Vecchie e nuove destre: il fantasma che si aggira per l’Europa (e Grillo lo appoggia)

Vecchie e nuove destre: il fantasma che si aggira per l’Europa (e Grillo lo appoggia)

I quotidiani britannici danno ampio risalto nelle prime pagine all’esultanza di Nigel Farage, inventore e capo degli euroscettici dello UKIP, che alle recenti elezioni europee ha ottenuto un risultato notevole e ha portato al Parlamento europeo una pattuglia di deputati. Il motivo dell’esultanza? L’accordo raggiunto con l’estrema destra polacca per la costituzione di un Gruppo parlamentare. I regolamenti dell’Assemblea di Strasburgo prevedono un minimo di 25 deputati europei di almeno sette paesi membri. In realtà, Farage il gruppo lo aveva già costituito, ma la defezione dell’ultim’ora di una deputata lettone, Iveta Grigule, aveva reso questa impresa vana. Così, senza perdersi d’animo, Nigel Farage ha convinto il Congresso della Nuova Destra polacca a far entrare nel gruppo uno dei quattro deputati eletti al Parlamento europeo, Robert Jaroslaw Iwaszkiewicz. La stampa britannica, e l’intera opinione pubblica britannica, sono sotto chock per questa decisione, perchè la Nuova Destra polacca inneggia palesemente a Hitler, è apertamente xenofoba, misogina, e usa la svastica come bandiera. E ha funzionato bene il trucco di inviare uno solo dei loro deputati per consentire al Gruppo, che si chiama ELDD, Europa delle Libertà e della Democrazia Diretta, di costituirsi formalmente, di accedere ai cospicui finanziamenti, e di partecipare attivamente alla vita politica del Parlamento europeo, ottenendo seggi nelle Commissioni. Il gruppo ELDD risulta dunque costituito dai 48 membri dello UKIP, dai 17 deputati del Movimento 5 Stelle, e da deputati sparsi di altri 5 paesi, soprattutto rappresentativi della destra xonofoba e antieuropea. L’accordo raggiunto da Farage con la destra nazista polacca avrebbe dovuto mettere in guardia i grillini eletti al Parlamento europeo, ma finora non sono pervenute dichiarazioni, né prese di posizione. Anzi, sul blog di Grillo campeggia il linciaggio contemporaneo contro Orellana, senatore, accusato di essersi venduto a Renzi, e contro la deputata lettone Iveta Grigule, accusata di essersi venduta per trenta denari al presidente Schultz, e rea di aver abbandonato il gruppo di Farage. Nulla si dice del nuovo gruppo che paradossalmente si chiama della Libertà (ironia della storia e della politica) e della Democrazia Diretta, nato grazie all’apporto di una nota organizzazione neonazista europea. Ora, non è che lo stesso Farage sia uno stinco di santo in Gran Bretagna, anzi, tutt’altro. È l’espressione più becera della deriva populista, parafascista, e affatto liberale che sta prendendo la destra in mezza Europa.

Che la vicenda della costituzione del gruppo ELDD, con la complicità dei grillini nostrani, stia preoccupando la politica europea, lo dimostra perfino la netta presa di distanza di Marine Le Pen, leader del Front National francese e vera vincitrice delle elezioni europee in Francia. Il Front National, partito decisamente di destra, ed erede del sogno del padre di Marine Le Pen, Jean-Marie, di portare la destra all’Eliseo, ha messo insieme alcune delle formazioni antieuro più diffuse in Europa, in particolare la Lega Nord italiana, e l’AFP, Alternativ fur Deutschland, in Germania. La Le Pen è stata più accorta di Farage nel trovarsi gli alleati giusti: nessuna rivendicazione xenofoba, nessuna misoginia preconcetta (e come avrebbe potuto farlo?), nessuna svastica. Solo la battaglia contro la moneta e la burotecnocrazia di Bruxelles, che “affama i nostri popoli”. Nello schieramento di Bruxelles, dunque, avremo due gruppi alla destra dell’emiciclo: uno capeggiato da Farage, e appoggiato dai grillini, con ampie venature di nero-nazista; e l’altro, guidato da Marine Le Pen, più interessato a suscitare il dibattito europeo attorno alla fine dell’Euro e al ritorno alla sovranità nazionale perduta.
L’accordo in Europa tra Lega e Front National è stata la prova generale per avvicinare Matteo Salvini, segretario e leader dei leghisti, alle frange storiche della destra italiana, raccolte in Casa Pound. L’accordo tra Lega Nord e la destra di Casa Pound era già stato siglato durante la campagna elettorale per le Europee, quando la destra romana accettò di appoggiare la candidatura di Mario Borghezio. Ora si è strutturato, con pezzi rilevanti di gruppi dirigenti provenienti da Fratelli d’Italia, dalla stessa Meloni ai fratelli La Russa, complice l’appoggio al governatore lombardo, Roberto Maroni. È evidente che l’accordo nero-verde avrà una chiara proiezione elettorale alle prossime elezioni amministrative e legislative nazionali, con un forte impianto ideologico xenofobo e antieuropeista. Molto dipenderà dalle soglie minime di sbarramento previste dalla prossima legge elettorale. Ma la presenza al Nord di una coalizione nero-verde, con chiara egemonia leghista, e una presenza al Centrosud, con chiara egemonia neofascista, non fa sperare nulla di buono neppure in Italia.

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