Pd: vocazione maggioritaria 2.0. Si punta al partito della Nazione

Pd: vocazione maggioritaria 2.0.  Si punta al partito della Nazione

Il Partito democratico nasce a vocazione maggioritaria, ma si scontra da subito contro la dura realtà della frammentazione elettorale del Belpaese, da sempre abituato a difendere i propri campanili. Per tradizione storica, il sistema elettorale italiano è sempre stato permeato da partiti da prefisso telefonico e pseudocoalizioni. Questa è una delle ragioni fondamentali (oltre alla debolezza delle leadership democratiche che si sono susseguite negli anni) per cui la vocazione maggioritaria è rimasta una utopia nella mente di Veltroni. Ma oggi potrebbe esserci la rivincita del Lingotto, il secondo atto di un film malriuscito. Si cambiano i protagonisti e si cambia il partito: il Pd diventa il Partito della nazione, di tutti. Giovani e anziani, poveri e ricchi, operai e imprenditori. E’ la versione 2.0 del “maanchismo” veltroniano, rivista e corretta, ad uso e consumo del trasformismo. La differenza sta nel fatto che ai tempi di Agostino Depretis a cambiare schieramento erano gli esponenti politici, ora sono proprio i partiti.

Il progetto di Renzi per l’Italicum si basa su un concetto semplice: “Meglio il premio alla lista che non il premio alla coalizione”, lo dice per inciso, durante il suo intervento alla direzione Pd: avere una legge elettorale che permetta di aggiudicarsi da soli il premio di maggioranza è uno “strumento” che gli consentirebbe di superare il bipolarismo e approdare al bipartitismo, che gli consentirebbe di governare da solo. E così l’Italicum, ancora fermo al Senato, torna al centro del dibattito politico. Forza Italia frena e avverte Renzi che non può pensare di cambiare unilateralmente i termini dell’accordo. Ncd al contrario si dice “assolutamente favorevole”, anche se chiede di rivedere le soglie di sbarramento. Ma su tre punti, ragiona il premier, si può compiere una “grandiosa conquista per l’Italia”: un ballottaggio che assicuri di sapere chi ha vinto, “un premio di maggioranza – compatibile con le indicazioni della Consulta – che consegni a chi vince la responsabilità di ciò che fa” e la “riduzione del potere di veto dei piccoli partiti”. Per realizzare a pieno la vocazione del Pd come ‘partito della nazione’, ridurre i veti dei ‘partitini’ e “trasformare il bipolarismo in bipartitismo”. A questo proposito sembrerebbe già pronto un emendamento che comprenderebbe anche l’idea di cancellare dal testo l’articolo 2, che prevede che la nuova legge elettorale sia valida solo per la Camera, in attesa della definitiva cancellazione del Senato. Nella sostanza una norma anti-elezioni anticipate. Ma se si comincia a lavorare sull’annullamento della “clausola di salvaguardia antielezioni”, qualcuno potrebbe cominciare a pensare che la legge non si fa solo per “metterla in freezer fino al 2018”, come ha sostenuto lo stesso Renzi. Infatti il premier ha commissionato uno studio che gira tra i corridoi del Senato, ha testato le proiezioni di un voto con la legge elettorale attualmente in vigore, ovvero il Consultellum. I risultati sono sorprendenti. Basterebbe ottenere un risultato intorno al 44-45 per cento (che gli sbarramenti favorirebbero) per avere la maggioranza sia a Montecitorio sia a Palazzo Madama.

 

La legge di stabilità arriva nelle mani di Napolitano

Intanto è arrivato al Quirinale il testo della Legge di Stabilità 2015 del Governo Renzi in attesa di approvazione da parte della Ragioneria Generale dello Stato. Il disegno di Legge  è al vaglio del presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano è “adesso oggetto di un attento esame essendo per sua natura un provvedimento molto complesso”, si apprende dall’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica. Intanto a Bruxelles restano ancora in attesa di tutti i dettagli sulla finanziaria, dopo la relazione presentata settimana scorsa.

 

Fassino: “Legge di Stabilità molto onerosa per i Comuni”. Anci chiede confronto col Governo

“Siamo pronti a discutere tutte le misure – ha detto il sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino intervenendo sulla Legge di Stabilità 2015 – che ci devono consentire però di garantire ai cittadini gli stessi servizi che hanno avuto fino qui e che non ci sarà l’obbligo per i Comuni – ha sottolineato il presidente dell’Associazione dei Comuni – di alzare le tasse per sopperire a risorse che ci vengono tolte. L’insieme della manovra così come è configurata – ha detto Piero Fassino (Pd) parlando della Legge di Stabilità del Governo Renzi che prevede anche il bonus bebè 2015 – è particolarmente onerosa per i Comuni e per questo chiediamo di ridiscuterne”. Il Governo Renzi, secondo quanto si apprende dalle ultime notizie da Palazzo Chigi, oltre alle Regioni ha convocato per giovedì prossimo anche l’Anci.

 

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