Sicurezza antiterrorismo, tutti i numeri messi in campo dall’Italia. Ma il rischio sono i soft target

Sicurezza antiterrorismo, tutti i numeri messi in campo dall’Italia. Ma il rischio sono i soft target
Tutti i Paesi europei si blindano. Dopo gli attacchi alla Francia, misure di repressione e prevenzione sono ormai nell’agenda operativa di ogni governo. Tra i più esposti alle azioni criminali del cosiddetto ‘Califfato’ c’è naturalmente l’Italia e la Città del Vaticano, che restano gli obiettivi più appetibili del crimine che veste in nero. Una lunga serie di disposizioni sta interessando in queste ore i Comandi delle nostre forze dell’ordine, che sono chiamate a governare possibili emergenze. Purtroppo è quasi impossibile anticipare le mosse dei terroristi, Roma e l’Italia non sono a rischio zero e le informative dei servizi alleati fanno pensare che a seguito di quanto accaduto in Francia, il passo successivo dei terroristi potrebbe essere proprio l’Italia. Il ‘Califfato’ dopo gli attacchi concentrici che ne limitano ormai i movimenti in Siria e nelle altre regioni dove avevano allungato gli artigli, ha necessità di visibilità. Senza i boia che tagliano le gole agli occidentali rapiti, l’unico messaggio che può attrarre nuova linfa e militanti, è colpire l’Occidente nelle sue città e nei suoi interessi, anche i meno importanti come i teatri ed i bistrot di Parigi. In queste ore l’Italia ha varato una lunga serie di misure, molte note, ed altrettante assolutamente riservate.
 
Già dispiegati a Roma altri 700 militari, ora sono duemila e con le altre forze dell’ordine sfiorano le 30mila unità
 
Quello che si sa è quanto detto dal ministro degli Interni, Alfano, che ha annunciato ieri lo spiegamento di oltre 700 militari nella Capitale, che vanno ad aggiungersi alla forza già in essere di 1300 uomini. A questi vanno poi aggiunti i carabinieri, poliziotti e finanzieri, che, guardando alle aliquote, porterebbero il numero dei nostri uomini e donne della sicurezza ad oltre 24 mila unità. Numeri importanti, che descrivono come l’attenzione sui rischi sia elevatissima. A questi, se non ci saranno e lo speriamo, problemi, andranno ad aggiungersi altri 2500 uomini a partire dal giugno 2016. Va detto però che tale mobilitazione di uomini e mezzi potrebbe rivelarsi insufficiente nel contrasto della follia degli uomini in nero. Purtroppo, infatti, gli obiettivi non sono più i luoghi di culto, le ambasciate, le sedi politiche, le infrastrutture (porti ed aeroporti) e tutto quello che può far entrare in crisi un Paese, ma i cosiddetti soft target, che sono assolutamente imprevedibili da presidiare.
 
Rafforzate le misure di sicurezza per musei e luoghi di culto. Monitorati i luoghi simbolo di S. Francesco e quelli di S. Pio
 
Tranne i musei ed alcuni rilevanti luoghi di culto, come celebri santuari e cattedrali, vogliamo ricordare che sono già monitorati ed attenzionati tutti i luoghi di S. Francesco, la Basilica di Sant’Antonio di Padova, il Santuario e la Casa della Divina Provvidenza di San Pio da Pietrelcina, ma nell’elenco potremmo continuare per alcune ore. Il problema è quello che è assolutamente impossibile mettere in sicurezza le cosiddette ‘Piazze del terzo millennio’, i centri commerciali, che ogni giorno sono frequentate da migliaia di persone e tra queste le preferite come vittime dei criminali in nero. È chiaro che in queste ore molto viene fatto. Insieme alla vigilanza istituzionale, molte strutture hanno deciso di potenziare l’impiego della vigilanza privata. Questo è il quadro di una situazione grave e decisamente difficile da governare.
 
