Cgil prova un nuovo vestito. Ma è ancora troppo stretto. Non è che un debutto

Cgil prova un nuovo vestito. Ma è ancora troppo stretto. Non è che un debutto

La parola cambiare più volte pronunciata dal segretario confederale della Cgil Nino Baseotto, insieme a rinnovare, partecipare, l’ha fatta da padrona in questa Conferenza  nazionale della Cgil. Gli interventi che si sono susseguiti alla relazione del segretario confederale hanno dato un contributo interessante al dibattito aperto nel più grande sindacato italiano, quasi sei milioni di iscritti. Ma la strada che si raccoglie in uno slogan efficace , “cambia il lavoro, cambia la Cgil”, non sarà breve. Siamo solo al debutto, la fretta può essere una cattiva consigliera, così come la troppa prudenza, la paura di affrontare un mare aperto, una “situazione inedita” come l’ha definita Maurizio Landini. E questo è il punto, lo scoglio che  la Cgil deve affrontare. Mentre la Cgil apriva la sua Conferenza di organizzazione, un fatto straordinario di democrazia, tutto intorno la disgregazione della politica, l’autoritarismo di un governo che esautora il Parlamento, un vero e proprio mercimonio che si svolge su riforme costituzionali alla ricerca di voti da parte  del Pd di Renzi, senza dare importanza  alla loro provenienza.

Due scenari specchio del Paese. L’assemblea dall’Auditorium e il dibatto a Palazzo Madama

Due scenari diversi, l’uno quello che si svolge all’Auditorium di Roma, con una forza grande,  quella della Cgil che guarda dentro se stessa, vuole “cambiare” per fare più forte il sindacato e il Paese, l’altro che si svolge a Palazzo Madama, la seconda Camera dello Stato che vive una agonia che tutto il Paese paga.

Il problema della Conferenza, Scilla e Cariddi da superare, è come collegare l’iniziativa per il cambiamento del sindacato, diciamo la “tecnicalità” da organizzare, alla contrattazione, alla partecipazione, al rapporto lavoro-territorio, alla vertenzialità, ai grandi problemi, dalla lotta alla precarietà alle pensioni, il mezzogiorno, il piano per il lavoro, la crisi della politica, la cultura. Dice Baseotto, che esiste un populismo che dice “sono tutti uguali”, diventato “scelta politica che ha come presupposto anche la negazione del ruolo dei corpi intermedi e della rappresentanza sociale”, “il populismo strisciante – sempre parole del segretario confederale – che porta con sé, l’idea del leader illuminato”.

Landini: “Abituati a chiedere l’applicazione delle leggi, ora chiediamo di non applicare quelle sbagliate”

È quella che spinge Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, ad affermare che “la discussione che stiamo facendo è totalmente inedita: siamo di fronte a cambiamenti legislativi di fondo, come il Jobs Act e gli ammortizzatori sociali, la scuola e la riforma del fisco. In Parlamento sta iniziando una discussione anche sul diritto di sciopero. Non facciamo l’errore di sottovalutare ciò che accade”. “Eravamo abituati a chiedere l’applicazione delle leggi nei luoghi di lavoro, oggi – dice – chiediamo di non applicare leggi che consideriamo sbagliate”.

Carla Cantone. “Il governo decide per noi. Continua ad agire come se non esistessimo”

Problemi che da un altro versante, quello di una grande organizzazione come lo Spi, di cui è segretaria generale Carla Cantone, da pochi giorni anche segretaria generale del sindacato europeo dei pensionati, vengono sollevati quando afferma che “da troppo tempo stiamo subendo la durissima austerità con il governo che decide per noi. È successo per le pensioni, è successo con il Jobs act e con la scuola. Si continua ad agire come se il sindacato con esistesse”. Ed entra in campo il rapporto con la politica, con le forze politiche, confronto-scontro. Un vecchio problema raccolto in uno slogan sbagliato, “il sindacata non fa politica”. Dice sempre Cantone: “La nostra autonomia è sacrosanta ma senza risultati è come farci i complimenti allo specchio”.

La  “confederalità”: non considerare le cose parziali, problemi delle categorie, ma di tutti

Ancora Landini dà corpo alla “confederalità” che “significa non considerare le cose parziali, come il caso Fiat, il caporalato, e la scuola: non possono essere problemi delle categorie coinvolte, sono temi di tutti, così si costruisce un sindacato confederale”. Insomma, un sindacato che “fa politica” nel senso originale del termine e quindi non si fa partito. Un richiamo alla  coalizione sociale? Forse. Ma non è questo il punto. Landini chiede un “cambiamento molto più profondo di quello che è stato indicato. Un cambiamento radicale e senza precedenti, visto che l’idea stessa della contrattazione è stata messa in discussione”.

La Conferenza un punto  di partenza, un percorso che coinvolgerà i lavoratori

La Conferenza di organizzazione, ci pare, può rappresentare un punto fermo molto interessante, di partenza, che apre un percorso con un grande coinvolgimento dei lavoratori e dei pensionati,  di centinaia di migliaia di iscritti. Una vera e propria campagna di mobilitazione che abbia al centro i problemi veri che stanno di fronte al sindacato, la cui tappa finale sarà il  Congresso. Se quelli enunciati nella Conferenza sono i problemi reali da affrontare c’è anche da recuperare, come ha detto Baseotto,  “un più saldo rapporto con la parte più avanzata della cultura italiana ed europea se vogliamo promuovere un pensiero sul lavoro differente da mode e stereotipi correnti”. Questo ci dice la storia della Cgil, troppo spesso ignorata, anche dalla stessa, odierna, Cgil. Gioverà ricordare i cinque appuntamenti che hanno preceduto questa iniziativa lasciando un segno indelebile nel cammino della organizzazione e delle sue scelte politiche.

Storia e obiettivi delle Conferenze di organizzazione. La prima nel 1954 con Agostino Novella

La prima conferenza si svolse nel dicembre del 1954. Agostino Novella, segretario confederale, aveva per tema la nascita delle sezioni sindacali di fabbrica, la loro organizzazione, dal tesseramento alla  propaganda, alla discussione sulle politiche nazionali. Il visto congressuale avvenne nel 1956. Nel novembre del 1977 il convegno di Montesilvano della Federazione sindacale unitaria Cgil, Cisl, Uil. La seconda Conferenza della Cgil avviene dopo la rottura dei rapporti unitari nel dicembre del 1983. Temi in discussione, democrazia d’organizzazione e del decentramento. Il 9 novembre 1989 cade il muro di Berlino. Pochi giorni dopo, dal 14 al 16 novembre, la Cgil svolge a Firenze la sua terza Conferenza di organizzazione che conclude la “svolta”  avviata con la Conferenza di programma di Chianciano dell’aprile precedente, con la quale Bruno Trentin aveva lanciato l’idea del “sindacato dei diritti e del programma”. Sarà il XII Congresso di  Rimini 1991 a mettere il sigillo ufficiale alla “svolta”, con lo scioglimento delle tre componenti interne. La quarta conferenza di organizzazione si svolse a Roma, 9-11 novembre 1993 e affrontò i temi delle strutture, regole, risorse, trasparenza dell’organizzazione, responsabilità dei gruppi dirigenti, con le conclusioni di Trentin. A Roma la quinta Conferenza (29-31 maggio 2008) approva due documenti, uno politico e uno organizzativo: centralità del lavoro e della persona, la democrazia, l’autonomia, l’unità e il pluralismo. Ora si apre un nuovo percorso: “Contrattare, per includere, partecipare per includere”. Il vestito nuovo non c’è ancora. Ma la sartoria lo può fornire.

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