Ciclismo, morto il belga Antoine Demoitié investito da una moto. Continua la lunga scia di ciclisti che hanno perso la vita in corsa

Ciclismo, morto il belga Antoine Demoitié investito da una moto. Continua la lunga scia di ciclisti che hanno perso la vita in corsa

È morto il ciclista venticinquenne belga Antoine Demoitié travolto da una moto mentre disputava la corsa Gent-Wevelgem. Caduto dalla bicicletta insieme ad altri quattro corridori nel breve passaggio della corsa ciclistica belga in territorio francese, nei pressi di Sainte-Marie-Cappel, il giovane è stato investito da una delle moto che seguivano il gruppo. La situazione, apparsa sin da subito grave, è poi precipitata una volta arrivato all’ospedale di Lille, in Francia, dove era stato ricoverato in terapia intensiva, ma senza riscontrare decisivi miglioramenti. L’atleta, vincitore nel 2014 del Tour du Finistère (7a prova della Coppa di Francia), aveva alle spalle una florida carriera ed era considerato una vera e propria promessa del ciclismo.

 “L’Uci collaborerà con tutte le autorità competenti per indagare sulle circostanze di questo tragico incidente”. Lo annuncia Brian Cookson, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, sul sito web della stessa federazione riferendosi alle modalità dell’incidente che sono costate la vita al giovane ciclista belga Antoine Demoitié. L’Uci si dice “estremamente rattristata per la morte del corridore belga. Antoine ci mancherà veramente – conclude Cookson – Il nostro cordoglio va alla sua famiglia, agli amici e alla sua squadra”. Dal Belgio arrivano tuttavia accuse contro l’Uci, l’Unione Ciclistica Internazionale, sulla sicurezza dei corridori. Il quotidiano Le Soir ha elencato una serie di incidenti che hanno coinvolto i ciclisti negli ultimi mesi. Il più recente risale a febbraio, quando Stig Broeckx è stato colpito da una moto a pochi chilometri dall’arrivo della Kuurne-Bruxelles-Kuurne. Il ciclista ha riportato una frattura alla clavicola, una costola incrinata oltre che una ferita alla mano. La scorsa estate invece Greg Van Avermaet si era lamentato al termine della classica di ‘San Sebastian’ dopo un incidente con una moto della corsa. Anche l’irlandese Matthew Brammeier, durante la sesta tappa del Tour dello Utah, era finito contro una vettura dopo aver perso il controllo della sua bicicletta.

Un altro belga, Wouter Weylandt, 26 anni, morì al Giro d’Italia 2011 dopo una brutta caduta nella discesa del Passo del Bacco, nella terza tappa. Fermandosi alla sola Corsa Rosa il ciclista della Leopard Trek è stato il quarto a morire sulle strade del Giro. Orfeo Ponsin perse la vita nel 1952, cadendo lungo la discesa della Merluzza durante la quarta frazione, la Siena-Roma. Nel 1976 una caduta nel corso della prima tappa, ad Acireale, in Sicilia, costò la vita allo spagnolo Juan Manuel Santisteban, che andò a sbattere la testa contro un guardrail. L’ultima vittima prima di Weylandt fu Emilio Ravasio: al Giro del 1986 rimase coinvolto in una caduta di gruppo nella prima tappa in Sicilia, salvo poi rialzarsi e arrivare al traguardo. In albergo, però, cadde in coma, spegnendosi due settimane dopo. Ma sfortunatamente il triste elenco è lungo. Al Tour de France, per esempio, la prima vittima risale al 1935, lo spagnolo Francesco Cepeda, caduto in un burrone a Bourg d’Oisans mentre nel ’67 si vive il dramma col britannico Tom Simpson, morto per un collasso sulla celebre salita del Mont Ventoux. E come ovviamente dimenticare Fabio Casartelli che il 18 luglio del ’95, durante la 15esima tappa della Grand Boucle, cadde nella discesa del Colle del Portet-d’Aspet, battendo violentemente la testa contro un paracarro. Inutile il trasporto in elicottero all’ospedale di Tarbes, col corridore che non riprese mai conoscenza

Ci sono poi coloro che hanno perso la vita in circostanze altrettanto tragiche, travolti da una moto (Camille Danguillaume ai campionati di Francia ’50), da un camion (Sirassaka Noriakhi durante un allenamento per i Mondiali juniores  di Atene ’92) o da un’auto (Jean Pierre Monserè al Grand Prix di Retie ’70 e Vicente Mata al Trofeo Puig ’87, per finire a Thomas Casarotto al Giro del Friuli del 2010). Nel 2014, durante una prova di Coppa del Mondo di mountain bike, moriva Annefleur Kalvenhaarè, 20enne olandese che si era imposta agli Europei under 23 di ciclocross. E lungo è anche l’elenco delle tragedie sfiorate, come, per tornare al Giro d’Italia, quella di Pedro Horrillo Munoz nel maggio 2009, nel corso della discesa del Culmine di San Pietro, a circa 70 km dalla partenza dell’ottava tappa. Il corridore finì in una scarpata e rimase in coma un paio di giorni prima di tornare alla vita.

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