Corsa al Campidoglio. Sempre più isolati i gazebo padani di Salvini, mentre Marchini va all’assalto della ‘corazzata’ la Repubblica.

Corsa al Campidoglio. Sempre più isolati i gazebo padani di Salvini, mentre Marchini va all’assalto della ‘corazzata’ la Repubblica.
Saranno delle consultazioni in solitaria quelle organizzate dalla Lega Nord per decidere chi sostenere come candidato sindaco di Roma. Sia Fratelli d’Italia sia Forza Italia, infatti, non solo non chiederanno a elettori e militanti di partecipare a questa sorta di primarie, ma nemmeno intendono riconoscere il risultato che uscirà dai 40 gazebo che Matteo Salvini ha deciso di allestire a Roma sabato e domenica dopo lo strappo consumato sul nome di Guido Bertolaso. Il partito di Giorgia Meloni, inoltre, ha anche chiesto alla Lega di togliere dalla scheda che sarà consegnata nei gazebo il nome del deputato Fabio Rampelli, annunciando anche che nel caso Salvini dovesse definitivamente puntare su candidati diversi da Bertolaso salterebbe l’alleanza di centrodestra in tutta Italia.
“Abbiamo chiesto più volte e senza successo di organizzare primarie di coalizione in tutte le città al voto – fanno sapere da Fratelli d’Italia – Non si capisce perché invece andrebbero fatte solo a Roma e non abbiamo intenzione di riconoscerne il risultato”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Forza Italia, che ieri ha riunito a Palazzo Grazioli i rappresentanti romani del partito con Guido Bertolaso in un incontro durato circa 3 ore. “Forza Italia non chiederà a militanti ed elettori di andare ai gazebo della Lega – spiega Davide Bordoni, coordinatore romano del partito – Siamo scettici su una consultazione che non avrà alcun tipo di controllo. Per noi il risultato sarà indifferente: abbiamo deciso tutti insieme di puntare su Bertolaso, compreso Salvini che poi ha frenato, e la macchina ormai messa in moto non si può fermare”.
E Marchini indica ai suoi legali l’obiettivo: azione risarcitoria contro la Repubblica per 30 milioni di euro
Intanto dopo gli articoli pubblicati ieri dal quotidiano la Repubblica, articoli che lo chiamavano in causa su un presunto giro di denari e finanziamenti che vedrebbbe coinvolte le sue aziende, il centrista Alfio Marchini, passa al contrattacco e querela con una maxirichiesta di danni: “In relazione all’articolo pubblicato sul quotidiano ‘La Repubblica’ a firma di Fabio Tonacci e Francesco Viviano, è stato dato mandato ai legali di adire un’azione risarcitoria complessiva di 30 milioni di euro. “Malgrado le precisazioni fornite – ha aggiunto Marchini – nel testo sono ancora contenute falsità e gravi omissioni che hanno creato e continuano a creare gravi danni materiali e morali a persone e società, alcune delle quali tra l’altro quotate in borsa. In particolare nell’articolo odierno, i giornalisti riportano: ‘Il gruppo Marchini ha ottenuto in tale maniera 60 milioni di euro nonostante la Popolare di Vicenza avesse già erogato un credito di 75 milioni di euro che non era riuscita a recuperare…..’. Premesso che – come già più volte ribadito direttamente e pubblicamente, sono indicate erroneamente società descritte come facenti parte del gruppo Marchini o riconducibili ad Alfio Marchini- per quanto riguarda il prestito dei 75 milioni, non solo alla data delle suddette operazioni (i famosi 60, erogati da fondi ufficiali, e che certamente né Marchini né il management erano a conoscenza che fossero al 100% della banca) la posizione non era a incaglio ma la società aveva già pagato regolarmente circa 6 milioni di euro di interessi. Piuttosto nell’articolo si continua ad omettere premeditatamente – nonostante i giornalisti siano stati direttamente informati da Marchini- di come la società Lujan al pari di migliaia di azionisti è parte lesa nei confronti della banca per aver visto evaporare l’investimento fatto nel capitale della banca stessa. Danno ancor più grave perché arrecato utilizzando liquidità della società”. 
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