Cgil. Assemblee in tutta Italia per discutere la “Carta dei diritti fondamentali del lavoro”. Verso una legge di iniziativa popolare

Cgil. Assemblee in tutta Italia per discutere la “Carta dei diritti fondamentali del lavoro”. Verso una legge di iniziativa popolare

Debutta a Firenze l’iniziativa della Cgil per la “Carta dei diritti fondamentali del lavoro” destinata a diventare una proposta di legge di iniziativa popolare e succedere allo Statuto dei lavoratori devastato dal governo Renzi. Verrà presentata per la prima volta il 12 gennaio nella città Toscana. Una grande assemblea regionale e poi dal 18 la consultazione in tutta Italia. Perché proprio nel capoluogo toscano dove Renzi ha costruito le sue fortune con la serie delle Leopolde, nelle quali si è respirata  respira l’aria infetta  dell’antisindacalismo? C’è forse una coincidenza, magari non voluta, di presentare il nuovo Statuto nella tana del lupo che vede la Cgil come il nemico numero uno? Una sfida simbolica, ma non troppo? In Cgil non raccolgono. La posta in gioco, i diritti dei lavoratori, è troppo grande, importante, al di là del renzismo. Richiamando Dante, il grande fiorentino in giro per l’Inferno insieme a Virgilio, verrebbe da dire “non ragioniam ( la parola esatta  è questa e no non ti curar, ndr) di loro ma guarda e passa”.

A Firenze la prima grande iniziativa. Un messaggio chiaro, importante, che parte dalla base dei lavoratori

Sarà una grande iniziativa – dice Dalida Angelini, segretaria generale della Cgil Toscana – abbiamo coinvolto tutte le Camere del lavoro della regione. La Conferenza di organizzazione 2015 ha infatti deciso di allargare i propri organismi dirigenti alla partecipazione attiva dei lavoratori. Su questo fronte, noi vogliamo mandare un messaggio chiaro, perché ciò che la Cgil sta mettendo in campo è una proposta importantissima, che deve appunto partire dalla base dei lavoratori, quindi dai luoghi di lavoro e dalle Camere del Lavoro”. Non a caso si terrà ( 9,30-13) all’Obihall, un grande teatro, 2300 posti che ha preso il posto del vecchio “Tenda”. Da Firenze il testo approvato dal Direttivo della Cgil partirà per arrivare a tante assemblee previste in tutta Italia nelle quali i lavoratori si dovranno pronunciare su due quesiti: uno chiede l’approvazione del testo, l’altro il mandato a proporre referendum abrogativi delle leggi che per il sindacato hanno deregolamentato il lavoro. In sintesi, i capitoli del testo che contiene 90 articoli riguardano: diritto alla maternità-paternità, a una pensione dignitosa, agli ammortizzatori sociali, no ai licenziamenti illegittimi. Questo, per tutti i lavoratori, e non solo per alcune tipologie come adesso: subordinati, atipici, autonomi, pubblici e privati, di qualsiasi impresa.

Baseotto: riconoscimento di uguali diritti che riguardano anche il lavoro parasubordinato e autonomo

