Campidoglio: dove vola l’avvoltoio

Campidoglio: dove vola l’avvoltoio

Giovanna non dà tregua. Sembra aver dichiarato guerra al sindaco di Roma. Ogni giorno un retroscena su Repubblica e Marino è sempre sotto tiro. Il nodo del rimpasto della Giunta è stato sciolto diverse volte, indicando questo o quel candidato. Sempre indicando le “difficoltà” in cui si trova il primo cittadino della capitale. Dai nuovi assessori ancora in attesa si passa al vicesindaco, sarà Nichi Vendola annuncia, poi il contrordine, ma no sarà Marco  Causi. Dice Giovanna di cognome Vitale che anche se “lui smentisce”, Renzi ha dato il placet per Marco Causi, il quale, appunto smentisce ma non vuol dire. Allora tutto risolto, Marino può navigare in acque meno tempestose?

Contro Marino si usa anche il malore di Sabella. Vedi Repubblica

Neppure per sogno. Leggiamo il titolo del nuovo intervento di Giovanna: “Il malore di Sabella. Tegola sulla Giunta Marino”. Il sindaco dice : “Alfonso sta bene, nessun infarto, solo una irregolarità nel ritmo cardiaco”. Restiamo basiti: si usa anche il malore che ha colpito l’assessore per parlare sempre e comunque delle difficoltà di Marino che si fanno sempre più pesanti, tanto da insinuare che non ce la farà. “Un brutto incidente di percorso – scrive la nostra – che complica ancora di più il complesso rimpasto di giunta.” E poi emette sentenza: “Il rientro del titolare della Legalità ( Sabella ndr) è tutt’altro che scontato”. Peggior augurio non poteva essere espresso. Ma tant’è, oggi il giornalismo è anche questo. Purtroppo. Poi fa sapere che Sabella “aveva manifestato l’intenzione di lasciare”, “ troppo oneroso l’impegno richiesto”, “troppe pressioni su di lui, diventato in pochi mesi un’icona, la faccia pulita di una amministrazione gravemente compromessa con la mafia e il malaffare”. In recenti dichiarazioni abbiamo letto che l’assessore aveva sottolineato che si sarebbe passati alla fase due, al rilancio della iniziativa della Giunta, con tanti progetti messi a punto. Non solo. Vitale parla di una “amministrazione gravemente compromessa con la mafia e il malaffare”. Ma il documento messo a punto dal prefetto Gabrielli all’esame ora del ministro Alfano, dice con chiarezza che il capo di quella amministrazione, il sindaco Marino, ha le mani pulite e non parla di commissariamento.

La violenza  si può esercitare anche con le parole

Conosce altre cose, visto che si tratta di una “retroscenista”. Poi un ultimo augurio, si fa per dire, rivolto al sindaco: “Sa bene, Marino quanto sia importante che ciò avvenga (il rapido ritorno al lavoro di Sabella ndr). Perdere adesso la colonna portante di quel che resta della sua giunta sarebbe una jattura. Il colpo letale… Se pure Sabella dovesse mollare le speranze di rianimare una giunta in agonia si ridurrebbero al lumicino”. La lettura di questo articolo ci ha richiamato alla mente una vecchia canzone, “Dove vola l’avvoltoio”, scritta da Italo  Calvino, musica di Liberovici, cantata per la prima volta ad una manifestazione della Cgil a Torino, 1958. Poi alla prima marcia della pace, Perugia –Assisi, 24 settembre 1961, promossa da Aldo Capitini,  divenne l’inno ufficiale di questa straordinaria manifestazione contro la violenza, da cui prese il via il Movimento dei pacifisti, che ancora oggi, nel mese di settembre, vede sfilare nelle strade dell’Umbria decine di migliaia di persone. Insieme a “Oltre il ponte”, “Partigiani fratelli maggiori, “Per i morti di Reggio Emilia”, “Il Valzer della credulità”,  tante altre canzoni  composte dal gruppo dei Cantacronache, intellettuali, musicisti, fra i quali Michele L. Straniero, Sergio Liberovici, Emilio Jona, Fausto Amodei, Ivan Della Mea, Margherita Galante Garrone (Margot) con la collaborazione di scrittori, poeti, segnano un’epoca molto importante della nostra storia. Canzoni  che affrontano i temi della quotidianità, quelli sociali e politici, raffinate e graffianti, sempre contro la violenza, per il pacifismo che, come diceva Capitini, “non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle non collaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte”.  E la violenza la si esercita in tanti modi, anche con gli scritti, le parole. Consigliamo a Giovanna Vitale di ascoltare quelle canzoni,  “L’avvoltoio” in primo luogo.

L’avvoltoio andò dal fiume/ ed il fiume disse: “No,/ avvoltoio vola via,/ avvoltoio vola via./ Nella limpida corrente/ ora scendon carpe e trote/ non più i corpi dei soldati/ che la fanno insanguinar”.

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