L’Enac ha disposto controlli stringenti negli scali aeroportuali. Anche i Porti avranno più attenzioni
 
Quanto alle altre misure rese operative in queste ore, ci sono quelle disposte dall’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, che ha reso noto, “oltre all’innalzamento delle misure di sicurezza in tutti gli aeroporti nazionali reso operativo dalla notte tra il 13 e il 14 novembre a seguito degli attentati di Parigi, ha disposto un incremento delle proprie attività di vigilanza negli scali. L’Ente, infatti, ha dato indicazioni ai Direttori Aeroportuali affinché aumentino le attività di vigilanza e controllo effettuate attraverso i propri ispettori aeroportuali, addetti alle verifiche sull’applicazione delle misure di security da parte delle società incaricate. Le attività degli ispettori aeroportuali si aggiungono a quelle eseguite dal Nucleo Centrale Ispettivo che svolge, per conto della Direzione Generale, ulteriori accertamenti in tutti gli scali aperti al traffico commerciale per verificare la rispondenza delle misure di security previste sia dal Piano Nazionale di Sicurezza, sia dalla normativa comunitaria di riferimento. Durante il fine settimana in tutti gli aeroporti sono state attuale le misure aggiuntive richieste dall’Enac in coordinamento con le Istituzioni preposte alla pubblica sicurezza. Le operazioni aeroportuali si sono svolte senza particolari criticità, anche se i tempi di attesa ai controlli sono stati più lunghi in considerazione dei passaggi aggiuntivi richiesti dell’incremento delle misure. Si rinnova, pertanto, l’invito ai passeggeri in partenza dagli scali italiani a recarsi negli aeroporti in anticipo rispetto ai tempi normalmente previsti”. Va detto, infine, che anche le nostre strutture portuali sono ormai messe sotto stretta sorveglianza. Tutti i principali snodi nazionali, con particolare attenzione a quelli che ospitano l’attracco e la partenza delle navi da crociera, sono finiti nella lista degli obiettivi considerati a rischio.
Patitucci (Silp Cgil): “Verso il Giubileo con risorse insufficienti. A Roma mancano 1850 poliziotti”
 
Quanto alle misure di prevenzione da registrare la dura presa di posizione del segretario generale di Silp Cgil di Roima e del Lazio Antonio Patitucci, che contesta le politiche del Governo: “Passato il momento del cordoglio e della solidarietà per le numerose vittime dell’attentato terroristico avvenuto in Francia – fa sapere in una nota Patitucci-le responsabilità dei singoli attori che si occupano di sicurezza impongono un’attenta analisi. Analisi necessaria per recuperare il tempo perduto e invertire l’attuale politica di Governo in materia. Purtroppo, dopo simili tragedie, appare troppo facile ricordare che la sicurezza è un bene assoluto, fondamentale per ogni democrazia, società, cultura ed economia. Considerarla un costo, con conseguenti tagli lineari, come questo Governo sta facendo, significa aggravare i presupposti di gravi rischi sociali e conseguenti danni economici. A oggi – continua – si sta affrontando il Giubileo con risorse assolutamente insufficienti, con un apparato sicurezza in difficoltà, che prevede un presunto rinforzo di 400 agenti trasferiti e 95 aggregati, a fronte di una carenza di organico della Questura di Roma di circa 1850 uomini, con una condizione del parco auto disastrosa, giubbotti antiproiettili in fase di scadenza, caschi Ubot vetusti e insufficienti, tecnologie inesistenti o quasi. Al momento non sono previsti sottufficiali, assolutamente carenti nella polizia romana e fondamentali per attività di coordinamento e di investigazione. Di fronte a tutto questo, l’impiego dei militari significa sprecare i pochi soldi stanziati per il Giubileo per buttare fumo negli occhi ai cittadini. I militari non hanno una formazione professionale specifica per fare prevenzione e sicurezza. Il loro impiego è un surrogato per coprire le falle delle politiche di Governo in questo campo. Quanto diciamo – aggiunge – trova conferma nella recente legge di Stabilità che in materia di sicurezza non prevede investimenti ma ulteriori tagli per l’organico della Polizia di Stato e la chiusura di alcuni settori di specialità. Certamente la Capitale ha una polizia capace e altamente professionalizzata che da tempo, con il sacrificio dei singoli, nasconde le falle strutturali dell’apparato sicurezza romano. Ma oggi il terrorismo internazionale, al di là delle campagne e degli spot elettorali, ci impone una maggiore concretezza riguardo agli investimenti necessari a salvaguardare il nostro modello di democrazia e libertà”.
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