Renzi sempre più ostaggio della destra sui diritti. Il Pd schizofrenico sul reato di clandestinità. Giudici e società civile delusi dal premier

Renzi sempre più ostaggio della destra sui diritti. Il Pd schizofrenico sul reato di clandestinità. Giudici e società civile delusi dal premier

Non è certo per caso se Matteo Renzi nella prima e-news del 2016 elimina dalle priorità dell’agenda politica due questioni di diritto e di civiltà: le unioni civili, con la stepchild adoption, e la depenalizzazione del reato di clandestinità. Dopo aver esaltato le magnifiche sorti e progressive del suo governo tra riforme costituzionali e provvedimenti economici; dopo aver bacchettato la stampa, colpevole di aver dato spazio ai “gufi”; dopo aver annunciato un viaggio a Losanna per sostenere la candidatura olimpica per il 2024; dopo aver dettato l’ordine del giorno della Direzione Pd del 22 gennaio esclusivamente concentrata sulle amministrative, Renzi chiude assicurando che “il meglio deve ancora venire”. Quale sia questo meglio, non ci è dato sapere.

Dall’agenda politica di Renzi, restano assenti i due temi fondamentali per lo Stato di diritto. La vittoria di Alfano

Fatto è che dall’agenda politica spariscono due temi fondamentali per lo Stato di diritto. Sembra che sul congelamento del decreto per la depenalizzazione abbiano pesato considerazioni elettorali: “si perdono voti”, pare abbia detto Renzi ai suoi più stretti collaboratori del “Giglio magico”. E sulla stepchild adoption, ovvero sulla possibilità di adottare la prole del partner in una coppia omosessuale, Renzi ha evidentemente ceduto alle pressioni del finto cattolicesimo oltranzista, presente in forze anche nel Pd. E non è neppure un caso se sia proprio il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano a cantar vittoria. Una valanga di comunicati stampa e twit di esponenti più o meno di primo piano dell’NCD pongono l’accento sul fatto che quel partitino è stato determinante nelle scelte del governo. Il punto politico è dunque una sorta di inseguimento da parte del governo Renzi e del Pd ai diktat della destra, trascurando questioni decisive in fatto di Stato di diritto. Renzi e Pd, sollecitati da Alfano e dai suoi, gareggia, nei fatti, sullo stesso terreno della Lega di Salvini, che ha il copyright sia sulle Unioni civili che sul reato di clandestinità. È una precisa scelta strategica di campo, quella compiuta da Renzi, sia in vista delle prossime elezioni amministrative di giugno, che soprattutto in vista del referendum confermativo delle riforme costituzionali in ottobre. Su quest’ultimo è ovvio che peserà grandemente la posizione e la mobilitazione dell’alleato di governo (e dei fuoriusciti da Forza Italia, sul modello Verdini-Bondi). Perciò, Alfano può liberamente fare la voce grossa, sparare fucilate contro la legge sulle unioni civili e la stepchild adoption, imporre il ritiro del decreto per la depenalizzazione del reato di clandestinità, rivendicare a sé il merito per la cancellazione dell’articolo 18 e per quell’obbrobrio del Jobs act: il ricatto contro Renzi funziona, e la parte più intelligente e progressista del Pd appare nuovamente in grave difficoltà.

Dopo i magistrati, il ministro Orlando e la Chiesa di Migrantes, anche Amnesty International ricorda al governo l’impegno di depenalizzare imposto dal Parlamento

Sull’abolizione del reato di clandestinità non sono bastate le ragionevoli dichiarazioni di magistrati antimafia e di altissimi prelati impegnati coi migranti, per i quali non solo l’Italia è fuorilegge dal punto di vista delle regole europee, ma anche dal punto di vista dello Stato di diritto, perché la clandestinità è uno status, e non può essere considerato un reato, che è un atto, un fatto. Perfino dal punto di vista delle regole processuali, dicono i giudici, è più conveniente evitare 400mila procedimenti contro i clandestini, che trasformano tutti i clandestini in imputati, che non portano alcun progresso nelle indagini contro le mafie degli scafisti e dei trafficanti. E non è bastata neppure la posizione dello stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando, favorevole alla cancellazione, così come di segmenti importanti del Partito democratico. E neppure l’ultimo comunicato di Amnesty International è riuscito a fare breccia nella granitica decisione di Palazzo Chigi: il reato di clandestinità “è aberrante dal punto di vista dei diritti umani in quanto punizione non di un comportamento ma di una condizione”. Amnesty ricorda che “nell’aprile 2014 il Parlamento aveva dato 18 mesi di tempo al governo per depenalizzare il reato d’ingresso irregolare”. Il tempo è praticamente e abbondantemente scaduto, e sarebbe opportuno che i presidenti delle Camere assumano un’iniziativa forte nei confronti di Palazzo Chigi, richiamando il governo al rispetto degli impegni parlamentari. È una elementare regola democratica, in una Repubblica parlamentare.

