Il mercato nero del petrolio e delle armi foraggia i terroristi. La complicità di dittatori sparsi in paesi anche nostri alleati

Il mercato nero del petrolio e delle armi foraggia i terroristi. La complicità di dittatori sparsi in paesi anche nostri alleati

Ora si scopre che piccole bande di malfattori agivano indisturbati in Belgio, Francia, Olanda, Germania. Si scoprono in questi paesi perché lì ci sono inviati, corrispondenti, dei grandi giornali, delle reti televisive nazionali che vanno alla ricerca di chi va in giro nelle capitali europee a piazzare bombe, a mitragliare cittadini inermi che transitano sulle  metropolitane. Si scoprono figli degeneri di famiglie di commercianti musulmani, ricchi, si scrive, di famiglie di origini libiche, siriane, iraniane, non c’entrano le religioni, che si ammazzano di lavoro, magari per i figli degeneri.

I giovanotti diventati manovalanza terrorista alla ribalta delle cronache. Noti a tutti

Scoprono gli inviati che questi giovanotti, fino a qualche tempo fa passavano le loro giornate, leggiamo nelle cronache, tra rapine, canne, birra e ragazze. Qualcuno di  questi bei tipi, mai frequentato una moschea, si dedicava a rubare auto di lusso, così per sfizio, per fare una corsa a tutto gas nelle strade di Molenbeek. Qualcuno frequentava l’università, addirittura era ritenuto un bravo studente. Nel 2010, poi non si sa come diventa un reclutatore di foreign fighters, entra in contatto con Is. Ottime, interessanti cronache. Non è vero che in  Belgio la polizia, le polizie, perché ce ne sono diverse e non entrano in contatto fra di loro, non conoscevano questa criminalità organizzata o meno, ci scappava ogni tanto anche qualche omicidio. Tutto ciò non ti fornisce niente di più di una notizia, nota: che la piccola criminalità, anche quella più grande, è solo la manovalanza cui attingere per compiere attentati terroristici. Insomma proprio dalle cronache di questi giorni, si badi bene molto differenziate, tanto che gli oltre sessanta morti in un attentato in Pakistan di cui oltre trenta bambini stentano a fare notizia, si capisce che  l’Islam è solo un paravento  per coprire operazioni di ben altra natura. Certo ci sono i kamikaze che sperano in un aldilà o forse sono solo disperati, aspiranti suicidi. Ma la partita è molto più grande, riguarda  mondi sconosciuti o che non si vogliono conoscere.

Scalfari ora propone un ministro dell’Interno europeo per battere il terrorismo

Nell’esercizio di andare al di là della cronaca, certo molto importante, si esibiscono politologi, editorialisti di grande livello e alta professionalità, esperti di cose militari. Ben più in basso, personaggi, in Italia tipi come Salvini, in Francia, Belgio, Germania, razzisti, fascisti, nazisti alla ricerca di voti, spazi politici, che giocano sulla paura, sul terrore che suscitano stragi, attentati. Ci ha colpito in particolare un lungo editoriale, quelli domenicali, di Eugenio Scalfari in cui richiama  un documento messo a punto da Renzi Matteo, inviato ai dirigenti del Partito socialista e democratico europeo, sulla “questione” europea. Documento che è già scomparso dalle cronache, sulla base del quale il fondatore di Repubblica ricorda che aveva proposto per quanto riguarda le questioni economiche dell’Europa, i 28 paesi della Ue, la creazione di un ministero dell’Economa e finanze che assumesse tutti i poteri, nel rispetto del Parlamento, una tappa per gli Stati federati dì’Europa. Ora propone un “Ministro dell’Interno Europeo per battere il terrorismo”. La certezza di Scalfari che questa sia la strada migliore non ci convince per più ragioni. La prima che ci sono già alcune figure di primo piano nella Ue che si occupano di politica estera, Interni, Giustizia che hanno  a che fare con la sicurezza nei singoli paesi. La nostra Mogherini, con le sue sincere lacrime è una di quelle figure maggiormente interessate e da coinvolgere. Certo anche questo ministero, come quello per l’Economia potrebbe rappresentare un passo avanti verso l’unità  europea,  quella  cui aspiravano gli autori del Manifesto di Ventotene. Scalfari sa bene che parlavano di “società socialiste”, di socialismo liberale. Oggi questi termini li usano solo il capo dei laburisti inglesi Corbyn e il candidato a  presidente Usa Sanders

Il vero problema è quali politiche per dare nuovo respiro all’Europa

Ma il problema che sta davanti all’Europa riguarda in primo luogo le politiche sulle quali dare un nuovo respiro al vecchio continente. Nel caso del terrorismo si combatte con i mezzi tradizionali, classici, le indagini, il coordinamento delle intelligence, le notizie che circolano. Tutto bene, può essere utile un ministro. Ma non risolve il problema alla radice. In primo luogo il rapporto con i paesi da cui arrivano le masse di migranti. Un esodo destinato a non fermarsi. Con Siria, Libia, Egitto, Turchia, Iran, tanto per citarne alcuni, abbiamo a che fare con dittatori, che si mettono le libertà individuali e collettive sotto i tacchi, L’eventuale ministro dell’Interno europeo dovrebbe assicurare l’esecuzione del trattato con la Turchia di Erdogan che lo stesso Scalfari definisce un “fatto di inaudita gravità”? Lasciamo perdere .

Come togliere aria e acqua ai terroristi dell’Isis e non solo

Due problemi ci permettiamo di indicare certo di non facile soluzione che toglierebbero l’acqua e l’aria  all’Isis. Il primo riguarda il petrolio, il mercato nero del petrolio che è una fonte, certo non la sola, che garantisce entrate sicure. Riguarda i singoli stati, retti spesso da dittatori, magari nostri alleati, che sul petrolio fanno le loro fortune e i mercanti di morte. Un barile dell’oro nero sul mercato clandestino si compra e metà prezzo. Il secondo mercato è quello delle armi. Le si possono acquistare su un sito clandestino che si trova viaggiando su Internet. Ti arrivano direttamente a casa. Non c’è bisogno di porto d’armi. Un terzo problema riguarda in particolare il nostro paese. In Italia ci sono un milione e mezzo di credenti musulmani. È l’unica confessione religiosa di rilievo a non avere un rapporto con lo Stato. Eppure, giustamente, si chiede a costoro di partecipare alla lotta che si deve combattere in Europa contro quello  che viene definito “l’Islam radicale”.

Le comunità islamiche in Italia tenute in condizione di “estraneità istituzionale”

La realtà è che le comunità islamiche sono tenute in una condizione di “estraneità istituzionale” non avendo il coraggio di affrontare, scrive Renzo Guolo nella pagina di Repubblica a fianco dell’editoriale di Scalfari, “il nodo costituito  dalla presenza dell’Islam delle moschee”. “Solo una politica attiva di costruzione dell’Islam italiano può attutire i rischi. Più la sua dimensione sarà nazionale, più sarà trasparente e controllabile”. Massimo D’Alema, forse, con la sua uscita sulla percentuale alle confessioni religiose  ha aperto una strada importante. Ha posto un problema di natura istituzionale a fronte di troppe uscite che lasciano il tempo che trovano. In particolare non spostano di un millimetro la lotta contro il terrorismo e i terroristi. Che non sono soli quelli che fanno le stragi.

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