Pensioni. Tira e molla fra Renzi e Padoan. Forse lunedì il decreto. Il dilemma: chi rimborsare e quando

Pensioni. Tira e molla fra Renzi e Padoan. Forse lunedì il decreto. Il dilemma: chi rimborsare e quando

Tira e molla fra Renzi e Padoan sul rimborso ai pensionati come stabilito dalla  sentenza della Corte Costituzionale. Il ministro aveva annunciato un decreto entro la settimana ma il premier, su suggerimento degli esperti economici di Palazzo Chigi, ha preferito prendere  tempo per meglio definirne i contenuti. Si sussurra  che  Renzi  vorrebbe affrontare il problema dopo le elezioni amministrative, sette regioni e centinaia di Comuni che molto lo preoccupano. Nega il ministro Poletti. “Non c’è problema di data delle elezioni, l’intenzione del governo è di arrivare molto prima alla decisione da prendere”, ha detto rispondendo ad un question time alla Camera.

Poletti. Ancora il governo non ha preso una decisione

“Al momento il governo non ha ancora preso una decisione specifica” e “agirà rapidamente ma userà il tempo indispensabile a sviluppare un’analisi completa e puntuale dei contenuti della sentenza e le diverse ipotesi di intervento che la stessa ammette”. Un Consiglio dei ministri è stato convocato per lunedì e può essere questa l’occasione per varare il decreto. La sentenza della Corte ovviamente va rispettata e deve essere data attuazione ma la discussione riguarda la congiuntura economica nella quale viene a collocarsi, a partire da qualche milione di disoccupati over, ed un numero assolutamente insopportabile di giovani senza lavoro. Sul piatto dei rimborsi balla qualche miliardo di euro, sicuramente vicino ai 16, secondo le stime fatte dall’Esecutivo. Soldi destinati, comunque, viene detto da più parti, a pensioni certamente privilegiate rispetto ai trattamenti che riguardano la maggioranza degli anziani, pensionati appunto. Il problema dello sbilanciamento dei conti pubblici, provocato dai 16 miliardi ‘prenotati’ con la sentenza, avrebbe effetti comunque pesanti per qualsiasi misura adottata dall’Esecutivo e finalizzata al sostegno di chi è meno fortunato, di chi dovrebbe ricevere il possibile rimborso, visto che le risorse non sono infinite, anzi, per essere più precisi, sono finite.

Mettere mano ad un intervento legislativo per fissare l’asticella alle pensioni

La soluzione potrebbe essere  legata ad un intervento legislativo, che fissi, una volta per tutte, i tetti dei trattamenti previdenziali, tenendo conto soprattutto di quelli più sbilanciati verso l’alto (pensioni d’oro e d’argento). Allo studio del governo  ci sarebbe un rimborso parziale per circa 3-3,5 miliardi nel solo 2015, che sarebbe all’interno di un Decreto Legge che potrebbe vedere la luce lunedì. Quanto alle coperture si pensa al ‘tesoro’ in arrivo dalla voluntary disclosure (rientro dei capitali, ndr) da cui sarebbe possibile, secondo alcune stime, prelevare oltre 1,6 miliardi di euro. Da registrare, anche la presa di posizione del presidente dell’Inps, Tito Boeri, che chiede al Governo, per rispettare la sentenza della Corte, interventi basati sull’equità “sia intragenerazionale che intergenerazionale.”

Tito Boeri (Inps): “Mi auguro che vengano fatte scelte di equità”

 “Mi auguro che le scelte fatte – ha spiegato Boeri – vengano motivate e improntate a decisioni di equità che non è solo equità fra chi ha di più o di meno, ma anche fra chi è chiamato a dare di più e domani avrà di meno. Noi stiamo facendo le valutazioni a supporto di una decisione di politica economica che è molto difficile – ha affermato Boeri – si tratta di decidere se il peso va lasciato sui pensionati o deve gravare sui contribuenti. Stiamo facendo valutazioni legate non solo al carattere giuridico ma anche all’interpretazione della sentenza”. A chi gli chiedeva se l’Inps potrà sostenere i rimborsi, Boeri ha risposto: “senz’altro si”, sottolineando però che “più che l’Inps è un problema di conti pubblici. Per quanto ci compete – ha proseguito – siamo pronti a gestire ma avremo bisogno di attrezzarci. Non è questo che ci preoccupa, la preoccupazione è legata agli aspetti redistributivi che sono molto rilevanti. Mi auguro che le risposte siano improntate a scelte di equità intragenerazionali ma anche intergenerazionali. Sarebbe un errore molto grave andare a chiedere ulteriori prelievi a chi è destinato ad avere prestazioni pensionistiche molto più basse di chi è in pensione oggi”. Su quest’ultimo punto, espresso dal presidente dell’Inps, va detto che molti lavoratori italiani correranno questo rischio, già da oggi. Basti pensare ai lavoratori del Pubblico Impiego, che hanno ormai i loro contratti ‘congelati’ e senza alcun aumento.

E l’avvocato che ha vinto il ricorso già si prepara al bis: “Restituzioni immediate e a tutti, altrimenti…”

C’è quindi da aspettarci una nuova raffica di ricorsi se la sentenza della Corte non si concretizza in immediati rimborsi: “Un intervento che preveda rimborsi solo ad alcune fasce di pensionati – dice – o una graduazione con restituzioni parziali sarebbe illegittimo: le categorie promotrici dell’azione finita alla Consulta, sono pronte a fare ricorso”. Quello dell’avvocato Troiano è più che un avvertimento. “Parlamento e governo, nella loro discrezionalità – aggiunge -, possono intervenire. Ma a quel punto si dovrà valutare se l’intervento è in linea col dettato costituzionale come interpretato dalla sentenza. E la sentenza non ha detto, né poteva farlo, che si possa intervenire restituendo solo a determinate fasce di reddito”. Quindi “un intervento che tenda a limitare i diritti per trattamenti medi o medio-alti si pone in contrasto con la sentenza”. Non solo: “Eventuali futuri ricorsi, riproporrebbero le censure già presentate, ma punterebbero anche a far valere l’illegittimità del blocco per violazione del principio dell’universalità dell’imposizione fiscale e quindi del principio di uguaglianza dei cittadini-contribuenti”. Il governo è avvertito e per risolvere il problema, nell’interesse generale del Paese e lo ripetiamo, dei meno fortunati, lo strumento può essere solo quello legislativo, con provvedimenti decisi contro quello che in Italia, non è più un diritto, ma solo un assurdo privilegio…

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