Scotto, capogruppo Sinistra Italiana-Sel, parla di “cedimento culturale”

Il capogruppo di Sinistra Italia-Sel, Arturo Scotto, lancia un’interpretazione condivisibile: “Mi auguro che questo rinvio non significhi l’abbandono definitivo di abolire il reato di immigrazione clandestina, magari sulla base di qualche calcolo dettato dai sondaggi. Sarebbe un cedimento culturale, prima ancora che politico, alla Lega di Salvini e alla destra. L’abolizione del reato di immigrazione clandestina – prosegue l’esponente di Sinistra Italiana – era nel programma di Italia Bene Comune. Quella norma si è rivelata nel tempo sbagliata e inefficace, come dice lo stesso procuratore nazionale Antiterrorismo Franco Roberti. Una pura e semplice bandierina della destra da agitare in campagna elettorale. Bandierina – conclude Scotto – che mi auguro Renzi e il Pd non usino anche loro a fini elettorali”.

Le posizione schizofreniche nel Partito democratico

All’interno del Partito democratico, le posizioni sono schizofreniche. Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, scrive su Facebook: “”La doppia verità sul reato di immigrazione clandestina. Tutti hanno chiaro che il reato di immigrazione clandestina non serve a niente e anzi ostacola la magistratura nel suo lavoro di lotta agli scafisti e ai mercanti di corpi. Ma siccome la Lega strumentalizza e attacca, allora non si abolisce. Così – aggiunge – la politica dà una patente di stupidità agli italiani. Che stupidi non sono”. È una evidente legnata alle motivazioni di Alfano e di Renzi. Ci auguriamo che il governatore Rossi sappia far valere questa posizione ai piani alti del Nazareno e di Palazzo Chigi.

Incredibile appare invece la posizione di David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, il quale afferma in un’intervista al Corriere della Sera che “così com’è ora, il reato di immigrazione clandestina non ha senso”, tuttavia “non si può ridurre tutto a un sì o a un no. È un problema complesso: il reato di clandestinità va affrontato, ma meglio farlo nella riforma del sistema penale. Serve una soluzione di mezzo, intelligente. Valutiamo i tipi di condotta. Per alcuni va abolito, per altri rafforzato”. Ma se i maggiori giuristi, i tribunali europei, le organizzazioni umanitarie e lo stesso Parlamento italiano sostengono che la clandestinità non si può punire perché altrimenti si lede lo Stato di diritto, come si può introdurlo addirittura nel Codice penale? Ermini usa un espediente astuto: fa decadere una questione di diritto in una questione da azzeccagarbugli. Non male. E neppure convincenti appaiono le parole di Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, per il quale il governo “fa bene a prendersi una pausa di riflessione su questo argomento: non possiamo dare messaggi sbagliati a una opinione pubblica frastornata e sempre più impaurita, e che ha come percezione fondamentale il crescere della violenza e della propria insicurezza. Si rende necessario un ripensamento generale sul tema della certezza della pena e diventa indispensabile cancellare una immagine di una giustizia con le porte girevoli delle prigioni”. Ora, è la conclusione del ragionamento di Cesare Damiano che fa venire la pelle d’oca. Dopo aver elencato una serie di atti violenti commessi dai clandestini, Damiano conclude: “La sinistra, che ha sempre avuto a cuore il destino degli ultimi, non può chiudere gli occhi di fronte a questa nuova e drammatica realtà che non può più essere giustificata con un buonismo anacronistico”, conclude. Francamente, a noi sarebbe sembrato più utile che Damiano, da presidente della Commissione Lavoro e da ex ministro del Lavoro, parlasse della schiavitù moderna che costringe decine di migliaia di migranti clandestini nelle campagne italiane a una o due euro l’ora. Altro che buonismo anacronistico.

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