Sono  questi alcuni dei punti della Carta dei Diritti universali del lavoro, varata dalla Cgil nazionale, il cui filo conduttore è il riconoscimento di eguali diritti per tutti, a prescindere dalla collocazione nei diversi settori produttivi e nelle singole aziende, e dalla condizione momentanea dei singoli dipendenti. Subito dopo la consultazione, dal 18 gennaio al 19 marzo  il testo  diventerà una proposta di legge di iniziativa popolare.  “Non vogliamo rincorrere il passato, ma ricostruire un diritto del lavoro che negli ultimi anni è stato strapazzato da interventi legislativi – dice Nino Baseotto, segretario confederale della Cgil –  che non hanno tutelato la parte più debole”. La cosa più importante, una novità assoluta per quanto riguarda il Diritto del Lavoro “è la sfera di applicazione della proposta che riguarda tutto il lavoro, non solo quello dipendente, ma anche quello parasubordinato e autonomo”. Tra gli aspetti più rilevanti si segnala il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento disciplinare ingiusto anche nelle aziende con meno di 15 dipendenti. “Un ripristino e un allargamento – prosegue Baseotto – di quanto era previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, cancellato dal Jobs Act con il decreto sul contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti. Dal reintegro automatico in caso di licenziamento senza giusta causa saranno escluse solo le aziende con meno di cinque addetti, per le quali il giudice potrà decidere se comminare il reintegro o un risarcimento. Riguardo i licenziamenti con motivo ‘economico’, se considerati illegittimi saranno sanzionati con un risarcimento collegato alla retribuzione”. Obiettivo della Cgil è anche quello  di rafforzare la tutela processuale cancellando il contributo unificato (per chi intraprende una causa di lavoro), di rendere accessibile a tutti la giustizia del lavoro e di “ripristinare il ruolo del giudice nella valutazione della proporzionalità della sanzione”. L’iniziativa della Cgil ha un valore certamente “sindacale”, insieme alle nuove regole per la contrattazione, una proposta Cgil, Csl, Uil per un “moderno sistema di relazioni industriali” fondato sulla contrattazione, a partire da quella nazionale, la partecipazione e le regole.  Sindacale nel senso lato della parola e, insieme politico, sempre  nel senso originale di questa parola caduta in disuso. I lavoratori con le tre grandi centrali sindacali si fanno “stato”, propongono non solo la giusta difesa dei diritti conquistati dai lavoratori, ma riaffermano valori che riguardano l’intero sistema democratico, la difesa e l’attuazione della Costituzione proprio mentre c’è chi la smantella.

Rispetto alla Statuto stracciato dal governo ci sono passi avanti di grande valore sindacale e politico

Rispetto al vecchio Statuto, stracciato dal governo, ci sono passi avanti di grande valore e significato che il legislatore, allora, non ebbe la forza o la volontà  di affrontare. Ricordiamo che lo Statuto voluto dal ministro socialista Brodolini e da Gino Giugni, fa seguito alle grandi lotte del 1968, quando gli operai fanno saltare il coperchio delle discriminazioni sindacali e politiche, leggi in particolare Fiat, tornano in campo e pongono il problema dei diritti, ancor prima di quello del posto di lavoro. Lo Statuto contribuì a rendere il clima meno incandescente e a garantire i diritti sindacali anche se si prevedeva  una diversificazione fra grandi, piccole e medie aziende arrivata fino a giorni nostri. Lo statuto fu votato da Psi, Dc e Partito liberale allora all’opposizione. Il Pci si astenne, critico in particolare sulla parte che riguardava il rispetto dei diritti civili e politici e la divisione fra le aziende in base al numero dei dipendenti.  Si legge  nel volantino che sarà distribuito in tutte le assemblee che obiettivo della Cgil è innovare gli strumenti contrattuali “preservando quei diritti fondamentali riconosciuti senza distinzione a tutti perché inderogabili e universali”.

Fra i diritti, libertà di espressione, sicurezza e riposo, pari opportunità, apprendimento, qualità della vita

Diritti che vanno dal compenso “equo e proporzionato” alla “libertà di espressione”, dal diritto alla sicurezza al diritto al riposo, ma anche alle pari opportunità e all’apprendimento permanente. Alla qualità della vita, insomma, parole scomparse dal vocabolario del lavoro. Infine, il principio fondamentale di giustizia nel lavoro: “Se un licenziamento è illegittimo, la sanzione per l’impresa deve avere un effetto ‘deterrente’, cioè scoraggiare comportamenti scorretti a danno dei lavoratori”. E Confindustria inorridisce. Così come Renzi Matteo non mancherà di parlare di “gufi”, di radical chic, di intellettuali da salotto leggendo il richiamo alla “libertà di espressione”. A Marchionne il maglioncino girocollo diventerà un po’ troppo stretto.

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