Scuola, studenti in piazza in tutta Italia

Scuola, studenti in piazza in tutta Italia

È arrivato l’autunno e con esso anche “l’autunno caldo” della scuola. Sono 80.000 gli studenti di tutta Italia scesi in piazza per la mobilitazione voluta dell’Unione degli studenti universitari e dalla Rete degli Studenti contro il piano Renzi per l’istruzione e il Jobs Act, chiedendo una vera inversione delle politiche precariezzanti. Lo slogan sotto cui si sono raccolti è il seguente: “La grande bellezza siamo noi”. L’hashtag della protesta, invece: #10ottstudentiinpiazza. I manifestanti si stanno esponendo per dire no “all’ennesimo attacco all’istruzione pubblica, alle privatizzazioni, alla precarizzazione e alla scuola azienda” Inoltre, il messaggio che voglio lanciare al premier Renzi afferma che “la buona scuola non è quella della sua proposta” ma quella dei ragazzi che tutte le mattine si alzano per entrare in edifici fatiscenti e che hanno delle proposte concrete da avanzare per migliorare la condizione dell’istruzione italiana: “Riforma dei cicli puntando a un biennio unitario e a un triennio specializzante per abbattere la canalizzazione precoce; innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni; didattica alternativa e laboratoriale; valutazione narrativa e processuale; stages di qualità; nuovi diritti e maggiore partecipazione; strutture sicure e moderne; nuovi programmi aperti alle differenze culturali, sessuali e religiose. – dichiara l’UdS – Vogliamo una scuola della partecipazione e del pensiero critico, dove è possibile interrogarsi anche sul cosa si studia, determinando gli obiettivi didattici. La consultazione del Governo non è assolutamente bastevole oltreché tendenziosa e populista. Si ascoltino le piazze, perché la democrazia ha bisogno del protagonismo dei soggetti sociali”.

Chiare anche le dichiarazioni di Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’unione degli studenti: “Oggi riempiamo 100 piazze del Paese perché non vogliamo più restare spettatori di fronte a un Governo che in nostro nome vuole distruggere i diritti all’interno delle scuole come dei luoghi di lavoro, instaurare la precarietà come sistema strutturale, instillare la competizione e la valutazione come strumenti di divisione e controllo, far trionfare definitivamente il neoliberismo come modello economico e sociale. L’idea di scuola che traspare dal progetto del Governo ci fa rabbrividire: la Buona Scuola di Renzi apre le porte agli interessi e ai finanziamenti delle imprese; da più poteri ai presidi; valuta e punisce docenti, studenti e scuole; assume la competizione e le classifiche premiali come unico fine; si appiattisce alle esigenze di un mercato del lavoro che ha bisogno di manodopera a basso prezzo, precaria e senza diritti; abbandona il suo fine educativo a favore di contratti di apprendistato, ossia lavoro gratuito e senza alcuna valenza formativa; finanziarizza gli strumenti per abbattere la dispersione scolastica”. Proprio le alte percentuali della dispersione scolastica italiana sarebbero, sempre secondo Danilo Lampis, “il segnale di un Paese che non crede più nell’istruzione e nella conoscenza come strumenti di emancipazione. Rivendichiamo una Legge Nazionale sul diritto allo studio, massicci investimenti sul welfare studentesco attraverso l’istituzione di un reddito di formazione e di inserimento ad essa, al fine di raggiungere la completa gratuità dell’istruzione”.

A Roma, il corteo composto da circa 10.000 studenti si è mosso da Piazza della Repubblica dietro lo striscione “la buona scuola siamo noi” in direzione del Ministero dell’Istruzione a Trastevere. Al Colosseo troneggia lo striscione esposto dagli studenti per dire che “la bellezza è innanzitutto partecipazione” e nei pressi del simbolo romano si terrà il primo di dieci flash mob che avranno luogo in altrettante città simbolo italiane. Altri cortei si sono formati in moltissime città, tra cui Milano, dove si protesta contro i tagli alla scuola e contro le politiche del governo, Bologna, dove i manifestanti si muovono alla spalle dello striscione “Io non ci sto” e in molte piazze siciliane, tra cui Palermo, dove spicca lo striscione “#iononcisto, scuole azienda, privatizzazioni, presidi sceriffi, classi pollaio, scuole fatiscenti”. Non sono mancati all’appello nemmeno gli studenti di Torino – “Scuola per tutti, precarietà per nessuno” – così come quelli di Cagliari, che si sono mossi da Piazza Garibaldi verso la sede della regione in Viale Trento, e quelli di Napoli, dove il corteo è partito da Piazza del Gesù, tra striscioni e maschere di Pulcinella. Altri cortei sono scattati a Padova, Treviso, Bari, Firenze, Pisa, Venezia e Catanzaro. L’autunno caldo è appena incominciato.

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