I prossimi obiettivi italiani della vigilanza BCE

I prossimi obiettivi italiani della vigilanza BCE
Dopo essersi concentrati su Carige, ora sotto attacco dal fondo Apollo con la benedizione della BCE, sulla fusione finalmente deliberata dai consigli di Banco Popolare e Banca Popolare di Milano, sulla Banca Popolare di Vicenza e, anche se un po’ sotto traccia, su Veneto Banca, gli uomini e le donne guidati da Danielle Nouy, una donna che non è paga di essere il primo capo della vigilanza europea ma punta a crescere nella BCE, stanno esaminando dossier corposi il primo localizzato in quel di Siena, dove il pur bravo amministratore delegato, Fabrizio Viola non riesce a scalare l’alta montagna di sofferenze lorde e nette che ancora attanagliano il suo gruppo e Unipol Banca, la banca di Unipol-Sai, chissà perché dal nome è scomparso ogni riferimento alla storica Fondiaria, una banca che è riuscita non solo ad avere sofferenze nette per più di un terzo degli impieghi in salute, ma a concentrare incagli e sofferenze nel periglioso settore delle costruzioni, un settore dove al massimo puoi pignorare cantieri più o meno in corso di realizzazione e rimani, quindi, con il classico pugno di mosche in mano.
Del gruppo Monte dei Paschi di Siena mi sono occupato in diverse puntate del Diario della crisi finanziaria, preconizzando peraltro un matrimonio possibile e opportuno con BNP Paribas, un gruppo che dispone della liquidità disponibile al servizio dell’eventuale acquisizione, ma che ogni volta si dichiara pago del possesso nel nostro Paese della Banca Nazionale del Lavoro e di Findomestic, una società leader nel credito al consumo e nei piccoli finanziamenti, anche se non è più la gallina dalle uova d’oro del settore. Il Governo italiano e la Banca d’Italia sono attivamente impegnati in opera di moral suasion per indurre qualche pretendente a farsi avanti, ma al momento al povero Viola non resta che lavorare a testa bassa all’operazione di pulizia dei bilanci e di riorganizzazione di quello che un tempo era non solo l’istituto di credito tra i più solidi del panorama creditizio italiano, ma anche un possibile gruppo aggregante, purtroppo azzoppato dalla frettolosa e esageratamente costosa operazione di acquisizione lampo di Antonveneta.
Molto più complessa e delicata e la situazione dei conti della branca bancaria del gruppo Unipol-Sai, quella Unipol Banca che è riuscita nel capolavoro di avere poco più di 9 miliardi di impieghi e a collezionare crediti deteriorati e sofferenze lorde per poco meno di 4 miliardi, forte di un contratto del 2011 che prevede che la capogruppo si faccia carico di buona parte delle sofferenze, cosa che finora ha fatto per un miliardo circa ma non è più disposto a incrementare la dote per questa figlia spendacciona e innamorata dei costruttori e, quindi, cerca disperatamente partner bancari nel settore delle banche popolari, inclusa la vicina Banca Popolare dell’Emilia Romagna, ma nessun cavaliere bianco chiederà al gruppo assicurativo di farsi carico di tutte o larga parte delle sofferenze e di questo sono ben consapevoli gli uomini alla guida di Unipol, o certamente lo è l’amministratore delegato Carlo Cimbri!
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