Sulla Grecia, il FMI litiga anche con la Commissione europea. Intanto anche il vice di Merkel, Sigmar Gabriel, SPD, capisce che la Grexit è un fallimento tedesco

Sulla Grecia, il FMI litiga anche con la Commissione europea. Intanto anche il vice di Merkel, Sigmar Gabriel, SPD, capisce che la Grexit è un fallimento tedesco

Alla vigilia di un nuovo e decisivo vertice dell’eurogruppo, mercoledì 24 giugno, che dovrà essere il luogo in cui finalmente tra Atene e i creditori potrebbero determinare un accordo, la signora Christine Lagarde, grande capo del Fondo Monetario Internazionale fa le bizze anche contro la Commissione europea, dividendo quella sorta muro invalicabile e coeso che sembrava essere la cosiddetta troika. Notevoli punti di frizione sembrano dividere, martedì, il Fondo Monetario e la Commissione europea sulla valutazione delle nuove proposte greche presentate nel corso del vertice straordinario convocato lunedì 22 giugno a Bruxelles.

Nella Commissione europea si è ormai convinti che “i greci si sono spinti al limite delle loro possibilità in fatto di concessioni”. Ma la Lagarde considera questo giudizio troppo “clemente” verso la Grecia e vorrebbe imporre nuovi sforzi ad Alexis Tsipras e al suo governo, altrimenti, fanno sapere dal Fondo Monetario, “da parte nostra non vi sarà alcun aiuto”. Eppure lunedì sera, al termine del Consiglio europeo, proprio Tsipras ha ripetutamente chiesto a Lagarde di specificare meglio e di rendere nota la sua posizione. Tsipras le aveva detto: “vi vogliamo con l’insieme delle vostre opinioni e non solo con le vostre imposizioni. Vogliamo che ci diciate come la pensate sul debito e non solo sulle nuove misure di austerità da prendere”. Pare che la signora Lagarde abbia invece il dente avvelenato con Tsipras per “fatto personale”, poiché si è sentita chiamata in causa quando Tsipras ha criticato il Fondo Monetario definendolo un affamatore di popoli, uno strangolatore dei deboli. Ora, Lagarde non ha la proprietà del Fondo, ma ne è una burocrate messa in quella funzione dall’allora presidente francese Sarkozy e poi confermata da Hollande. Questa concezione proprietaria è assolutamente da biasimare.

Ecco perché dalla Commissione europea giungono invece altri segnali, positivi, sulle nuove proposte greche. Juncker ha sostenuto che esse sono finalmente “una buona base per un accordo, perché le considera molto vicine alle posizioni europee, e dunque molto più avanzate rispetto al passato. Infatti, nel nuovo piano di Atene si cede al compromesso sull’avanzo primario, portato all’1% per il 2015 e al 2% per il 2016. Sulle pensioni, le concessioni greche riguardano i prepensionamenti, da sopprimere entro il 2016 e l’imposizione di un regime fiscale più elevato ai pensionati più ricchi. Mentre non ha ceduto sulle nuove aliquote IVA, e ha presentato un piano di “tasse straordinarie” per chi guadagna oltre i 500.000 euro per un 8% di maggiorazione dell’aliquota più alta. Cosa non va per il Fondo? Lagarde vorrebbe imporre ad Atene l’innalzamento delle aliquote IVA e un intervento massiccio sulle pensioni. Ora, quando è martedì sera, sembra che Commissione e BCE, che nel frattempo ha iniettato nel mercato bancario greco altri 89 miliardi di euro di liquidità, abbiano aperto un vero e proprio scontro con il Fondo Monetario Internazionale. È probabile che i tre si presenteranno divisi all’appuntamento decisivo di mercoledì.

Intanto, in Germania anche la Spd, il Partito socialdemocratico al governo con la Merkel, smette di inseguire a destra i falchi come Schaeuble e indossa l’armatura greca. Lo ha fatto Sigmar Gabriel, vicepremier, il quale nel primo pomeriggio di martedì ha reso noto il suo sostegno all’accordo con la Grecia, perché si è accorto che la Grexit sarebbe un fallimento economico e politico per la casa europea, e tedesca. Condivide il giudizio di Juncker sulle nuove proposte greche, e invita l’eurogruppo a chiudere presto con la sigla dell’accordo. Meglio tardi che mai, dal momento che la Germania dovrà comunque sottoporre al Bundestag, il Parlamento federale, il testo dell’accordo.

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