Il Renzi-pensiero si dispiega a Repubblica. Inquietante dimostrazione autoritaria

Il Renzi-pensiero si dispiega a Repubblica. Inquietante dimostrazione autoritaria

A sentire Matteo Renzi nel videoforum del quotidiano Repubblica nella mattinata di martedì 12 maggio ci è venuta la pelle d’oca, ma per la rabbia, piuttosto che per la gioia. In un’ora scarsa, è andato in onda il Renzi-pensiero, la sua ideologia esposta un tanto al chilo, insieme coi giudizi davvero grossolani su importanti dirigenti del suo stesso partito. Insomma, quanto Renzi ha detto a Repubblica è più di quanto solitamente si spinge a dire in un comizio elettorale, dove sa di poter giocare una parte. Siamo vecchi alla politica, e non riusciamo ancora ad abituarci ad un segretario di un grande partito, erede di più tradizioni ideologiche e politiche che hanno reso democratica questa Repubblica, che non sa e non vuole affrontare le grandi questioni senza uno straccio di analisi. Non siamo abituati ai toni apodittici, in discorsi apparentemente privi di contraddittorio. Si è fatto in modo, anzi il conduttore Claudio Tito ha fatto in modo che Matteo Renzi dicesse quello che davvero pensa della sinistra italiana.

L’ideologia di Matteo Renzi: la sinistra riformista (la sua) contro la sinistra masochista (gli altri che gli si oppongono)

Per chi ancora non l’avesse ascoltato, il Renzi-pensiero è il seguente: in Italia esistono due sinistre, una riformista (la sua, quella che fa e che vince, secondo i suoi parametri) e una masochista (una sorta di sinistra tafazziana che gode a perdere consensi ed elezioni). La sinistra riformista, la sua, imbarca chiunque, mentre la sinistra masochista pensa ancora di fare le analisi del sangue sul passato. E non solo. Guardate l’Inghilterra, dice Renzi (sbagliando, perchè l’Inghilterra è solo una delle 4 parti in cui si divide il Regno Unito), il Partito laburista ha perso perché “ha spostato il partito su posizioni di sinistra”. Ora, però, il conduttore non ha saputo, o voluto, correggere Renzi sul fatto che il Labour in realtà ha guadagnato consensi, circa un punto e mezzo in più in percentuale, e che ha raggiunto la soglia dei 9.300.000 milioni di voti, mentre i Tories, i conservatori hanno guadagnato uno striminzito 0.8%, perfino dopo la liquefazione dei liberaldemocratici, che essi hanno quasi del tutto fagocitato. Nessuno ha avuto la voglia, o il coraggio, di ricordare a Renzi che i Tories hanno vinto solo in virtù del sistema elettorale britannico, il Westminster, e che un errore il Labour ha commesso nelle politiche verso la Scozia e il referendum scozzese (i laburisti hanno perso una quarantina di seggi in Scozia). Quanta malafede vi è nelle parole di Renzi per compiere questa spericolata analogia tra la sinistra masochista italiana e la sconfitta dei laburisti. E se la sua sinistra riformista non dovesse star bene, la porta è aperta, a tal punto da salutare l’addio di Civati con un secco “è un problema suo”, come “è un problema suo” l’eventuale uscita anche di Stefano Fassina. E va oltre. Il suo Pd oggi deve guardare a Paolo Gentiloni e a Federica Mogherini, piuttosto che a D’Alema e Bersani. È qui che la narrazione demagogica del leader Pd ha raggiunto la sua apoteosi, e in qualche modo rende finalmente chiara la sua strategia, se mai qualcuno non l’avesse ancora compresa del tutto. Cosa è la sinistra riformista per Renzi? Nel corso della trasmissione egli ha rivendicato le scelte e le decisioni del suo governo come scelte e decisioni di sinistra: abolizione dell’articolo 18 e Jobs Act, la riforma della scuola, l’Italicum e le riforme costituzionali e ci mette pure l’Expo. E sembra dire a noialtri nostalgici della sinistra masochista: ma che volete ancora, qualche briciola ve l’abbiamo concessa, ora lasciateci fare, altrimenti arrivederci e grazie, “ce ne faremo una ragione”.

Speranza replica a Renzi, ma solo sull’affaire Fassina. Silenzio sul giudizio sprezzante contro i masochisti

Sulla questione dei fuoriusciti dal Pd, ha replicato l’ex capogruppo Roberto Speranza, che mai ha fatto mistero di essere contrarissimo ad una eventuale scissione. In particolare sulla uscita di Stefano Fassina, Speranza ha detto che “è un problema di tutto il Pd, non solo suo”. Avremmo gradito qualche giudizio in più di Speranza sulla sinistra masochista, dal momento che egli era uno dei tre portavoce di Bersani durante le elezioni del 2013 (l’altra portavoce, Alessandra Moretti, dopo essere stata parlamentare europea e nazionale, è ora candidata alla presidenza del Veneto…).

Le critiche, giuste e legittime, di Prodi e di de Bortoli

E sull’Italicum gli ha replicato, con il suo stile, Romano Prodi: “ci sono aspetti che turbano, come i 100 capolista e soprattutto la pluralità di candidature, per cui alla fine si viene a gestire un numero rilevantissimo di parlamentari”. Le parole sono pietre, soprattutto se pronunciate dal fondatore dell’Ulivo: gestire un numero rilevantissimo di parlamentari. L’appello sottotraccia di Prodi è: si minaccia l’autonomia costituzionale del mandato parlamentare. Ma questa accusa all’Italicum è la stessa che per molti mesi hanno lanciato alcuni esponenti della sinistra masochista, a cominciare da Vannino Chiti e Miguel Gotor. Ora ci si mette pure Prodi. E sempre a proposito di fucilate, la questione del Pd renziano come gigantesco partito trasformista è stata evocata dall’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, che proprio bolscevico non è mai stato. De Bortoli è stato intervistato dal Fatto quotidiano: “Il trionfo del trasformismo? Il partito della Nazione”, ovvero il progetto renziano di un partito simile alla balena bianca democristiana. E come giudica Renzi? Un leader che ha “una concezione autoritaria di occupazione delle istituzioni”. Ferruccio de Bortoli si dice inquieto (per chi ama le citazioni colte, qui inquietudine viene evocata nel senso in cui ne parlava sant’Agostino nelle Confessioni) per il “riflesso personale autoritario” di Renzi.

La nostra inquietudine

È una inquietudine che ci sentiamo di condividere e di rilanciare, qui ed ora. Esiste un tratto autoritario nella amministrazione del potere che Renzi ha messo in campo, che espelle qualunque dialogo, soprattutto quando strilla ai quattro venti che il consenso legittima qualunque decisione. Renzi non ha battuto ciglia quando nel Pd vi sono state decine, centinaia di manifestazioni di trasformismo, né ha battuto ciglia quando le liste del suo partito per le regionali si sono riempite di decine di personaggi discussi e indigeribili, ha rispedito ai mittenti le legittime e vere accuse di Sergio Cofferati – per l’inquinamento del partito ligure –, e di Roberto Saviano, per l’inquinamento del partito campano, né ha inteso stigmatizzare le sciagurate parole di Michele Emiliano a difesa di candidati ex missini che ora lo sostengono. Se questa è la sinistra riformista cui Renzi pensa, beh, potrà anche vincere, ma stia attento, chi di trasformismo ferisce, di trasformismo perisce.

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