Ebola, l’infermiera spagnola è guarita

Ebola, l’infermiera spagnola è guarita

È guarita l’infermiera spagnola Teresa Romero, la prima donna a essere contagiata in Europa dopo aver assistito il missionario Manuel Garcia Viejo, morto il 25 settembre a Madrid in seguito al contagio avvenuto in Sierra Leone. Nel sangue dell’operatrice sanitaria non campare più il virus, il primo esame ha dato esito negativo, ma in questo caso la prudenza è d’obbligo: si ritiene necessario un ulteriore esame e comunque la Romero non verrà subito dimessa, poiché la malattia le ha causato una grave infezione polmonare e da soli tre giorni ha ripreso a mangiare. La buona notizia è affiancata da quella del caso sospetto di un uomo di 48 anni, ora tenuto sotto osservazione all’ospedale Clinic di Barcellona. L’uomo è di rientro dalla Sierra Leone. Intanto, anche la Nigeria, dopo il Senegal, riceve lo status di “Ebola free”, dopo 42 giorni passati senza nuovi casi

Fattori decisivi per la guarigione – Così, nonostante non ci sia ancora una cura, alcuni pazienti riescono a guarire, mentre altri, come il paziente zero Thomas Duncan, purtroppo muoiono. Certamente, non essendoci ancora una risposta conclusiva si possono elencare diversi fattori decisivi: in primis, il trattamento di alta qualità in ospedali preparati da anni a combattere malattie altamente infettive. In Usa, per esempio, i sopravvissuti sono stati tutti trattati in due dei quattro ospedali del paese all’avanguardia da questo punto di vista, come l’Emory University Hospital o il Nebraska Medical Center. Un altro fattore importante per combattere l’Ebola consiste nel riporre una particolare attenzione alla reidratazione dei pazienti e alle trasfusioni di sangue. I pazienti degli Usa che hanno ricevuto una donazione di sangue da Kent Brantly, guarito dall’ebola, sono riusciti a loro volta a sconfiggere il virus. La teoria è che il sangue di Brantly contenga gli anticorpi necessari a sconfiggere l’ebola. Influente potrebbe essere anche l’utilizzo di farmaci sperimentali. Sicuramente, somministrare dei vaccini che non sono passati attraverso tutti gli studi clinici può essere rischioso, ma allo stesso tempo, visto il tasso di mortalità dell’ebola del 50%, diventa una questione etica offrire servizi sanitari sperimentali, anche se la loro efficacia o i loro effetti avversi sono sconosciuti. Brantly e Writebol hanno assunto Zmapp e sono guariti, così come Pajares il quale però non è sopravvissuto. La questione è destinata a essere dibattuta ancora per molto tempo.

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