Trivelle, sì della Consulta al Referendum. L’ironia del Governatore della Puglia: “Renzi sia contento”

Trivelle, sì della Consulta al Referendum. L’ironia del Governatore della Puglia: “Renzi sia contento”

La Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile la richiesta di un referendum e improcedibili altre cinque richieste in materia di ricerca, prospezione e trivellazioni marine. Per questi ultimi, la Corte costituzionale non ha potuto che prendere atto della pronuncia dell’ufficio centrale per il referendum della Cassazione che aveva dichiarato: ‘Non hanno più corso le operazioni concernenti le prime cinque richieste referendarie’, dichiarando conseguentemente l’estinzione del giudizio”. In particolare, secondo la nota diffusa dall’ufficio stampa della Consulta “il quesito ammesso è l’unico del quale l’ufficio centrale per il referendum ha affermato la legittimità sulla base della normativa sopravvenuta (la Legge di stabilità 2016). Nella nuova formulazione il referendum viene pertanto ad incentrarsi sulla previsione che le concessioni petrolifere già rilasciate durino fino all’esaurimento dei giacimenti, in tal modo prorogando di fatto, come rilevato dall’ufficio centrale per il referendum, i termini già previsti dalle concessioni stesse. La sentenza sarà depositata entro il 10 febbraio, come previsto dalla legge”.

La palla rimbalza pesantemente sulla scrivania di Palazzo Chigi

Ora la palla rimbalza sulla scrivania di Palazzo Chigi che, in attesa della decisione della Consulta, aveva già pensato ad un provvedimento di modifica al cosiddetto Sblocca Italia, provvedimento che dovrebbe intervenire sulla durata delle trivellazioni, che è proprio al centro dell’unico referendum dichiarato ammissibile. I quesiti proposti come detto erano sei, ed in un primo momento l’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione li aveva accolti tutti. Ma il governo ha introdotto una serie di norme nella legge di Stabilità che hanno messo mano alla materia.

Va detto, inoltre, che il voto è stato richiesto da ben nove Consigli regionali (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) direttamente interessati alla vicenda, perché attori protagonisti nel territorio dove operano le società di ricerca e sfruttamento delle risorse energetiche. Immediate le reazioni alla decisione della Consulta.

Fratoianni (Sinistra Italiana): “Buona notizia per l’Italia del bene comune”

 

“La sentenza della Corte Costituzionale che autorizza il referendum sulle trivellazioni è una buona notizia per l’Italia del  bene comune”. Lo afferma Sinistra Italiana con Nicola Fratoianni. “Dopo i maldestri tentativi del governo Renzi di svuotare i quesiti referendari  – prosegue il coordinatore di Sel – e dopo aver svenduto per pochi spiccioli i nostri splendidi mari alle compagnie petrolifere, saranno ora i cittadini e le cittadine italiani a dire la loro. Saranno finalmente gli italiani – conclude Fratoianni – a decidere se si vuole distruggere il nostro patrimonio ambientale e i nostri mari per inseguire il petrolio ed un modello di sviluppo inquinante , sbagliato e ormai arretrato.

Il Presidente della Regione Puglia Emiliano: “La campagna referendaria inizia subito”

Emiliano: “Campagna referendaria comincia subito” – Il premier Matteo Renzi “dev’essere contento perché quando il popolo irrompe sulla scena della democrazia, chi è iscritto al Partito democratico dev’essere contento per definizione”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, commentando con i giornalisti la decisione della Consulta sul referendum anti trivelle. “La campagna referendaria contro le trivelle”, ha aggiunto, “comincia subito. Renzi sia contento”.

Le organizzazioni ambientaliste in coro: “Fallito il piano del Governo sul Referendum”

“Fallito il piano del governo sul  referendum” – Soddisfatte le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e Wwf. “La Corte Costituzionale respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia, e rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa”.

 

 

 

 

 

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