Legge elettorale. Incontro Renzi – Berlusconi: l’accordo c’è ma non c’è

Legge elettorale. Incontro Renzi – Berlusconi: l’accordo c’è ma non c’è

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si sono confrontati per quasi due ore a Palazzo Chigi, trovando un’intesa parziale sulle modifiche da apportare all’Italicum, da approvare al Senato entro dicembre. Così il tagliando al patto del Nazareno viene rinnovato. Premio di maggioranza a chi supera il 40%. Ma ancora non si è deciso se andrà alla lista o alla coalizione. Le preferenze vengono reintrodotte per chi si candida dopo il capolista che sarà eletto ancora con un sistema bloccato. I collegi saranno cento. I due leader scrivono una nota comune Pd – Fi: “L’Italia ha bisogno di un sistema istituzionale che garantisca governabilità, un vincitore certo la sera delle elezioni, il superamento del bicameralismo perfetto, e il rispetto tra forze politiche che si confrontino in modo civile, senza odio di parte”. Critica la sinistra Pd: “Faccio una proposta a Renzi: la prossima volta ci porti Silvio Berlusconi e Denis Verdini in Direzione Pd così siamo pari”. La provocatoria battuta è di Pippo Civati, intercettato dai giornalisti al suo arrivo alla sede del Partito democratico in via del Nazareno. “Mi domando – dice – che spazi ci possono essere ancora nel Pd se tanto le decisioni sono già prese altrove. Renzi tanto può contare su una maggioranza monolitica che lo sostiene”. Civati ha comunque negato che sia sempre più vicina la sua uscita dal Pd. Solo nel pomeriggio la minoranza Pd aveva ribadito, la “netta contrarietà al modello elettorale proposto” nell’incontro Renzi-Berlusconi.

La giornata di ieri è stata una vera e propria prova di forza tra il Premier Renzi e il leader di Forza Italia Berlusconi. L’ex Cav è riuscito a compattare i suoi e a farsi dare un mandato per trattare col Governo. Ma i tempi in cui Berlusconi dettava la linea in maniera autoritaria e indiscutibile sono finiti. Ora il leader di Fi deve fare l’equilibrista tra chi vorrebbe, nel suo partito, una opposizione più ferma e la sua intesa da tutelare con Renzi. Perché i temi da affrontare sono ancora molti e se fossero interrotti da elezioni anticipate per il centro – destra, così come lo abbiamo conosciuto sinora, sarebbe la fine. Questo, in maniera speculare, è molto chiaro anche a Renzi.

Terzo incomodo nella discussione è l’Ncd che cerca di garantire a tutti i costi la propria esistenza nel panorama legislativo italiano, così il capogruppo al Senato del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi: “Nella riforma elettorale tutto si tiene. Il premio alla lista già garantisce governabilità e ha come corollario la minima soglia tecnica del 3% per garantire anche la rappresentatività. Soluzioni bastarde, che coniugano premio alla lista e soglia alta di ingresso, corrispondono solo alla speranza di eliminare scomodi concorrenti e non realizzano quel giusto equilibrio di principi che fa durare nel tempo la legge elettorale”.

Anche Angelino Alfano, leader di Ncd e ministro del governo Renzi, definisce quel 3% “il punto di equilibrio giusto” e si augura che “da parte di Forza Italia non ci sia una risposta negativa” perché “pensare di costruire il centrodestra non per convinzione ma per costrizione e paura sarebbe un errore clamoroso”.

Ma anche nel partito di Renzi non tutti sono convinti che la legge elettorale così com’è uscita dal vertice di maggioranza sia perfetta. Infatti per la sinistra del Pd sulla legge elettorale c’è ancora molto da lavorare a partire dalle preferenze. A parlare di legge elettorale oggi è stato anche Beppe Grillo, leader del M5s, che da Bruxelles dice: “Noi abbiamo già presentato una nostra proposta, ma anche il Consultellum ha una sua logica, ci va bene. Noi siamo pronti ad un confronto aperto, apertissimo. Non mi piacciono questi confronti di nascosto, nei retrobottega”. Il M5S sarebbe, dunque, disponibile a trattare con Renzi nel caso in cui il patto del Nazareno dovesse naufragare, ma non finché l’ex Cav resta della partita.

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