Caso Regeni, nuove frizioni Italia-Egitto. Difficoltà gravi nella cooperazione investigativa

Caso Regeni, nuove frizioni Italia-Egitto. Difficoltà gravi nella cooperazione investigativa

Nuovo capitolo e nuova dura presa di posizione della Farnesina sul caso Regeni, il giovane ricercatore italiano assassinato in circostanze tutte da chiarire in Egitto. A parlare è il ministro degli Esteri Gentiloni che chiede garanzie alle autorità di quel paese: “La cooperazione con il nostro team investigativo può e deve essere più efficace. Gli investigatori italiani non possono essere solo informati: devono avere accesso ai documenti sonori e filmati, ai reperti medici, agli atti del processo in possesso della Procura di Giza. Proprio oggi il governo italiano trasmetterà richieste specifiche e dettagliate su questo attraverso gli opportuni canali diplomatici”, aggiunge Gentiloni. E conclude: “Il passare del tempo non ci farà desistere. Pretendiamo la verità”. Gentiloni ha anche ritenuta inattendibile la pista che alcuni media egiziani hanno evocato in queste ore: quella delle vendetta personale. Questa ipotesi si sarebbe diffusa dopo che alcuni residenti del quartiere dove abitava Regeni, hanno parlato dei suoi contatti quotidiani e decisamente normalissimi con gli egiziani residenti. Solo questo, per una parte, probabilmente deviata delle autorità di polizia, avrebbe portato all’ipotesi, come detto, della vendetta personale. Anche su questo punto Gentiloni ha ribadito la posizione italiana: “L’Italia chiede semplicemente ad un paese alleato la verità e la punizione dei colpevoliNon ci accontenteremo di una verità di comodo ne’ di piste improbabili, come quelle evocate dal Cairo”. 

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