Scuola. Pantaleo (Cgil): Renzi stia sereno, se la legge passa riprenderemo la lotta a settembre

Scuola. Pantaleo (Cgil): Renzi stia sereno, se la legge passa riprenderemo la lotta a settembre

Se Renzi  pensa che una volta approvata la legge sulla scuola, alla Camera e poi al Senato se ha i voti, sia tutto finito, come se non fosse successo niente, pensa male. Riprenderemo la lotta all’inizio del nuovo anno scolastico. Domenico Pantaleo, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza Cgil, è molto determinato, “sereno”, mi dice. Lo guardo perché questa parola mi stupisce. In termini militareschi si direbbe che si trova in un avamposto, impegnato in una battaglia non facile, lunga ormai di molti mesi, con un governo e un premier, Renzi Matteo, che punta a sfibrare il sindacato e i lavoratori della scuola, arrivando alla fine delle lezioni senza aver portato niente a casa. Usa questa parola ormai nel vocabolario della politica, così come lo stesso premier la usò nei confronti di Enrico Letta. Sarà lui questa volta a farne le spese. Domenico, Mimmo, un pugliese tosto, colto e combattivo, una lunga militanza negli organismi della Cgil, parla di una mobilitazione e una partecipazione dei lavoratori della scuola ancora in crescita.

Cresce e si allarga la mobilitazione, non escluso lo sciopero alla fine dell’anno scolastico

Lo sciopero generale, i presìdi a Montecitorio fino al giorno 20 e in tante altre città, l’assemblea aperta al Pantheon, le assemblee che si susseguono sono un segnale preciso: “In  questi giorni – dice Pantaleo – cresce e si allarga la mobilitazione e tutti i tentativi del governo di dividere il fronte della protesta sono falliti. Le proposte delle organizzazioni sindacali sono chiare e precise su precari, dirigenti scolastici, difesa della contrattazione e rinnovo del contratto nazionale. In assenza di risposte concrete continueremo le lotte con nuovi scioperi. Non ci faremo intimidire”. Gli poniamo subito la questione di un possibile blocco degli scrutini, le intimidazioni del cosiddetto garante. “Non escludiamo nulla. Ci consulteremo con gli studenti, con le famiglie”. Si interrompe, legge un comunicato della Rete della Conoscenza, la forte organizzazione degli studenti, mi dice: “Guarda, anche loro parlano di blocco degli scrutini problema, come  hanno fatto a proposito dei test Invalsi”.

Ci atteniamo al codice di  comportamento. Legittime tutte le nostre azioni

“Noi – sottolinea – ci atteniamo al codice di comportamento che abbiamo sottoscritto e daremo vita ad azioni di lotta del tutto legittime.” Spiega: “alla fine delle  lezioni, si presume come sempre l’8 giugno si possono programmare due giorni consecutivi di sciopero, di un’ora o dell’intera  giornata, in presenza di scrutini”. “Comunque – riprende – sia chiaro che la partita non finisce con i voti del Parlamento. A settembre riprenderemo la lotta nelle forme che riterremo necessarie, anche con occupazioni simboliche degli istituti. La ‘buona scuola’, cattiva, pessima per centinaia di migliaia di lavoratori, per gli studenti, per le famiglie che si sono a fianco, non deve entrare in funzione. Se Renzi vuole aprire realmente il confronto con chi nella scuola vive, deve essere disponibile a cambiare radicalmente il disegno di legge.

