Renzi sacrifica l’unità del Pd al patto del Nazareno. Un terzo dei senatori contesta l’Italicum

Renzi sacrifica l’unità del Pd al patto del Nazareno. Un terzo dei senatori contesta l’Italicum

Quando la “delegazione” di Forza Italia, capitanata dal  pregiudicato Silvio Berlusconi accompagnato da Gianni Letta e Loris Verdini, anche lui con qualche problema con la giustizia, è entrata nello studio di Renzi Matteo, sì il premier-segretario del Pd, ha  detto: “Per favore non parlatemi del Quirinale, neppure una parola, solo Italicum. Se no la minoranza, già troppo rissosa, me lo rinfaccia”. E il vicesegretario  Lorenzo Guerini ha annuito. Ci siamo inventati il dialogo ma le “parti” hanno concordato: diciamo che non abbiamo discusso di Quirinale. Così è stato. Terminato l’incontro durato circa un’ora, lo stesso Guerini ha annunciato: “Abbiamo parlato solo di Italicum”. Solo il vicesegretario poteva dire una cosa del genere. È noto a tutti il collegamento fra legge elettorale, riforme istituzionali, inquilino del Quirinale. Altrimenti perché Renzi vuole a tutti i costi arrivare a giovedì 29 quando si apriranno le urne con l’approvazione delle due leggi? Se, come  ha ribadito, l’Italicum non ha niente a che vedere con la trattativa sotto traccia per concordare con Berlusconi il nuovo Capo dello Stato, perché  il premier addirittura, con il suo no all’emendamento presentato da un terzo dei senatori  che non accettano i capolista bloccati, ha provocato la rottura del gruppo? 71 senatori hanno detto sì, con tanto mal di pancia, 29 non hanno votato, uno si è astenuto.

Gotor: Con i capilista bloccati non voteremo  la legge elettorale

Ha detto Miguel Gotor , uno dei firmatari del documento  che esplicita la posizione assunta: “Con i capilista bloccati noi non voteremo l’Italicum. Vorrà dire che Renzi  lo approverà con il voto di Verdini e Berlusconi. Ormai la discussione  è solo con Berlusconi”. Ma anche in Forza Italia ci sono venti senatori che non sono d’accordo, i “fittiani” in particolare, e non hanno risposto positivamente all’appello di Berlusconi a rispettare il Patto del Nazareno.

Faccia tosta: nell’incontro Renzi- Berlusconi non si  sarebbe  parlato di Quirinale

Davvero una faccia tosta negare che sullo sfondo dell’incontro non ci sia il Quirinale. Che merita rispetto tanto è tosta, con un naso che si allunga sempre più da far invidia a Pinocchio. Possibile che neppure una parolina, per caso, sia fuggita a tanta compagnia?  È vero che Renzi non poteva smentire se stesso avendo annunciato che la direzione era convocata in seduta permanente, che una task force, lui, i due vice segretari, il presidente Orfini, i presidenti dei gruppi della Camera e del Senato, avrebbe gestito  la elezione del Capo dello Stato. Tutto ciò non è avvenuto. Incontri, telefonate, Verdini che parla con Boschi, Toti che si fa vivo, Gianni Letta che non perde un  colpo, scambi di nomi e cognomi, prove di accordo tutto nel sottobosco della politica.

Le contraddizioni del premier smentito perfino  dalla Meloni

Così avviene che al Patto del Nazareno si sacrifica l’unità del Pd, dei gruppi parlamentari. Guerini dice che nell’incontro, Renzi  ha “ribadito a Forza Italia la nostra posizione che prevede il no alle liste bloccate ed un meccanismo con capilista e preferenze, il voto di lista, la soglia del 3%”. Il naso di Pinocchio si allunga. Il no alle liste bloccate è una bugia, ha gioco facile nello smentirlo perfino la  Meloni di Fratelli d’Italia. Circa il 60% degli eletti saranno nominati dai partiti. Lo stesso  Renzi si contraddice quando afferma che “la questione dei capolista nominati non è decisiva. Elementi decisivi sono il premio alla lista e il ballottaggio. Allora la questione c’è.

Cuperlo.  Con i “nominati” colpito il principio di rappresentanza del Parlamento

Gianni Cuperlo, esponente della minoranza dem: “L’impegno di Miguel Gotor e altre decine di senatori per un parlamento scelto finalmente dai cittadini è coerente con quanto tutto il Pd, compreso Renzi, si è impegnato a fare davanti al Paese. Se oggi il capo del governo per difendere il patto con la destra sceglie la via di un parlamento composto in larga misura di nominati si colpisce alla base quel principio della rappresentanza che la riforma vorrebbe rigenerare”.

La reazione di Renzi  e  della ministra Boschi nei confronti dei senatori “dissenzienti”, non “ribelli” come li definisce incautamente il direttore di Repubblica, è al limite della intimidazione. Il premier ha chiesto di votare compatti in Aula il cosiddetto emendamento “maxicanguro” che, fotocopia della legge, spazza via tutti i 40 mila emendamenti.  Un colpo di mano ormai classico nella amministrazione renziana che umilia i parlamentari.

Intimidazioni nei confronti dei senatori che annunciano un “voto di coscienza”

 Dice Renzi che “non si tratta di un voto di coscienza (lo hanno  affermato giustamente trattandosi di riforme costituzionali i firmatari del documento ndr), se mancassero i numeri in Senato sarebbe molto grave”. Già che c’era ha aggiunto: “Questa è una legge positiva che ci copieranno in Europa, per la prima volta diamo al partito una funzione nuova, ecco perché l’equiparazione tra segretario e presidente del Consiglio. Proporrò per questo anche una modifica allo statuto: segretario per 5 anni anziché 4. In un partito democratico non si caccia la minoranza ma dopo il confronto si decide per fare insieme le cose”.  Arriva il coro dei renziadi guidato dalla Boschi: “La minoranza – attacca – si adegui. Noi non espelliamo nessuno, ma sarebbe uno strappo pesante”.

Clima surriscaldato all’inizio delle votazioni nell’aula di Palazzo Madama

Questa la situazione all’inizio della votazione in Aula in un clima surriscaldato. Risuona una parola “Nazareno”.  Si  attende l’esito della riunione di Forza Italia, ma viene dato per  scontato. Berlusconi ha detto ai suoi: “Rispettiamo i patti”. Dai grillini, anche dagli ex grillini, viene il consenso alle posizioni  espresse dalla minoranza dei senatori Pd.  Un clima  destinato a  diventare sempre più rovente man mano che ci si avvicina a giovedì  29. Una turbolenza continua che non annuncia niente di buono proprio mentre l’elezione del Presidente della Repubblica richiederebbe da parte delle forze politiche, in primo luogo di quella più grande, il Pd, responsabilità, trasparenza in ogni passaggio, rispetto dei cittadini, senso democratico insomma. Che sembra essere morto. Come la pietà, in un paese sempre più incarognito.

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