Il caso Carrai che imbarazza Palazzo Chigi, l’affiliazione di Verdini e la lettera sconcertante di Bisignani. Tornano antichi misteri?

Il caso Carrai che imbarazza Palazzo Chigi, l’affiliazione di Verdini e la lettera sconcertante di Bisignani. Tornano antichi misteri?

Esiste un affaire Marco Carrai che imbarazza l’inquilino, temporaneo, di Palazzo Chigi? Evidentemente sì, dal momento che nel corso della seduta alla Camera dedicata alle interpellanze parlamentari la ministra Boschi non ha inteso rispondere agli interrogativi legittimi posti da Francesco Ferrara di Sel. Anzi, la replica della ministra si è rivelata lacunosa su molti punti, e burocratica su altri.

Cosa aveva chiesto Sel attraverso l’interpellanza firmata da Francesco Ferrara? Intanto, si cercava di sapere quali fossero le strategie del governo, si legge nell’interpellanza, “per rafforzare la sicurezza informatica del Paese”. La questione dell’intelligence informatica è diventata centrale dopo le vicende drammatiche di Parigi di gennaio e novembre 2015 e in virtù della consapevolezza ormai diffusa che parte dell’arruolamento nelle milizie jihadiste, estremiste e radicali, avviene attraverso il web. Dunque, non è affatto scontato il ruolo che avrà l’ufficio responsabile del controllo informatico. Infatti, chiede Ferrara: “create un’agenzia ad hoc da affidare a Marco Carrai? Tale struttura sarà controllata dal Parlamento attraverso il Copasir o risponderà alla Presidenza del Consiglio? Sarà un’agenzia privata? Come si relazionerà con le Agenzie esistenti? Quale sarà il suo campo d’azione?”. Come si vede, una serie di interrogativi legittimi e centrali, che fanno emergere la preoccupazione di un rinnovato centralismo dell’esecutivo e degli apparati di Palazzo Chigi, rispetto alle attività di controllo parlamentare già svolte dal Copasir. La sicurezza informatica è questione democratica, e dunque andrebbe affidata al Parlamento, ovvero all’insieme dei rappresentanti del popolo, e non può essere appaltata ad agenzie private. Inoltre, come già accaduto per altre nomine dal valore strategico, dalla Rai alla rappresentanza diplomatica in seno alla UE, la tendenza dell’inquilino, temporaneo, di Palazzo Chigi è quella di attribuirle a membri della ristretta cerchia del “giglio magico”. Come un’ameba, Palazzo Chigi si nutre ormai dell’intero apparato dello stato, e le agenzie della sicurezza, civili e militari, non potevano restarne fuori. Il punto politico è dunque relativo alla clamorosa proposta di affidare a Marco Carrai la direzione della cyber security nazionale. Nell’interpellanza di Ferrara il riferimento a Carrai è esplicito e preoccupato: la sua nomina “avverrebbe per consegnare nelle mani del presidente del Consiglio tutto il flusso delle intercettazioni?”. E infine, “essendo Carrai proprietario di aziende private nella sicurezza cibernetica,per ricoprire un incarico pubblico così delicato, non dovrebbe vendere le sue attività”?

Marco Carrai è titolare o socio di una decina di aziende, alcune delle quale operano nel settore strategico della sicurezza informatica. Nella sua replica, la ministra Boschi ha affermato, minimizzandone il ruolo, che in fondo si tratterebbe solo “di una consulenza tecnica”, ed ha esaltato l’autonomia di Palazzo Chigi ad affidare consulenze secondo parametri propri. Naturalmente, ha evitato di portarsi sul terreno, per lei scosceso, della sensibilità e della delicatezza della gestione della sicurezza informatica, ed ha evitato accuratamente di dare risposte istituzionalmente e politicamente credibili agli interrogativi posti da Ferrara. Insomma, qui non si tratta di appaltare un sistema informatico per Palazzo Chigi, magari aggiornandone hardware e software, qui si tratta di informazioni sensibili e riservate da cui dipendono i destini, individuali e collettivi, di tante persone. Perciò, è affare supremo degli organismi dello Stato, pubblici e non deviati. E crediamo che Palazzo Chigi sappia molto bene che così stanno le cose. Ma allora perché sottoporsi all’imbarazzo dell’affaire Carrai? C’è una guerra sotterranea con gli attuali apparati di intelligence? C’è un conflitto con l’attuale responsabile politico della gestione della sicurezza interna, il sottosegretario Marco Minniti? Come stanno davvero le cose?  In uno Stato democratico, il governo ha il dovere di informare su questioni così centrali e delicate. A meno che non abbia ragione una persona che di questi misteri italiani è stato protagonista per decenni, con la complicità di parte del potere politico: quel Luigi Bisignani, fondatore e guida di tutte le logge coperte segrete, e memoria storica delle vicende più controverse della nostra Repubblica. In una lettera inviata al presidente Renzi e pubblicata dal quotidiano Il Tempo (e dove altro, se no?), dal titolo “Caro Renzi non commettere l’errore di Giulio”, Bisignani parla esplicitamente di “tintinnio di massoneria”. Il tono della lettera è da “consigli ai naviganti”, e si presta a letture sottotraccia. Perciò, la citiamo qui solo come curiosità, e come “monito” inviato a Renzi per le sue “monellerie”. In sostanza, Bisignani invita Renzi a lasciar perdere, nelle nomine, nei conflitti con la Germania e con la Ue, nel contrasto con la Mogherini, e soprattutto nell’affidarsi al “triangolo magico”, nel quale vi è Carrai, perché si sta mettendo in piedi una congiura “massonica” (di quale massoneria?) contro di lui. Le ultime due righe di Bisignani sono un capolavoro della letteratura dell’ambiguità: l’uomo dai mille poteri e dai mille scheletri negli armadi del potere, dice a Renzi che “la fedeltà non è un’ancora a cui aggrapparsi. Meglio dei radar che le facciano riprendere la rotta in tempo e prima che le sue donne e i suoi uomini cerchino riparo nelle scialuppe di salvataggio”. Cosa sa Bisignani delle donne e degli uomini di Renzi pronti a lasciarlo, qualora dovesse mettersi male? E soprattutto, perché Renzi, sempre così pronto e loquace, ha deciso di non replicare, anche a muso duro, alle provocazioni di Bisignani? C’è un sapore di antico nell’aria, di inquietante, che rende il verbo usato da Denis Verdini, “affiliarsi” al Pd non un errore, ma un dato di fatto?

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.