Il confronto lo chiediamo sul merito e sul serio, non con i tweet

 Il confronto – ribadisce – lo chiediamo sul merito e sul serio, non con i tweet. Ma nelle parole e nei fatti Renzi non lo vuole. Cerco di capire cosa ha voluto dire quando ha affermato che sono finiti i tempi del 6 politico. Una battuta sciocca, ridicola, o forse no. In realtà, un attacco al 1968, ai valori che quelle lotte portarono alla ribalta nel mondo del lavoro, della scuola, della cultura”. Si accalora. Già, il 1968. Domenico Pantaleo viene eletto segretario generale della Flc Cgil nel settembre del 2008. Nella relazione che svolge dice: “Negli attacchi continui al ’68 e al suo presunto nullismo in realtà c’è proprio l’obiettivo di superare definitivamente le istanze di una scuola che consentiva a tutti l’ascesa sociale, la libertà d’insegnamento, la possibilità di crescere e le straordinarie istanze di cambiamento ad esse collegate. Parole come ‘ordine, gerarchia e disciplina’ sono il vocabolario del vecchio conservatorismo e coprono il disimpegno dello Stato dall’istruzione. Vogliono un modello di scuola a misura d’impresa impregnato di cultura aziendalista e consumistica, luogo di selezione sociale e non più d’inclusione, più confessionale e non più laica. La conseguenza sarà che chi ha le possibilità economiche manderà i figli nelle scuole private, e per tutti gli altri la possibilità di accesso sarà solo in quelle sempre più dequalificate, con meno ore d’istruzione, meno aule, meno attrezzature e meno biblioteche”. Sembra oggi. Oggi come ieri. Gli obiettivi della scuola “berlusconista” trasferiti in quella di un governo a guida del Pd, un partito di centro sinistra. Pantaleo avrebbe   voglia  di rileggere pagine “istruttive” con dichiarazioni di fuoco, per esempio, contro la “riforma Gelmini” da parte di persone che scendevano in piazza, protestavano e oggi si schierano per una scuola  che torna indietro di tanti anni, una scuola classista, lo dicono apertamente berlusconiani doc, esponenti  alfaniani, di Scelta civica.

Il  richiamo del premier al “6 politico”, una sciocchezza e insieme un segnale di brutalità

“Quel richiamo al 6 politico – riprende il segretario generale della Flc Cgil – è  un segnale di brutalità, tipico di un governo autoritario che minaccia i docenti, altro che valutazione come si vuol far credere. La scuola è una grande questione democratica, dobbiamo dare una risposta, costruendo un ampio schieramento, l’unità dei sindacati che abbiamo cementato in questa lunga lotta è un bene prezioso. In gioco – prosegue –  c’ è il rapporto fra i cittadini e chi governa, il sale della democrazia”. Pantaleo parla di “scempio dei diritti” garantiti dalla Costituzione. “Siamo al punto più basso – sostiene – non si può star fermi. La scuola è una cartina di tornasole per il cambiamento. Noi siamo, dobbiamo essere, forza di cambiamento, guardando avanti, facendo vivere la confederalità che rappresenta la nostra storia, un sindacato immerso nel sociale. Loro, e il riferimento è chiaro – prosegue – vogliono tornare indietro. Proprio qualche giorno fa il Direttivo della Cgil ha approvato un documento importante che sarà alla base della Conferenza di organizzazione. Si tratta – dice – di un segno molto chiaro della volontà di rinnovamento non solo per quanto riguarda le nostre strutture, la partecipazione, la democrazia. Una sfida che lanciamo a chi per rinnovamento intende il passo del gambero, all’indietro”.

Le politiche  di austerità hanno bisogno del primato dell’impresa e di un sindacato corporativo

Siamo in presenza di un profondo cambiamento nel mondo del lavoro, una grande frammentazione rende difficile il “mestiere” del sindacato”. Ne indica i titoli: il rapporto fra lavoro e non lavoro, fra lavoro e reddito, tra democrazia ed economia. “Siamo in presenza – dice – di una precarietà dilagante, di lavoro instabile e mal pagato, senza diritti e senza tutele. Un ricercatore precario porta 800 euro, un bidello 1000, un ricercatore stabile 1200 euro.” Ancora, parla di poteri del tutto spostati a  favore dell’impresa, vedi Jobs act, non c’è parità fra impresa e sindacato, la contrattazione nazionale è nel mirino. La scuola-azienda è l’obiettivo della “riforma” targata Renzi. Le politiche dell’austerità volute dagli organismi europei  hanno bisogno di un sindacato corporativo, chiuso nel proprio guscio. L’attacco al sindacato “è feroce”, in Italia e in Europa.

Un progetto di cambiamento per allargare le alleanze con una pluralità di soggetti

Bisogna dare una risposta al rischio di una “deriva corporativa, un rischio che riguarda la nostra democrazia. Il sindacato ha una strada obbligata se vuole mantenere, come noi  ,Cgil, vogliamo, la confederalità – conclude Pantaleo – deve allargare alleanze, creare un rapporto con una pluralità di soggetti, di movimenti che, partendo dalle loro specificità, vogliono battersi per ricostruire la democrazia, la socialità. Perché questa scelta funzioni, ci vuole un progetto di cambiamento. La scuola, la conoscenza, la cultura ne sono parte fondamentale. Per questo non molliamo. Renzi stia sereno.”

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