Putin e Obama: 94 minuti nel gelo della nuova Guerra Fredda. Si decide il destino del Medio Oriente. Senza l’Europa

Putin e Obama: 94 minuti nel gelo della nuova Guerra Fredda. Si decide il destino del Medio Oriente. Senza l’Europa

Complicato faccia a faccia tra Barack Obama e Vladimir Putin nella notte italiana, tre ore dopo i loro discorsi all’Assemblea generale dell’Onu a New York. Il vertice Obama-Putin è durato ben 94 minuti, mezzora più del previsto dall’agenda diplomatica. In gioco, il destino del Medio Oriente, tra la Siria di Assad e le milizie del Califfato di Al-Baghdadi.

Parlando coi giornalisti, Putin ha affermato che con Obama avrebbe trovato un terreno comune per metter fine alla guerra civile che insanguina la Siria da quattro anni e che ha provocato la morte di 250.000 persone e l’abbandono del Paese di almeno 10 milioni di siriani. Putin ha descritto la conversazione con Obama come “molto costruttiva, impegnativa e franca”. “Avevamo punti in comune e delle differenze”, ha spiegato Putin, “credo che vi sia ancora un modo per lavorare assieme sui problemi che sono dinanzi a noi”. Putin ha comunque mantenuto il punto fermo sul presidente siriano Assad. Nel corso dei loro discorsi all’Assemblea generale Onu, Obama e Hollande avevano chiesto esplicitamente a Putin di collaborare per la rimozione del dittatore siriano, “colpevole di migliaia di morti civili e innocenti”, ha detto Obama. Putin ha invece risposto: “rispetto i miei colleghi, il presidente Usa e il presidente francese, ma non credo che siano cittadini siriani, così non penso proprio che essi possano decidere su chi debba comandare in Siria”. Di fatto, è l’ufficializzazione del tentativo di Putin di fare della Siria di Assad una sorta di avamposto mediorientale e di protettorato russo, anche alla luce della costruzione di nuove basi e dell’invio di contingenti militari. Maggiore flessibilità rispetto a quanto aveva affermato nel discorso all’Onu, Putin l’ha mostrata a proposito il progetto di riforme politiche a Damasco come parte della soluzione, anche se ha insistito sulla presenza di Assad nel processo di cambiamento. “Possono esserci cambiamenti politici simultanei, ma il presidente Assad ha già detto di essere d’accordo”, ha concluso Putin, chiarendo insomma che non si può risolvere la crisi siriana senza i russi e senza Assad. Al termine dell’incontro, tuttavia, Obama si è limitato a commentare il carattere “franco” del vertice con Putin, rivelando, in realtà, l’esistenza di notevoli differenze tra le strategie delle due superpotenze in Siria, in Ucraina e in Medio Oriente. La domanda che ora circola nelle cancellerie di tutto il mondo è se si può dare soluzione politica e militare alla vicenda siriana senza la Russia, se si può continuare a bombardare l’Isis senza mettere i “boots on the ground”, gli scarponi sul terreno, ovvero senza scatenare una guerra vera e propria per la liberazione dell’Iraq e della Siria, e senza delegare quest’aspetto alle milizie curde.

All’Assemblea generale dell’Onu, il presidente Obama era intervenuto prima di Putin, attaccando violentemente Assad e i suoi sostenitori esteri: “dovremmo sostenere tiranni come Bashar al-Assad che usa bombe a grappolo per massacrare civili innocenti, perché l’alternativa è certamente peggiore?”. Obama risponde che non si può, e non accetta la posizione di Putin per la quale la sconfitta dell’Isis può avvenire solo se si sostiene “il legittimo governo della Siria”. Il presidente Obama ha insistito poi sul fatto che colloqui diplomatici sono stati aperti con tutti i soggetti in campo in Medio Oriente, anche con Russia e Iran, alla ricerca di un terreno comune, ma ha anche tracciato il confine strategico oltre il quale la diplomazia americana intende andare: superare il potere di Assad in Siria e smantellare l’Isis, se necessario con una coalizione di truppe sul terreno. “Il realismo detta che sia necessario il compromesso”, ha detto Obama all’Onu, “per mettere fine ai combattimenti e schiacciare definitivamente lo Stato Islamico. Ma il realismo obbliga anche a una transizione guidata dal regime di Assad ad un nuovo leader e ad un governo inclusivo che riconosca la necessità di porre fine al caos, in modo che il popolo siriano possa cominciare la ricostruzione”.

Le divisioni tra Putin e Obama sul regime siriano di Assad si sono riverberate nelle posizioni dei leader mondiali invitati all’Assemblea generale dell’Onu. E se il presidente brasiliano Wilma Rosseff ha trascurato totalmente la questione siriana, puntando esclusivamente sulla necessità di distruggere l’Isis, il presidente cinese Xi Jinping ha sostanzialmente sostenuto la posizione russa sulla Siria accentuando l’importanza del rispetto per la sicurezza nazionale come pilastro della Carta delle Nazioni Unite. Durissimo l’intervento del capo di stato iraniano Rouhani contro le campagne militari degli Usa in Iraq e in Afghanistan e il sostegno dato a Israele nella creazione di un ambiente in cui il terrorismo fiorisce. Anche per l’Iran, dunque, come per la Russia, e la Cina, l’abbattimento del Califfato ha la precedenza su ogni intervento sul regime siriano. La sensazione è che una si stia preparando in Medio Oriente una sorta di strategia da nuova Guerra Fredda. L’Unione Europea è del tutto assente, lasciando all’unica forza politica europea, la Francia, la decisione su che parte stare, con Obama e contro il regime di Assad, ovviamente. Il grande compromesso franco-tedesco continua a reggere il destino dell’Europa, soprattutto in un momento di gravissima difficoltà per Berlino e la Merkel.

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