  Sidney Pollack che aveva sfidato l’embargo realizzando una delle sue opere proprio a Cuba di cui era innamorato. E in cima ai loro discorsi c’era spesso Hemingway, abbiamo visitato i bar frequentati dal grande scrittore, La Floridita e la Bodegueta del Medio. Poi la casa dell’autore, fra gli altri, di Addio alle armi, il Vecchio e il mare.  Mi hanno fatto visitare anche alcuni ospedali, un centro all’avanguardia delle biotecnologie. Poi ho incontrato alcuni medici di famiglia. Mi spiegarono che le loro case erano state costruite dai loro pazienti. Ogni medico aveva in carico circa  120 famiglie. Poi abbiamo frequentato alcuni studi televisivi. Un fantastico balletto al Gran Teatro. Due o tre giornate di relax al mare di Varadero, incontri per strada con tanta gente, la presentazione a Fidel Castro, una manifestazione all’aeroporto cui partecipava l’allora ministro Raul Castro, la riunione con tutti i sindacati e poi la gran giornata del primo Maggio.

“Finché c’è il ‘bloqueo’  i diritti politici resteranno una aspirazione”

A conclusione di queste giornate, una decina mi dissero: “Ora rispondiamo alla tua domanda sulle libertà di espressione, sulla informazione, la politica, il partito unico, il dissenso, la libertà di voto, il socialismo”. Una conversazione lunghissima. Una disperante conclusione: “Finché ci sarà il ‘bloqueo’ le ‘tue’ libertà, i ‘tuoi’ diritti rimarranno una aspirazione. Sul socialismo, la democrazia ci sarebbe molto da discutere, ci piacerebbe farlo”. Sono passati trent’ anni. Queste “libertà” non ci sono ancora.

Avremmo voluto leggere qualcosa di vero su questa Cuba. Non se i cubani sorridevano a Obama o se ghignavano. Anche, ovviamente, sui prigionieri politici. In realtà abbiamo letto molto su questi problemi, importanti, decisivi, poco o niente su Cuba oggi. Neppure  lo stadio gremito per la partita di baseball vinta dagli Usa. Un episodio: un minuto di silenzio nello stadio per la strage a Bruxelles, Obama e  Castro insieme, una solidarietà che vale molto. Per l’Europa, il mondo, gli Usa e Cuba, il processo che dovrà andare avanti nel nome del socialismo e della democrazia.

Una considerazione finale. Il presidente americano ha avuto modo  di incontrare i rappresentanti delle associazioni del dissenso, le “femmes en blanche”, ha chiesto libertà per i prigionieri politici, ha posto il problema. La nostra stampa è stata molto sollecita nell’affrontare il problema. I retroscenisti si sono sbizzarriti sulla mancata presenza di Raul quando Obama, con tutta la famiglia, è sceso dall’aereo presidenziale. Non c’era Raul – qualcuno ha scritto ed ha fatto vignette – segno che Fidel non gli aveva dato il permesso. Saranno bravi nell’inventare retroscena, nel disegnare vignette, ma ignorano perfino i più noti particolari dei cerimoniali.

Mattarella e Renzi quando incontrano i dittatori chiedano conto sui carcerati, torturati e uccisi

Non solo, ci permettiamo di chiedere ai colleghi italiani che quando arriva in Italia un capo di Stato, di governo e quando uno nostro si reca in paesi dove le carceri sono piene di detenuti politici, facciano come hanno fatto a Cuba. Ne parlino. In questo anno per esempio il nostro  Renzi Matteo e anche il presidente Mattarella hanno incontrato o visitato paesi in cui non solo vengono incarcerati i dissidenti, i giornalisti, spesso uccisi, ma esiste la tortura, le frustate sono all’ordine del giorno, la carceri sono luoghi invivibili.  Due righe e via. Renzi Matteo e Mattarella dovrebbero mettere all’ordine del giorno dei loro incontri  uno con i prigionieri politici. Non c’è bisogno di andare molto lontano. Basta attraversare il Mediterraneo per incontrare dittatori, oppure sono loro che vengono da noi. A  proposito, ancora i nostri scriba bene informati non ci hanno raccontato chi e come fu deciso di coprire le Veneri  che fanno bella mostra nei Musei capitolini. Alla prossima.

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