Fassina: “i 101”? Di Renzi, non è un segreto. Candidati al Quirinale cadono come birilli, Casini e Amato in discesa

Fassina: “i 101”? Di Renzi, non è un segreto. Candidati al Quirinale cadono come birilli, Casini e Amato in discesa

Invidiamo i nostri colleghi che da quasi un mese ogni giorno su tutti i media possibili, tv in particolare, ci informano  sulla elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Una vera e propria indigestione come mai,  a memoria di cronista che ne ha seguite parecchie, era avvenuto. Sono in particolare i retro scenisti, i quali premettono sempre che  riunioni, incontri, cene, si stanno svolgendo in gran segreto, in ambienti riservati. Noi li ammiriamo perché paginate su paginate,  telegiornali, radio ci raccontano quanto si dice in questi incontri. Colloqui riservati vengono riportati fra  virgolette. Quello dice, l’altro ha risposto. Il giorno dopo siamo a quello ha risposto, quello ha detto. Davvero li invidiamo, anche perché deve essere molto faticoso inventare un nuovo racconto giorno dopo giorno. Un nome di candidato, lui ce la farà, neppure dopo 24 ore viene buttato nel cestino, fuori un altro.

Una pericolosa  mutazione genetica del panorama politico

Accade così che la “disinformatia” nasconde quello che veramente sta accadendo: una mutazione genetica, è il caso di dirlo, del panorama politico. Si gioca una partita molto pericolosa per le istituzioni, la democrazia. Dietro ogni nome si nasconde  un patto fra due forze politiche che stanno monopolizzando gli eventi più significativi, portando il Paese verso una deriva di cui non si conoscono i confini, i limiti. Un fatto è comunque appurato: tutti  i sondaggi sono unanimi, ciò dà loro credibilità, nel rilevare la crescente sfiducia dei cittadini nelle istituzioni, anche nel Quirinale. Non parliamo dei partiti. Tre avvenimenti diranno dove va l’Italia nei prossimi anni: la nuova legge elettorale, le riforme elettorali, l’elezione del Capo dello Stato. Due sono i protagonisti di questa vicenda, segnata da punti oscuri quando la trasparenza dovrebbe essere un obbligo e non un optional: il Pd e Forza Italia, con il pregiudicato tornato, grazie a Renzi Matteo in grande spolvero.

Sullo sfondo il patto scellerato  del Nazareno che tutto gestisce

Sullo sfondo  un patto scellerato che porta il nome del Nazareno, la sede del Pd, un partito  alla frutta, lo dicono esponenti di primo piano con un crescendo di attacchi dei renziadi  nei confronti di chi non accetta, dissente, il rapporto nefasto con l’ex cavaliere. L’accusa bruciante è quella che una volta si chiamava “disfattismo”.   Chi dissente  viene richiamato alla disciplina, il tam tam si fa sempre più pressante, si ipotizza che franchi tiratori possano venire dalla minoranza. Stefano Fassina, uno dei presi di mira, non ci sta, sbotta: “A differenza di quelli che oggi chiedono disciplina e due anni fa hanno capeggiato i 101, noi- afferma- siamo persone serie. Nessuno deve temere da noi i franchi tiratori”. Il riferimento ai franchi tiratori del 2103 che fecero fuori Prodi è evidente. Il giornalista che lo intervista gli chiede se Matteo Renzi ha capeggiato i 101, Fassina  risposta secca, inequivocabile: “Non è un segreto”. A rispondergli ci pensa il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini che non ha serie risposte da dare e si trincera dietro: “una sciocchezza incredibile”. Bersani dice che “non ho elementi per dirlo. Dico solo che  io ho subito una slealtà, mentre ora serve lealtà”. Poi  scherza: “Ci vorrebbero i servizi segreti per scoprirlo”. Aggiungiamo: non ci vorrebbero troppe indagini.  Alla lealtà si richiama anche Fassina. Ricorda che le minoranze, la riunione dei 140 parlamentari,  seguiranno  insieme le tre vicende, legge elettorale,riforme istituzionali,  Quirinale, “daranno il loro contributo , impegnati a condividere con tutto il Pd il criterio fondamentale  per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, cioè l’autonomia dall’esecutivo e la capacità di garantire l’autonomia del Parlamento”.

Ora  il premier pensa a De Siervo, al suo professore, come Presidente

Già, ma i nomi, quelli che fanno i nostri colleghi, il totopresidente che compare su molto giornali, fra gli scommettitori clandestini? Non ne sappiamo niente. O meglio, ne sappiamo tante. Ora i nomi li chiedono perfino Grillo e Casaleggio  per metterli in rete . Li chiedono anche Berlusconi e Alfano, di nuovo insieme appassionatamente, forse no, ma legati a doppia mandata l’uno all’altro. Con Renzi ne hanno discusso, Lotti e Verdini ne sanno qualcosa. Avevano trovato anche la quadra, Casini, il sempre verde, insieme a Giuliano Amato. Il pregiudicato aveva ingoiato, fatto buon viso a cattiva sorte, perché Pier Ferdi resta sempre un traditore. Renzi ha ripensato, Amato non gli va bene. Lui che è un rottamatore ha bisogno di un presidente giovane. Il pregiudicato mette in croce Alfano. Non si fida, sente puzza di bruciato. In fondo,  Renzi, pensa , è un Berlusconi giovane e lui sa bene di cosa sia stato capace l’ex cavaliere. Uno dopo  l’altro, i nomi che venivano dati in dirittura di arrivo cadono tutti come birilli. Torna in corsa, ma domani forse è già bruciato, il sottosegretario Delrio, “ideale” per  diventare Capo dello Stato lo ha definito il premier. Ma il Berlusca si chiede: a me che ne viene? Ha un problema. Deve dimostrare al suo partito che porta a casa cose importanti.

Si pensa anche a Grasso che lascerebbe il Senato a Forza Italia

Certo a lui interessa ritrovare l’onorabilità, un presidente che gliela riporti a casa. Ma agli altri? Allora una trovata:  eleggiamo Grasso, così si libera un posto e tocca a noi il presidente del Senato. Ma nella testa di Renzi, frulla anche un’altra idea , il presidente emerito della Corte Costituzionale. Lo scrive Augusto Minzolini, ora parlamentare, che non ha dimenticato di essere stato un capostipite dei retroscenisti. Già, De Siervo, cattolico, professore di Diritto costituzionale a Firenze, è il papà di una delle amiche e collaboratrici storiche di Renzi, Lucia. L’altro figlio e Luigi, capo dei dirigenti renziani in Rai. Cerchio magico. Di più De Siervo è stato professore di  Matteo. Ma l’ex cavaliere aveva  messo in pista Antonio Martino, tessera numero due di Forza Italia. Lui non ne sa niente, pensa sia uno scherzo. Il pregiudicato non batte ciglio.  Ne avevo parlato fra amici, le mie parole sono state fraintese. Poi pensavo al candidato di bandiera perché quello vero verrà eletto al quarto scrutinio. Parola di Renzi Matteo. Ma verba volant, scripta manent. Non c’è bisogno di traduzione.  E di scritto non c’è niente. In fondo i due dicono che anche per il patto del Nazareno non c’è niente di scritto. Pensate se ci fosse.

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