Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. Dare opportunità reali ai giovani per arginare il crescente disagio giovanile in Europa e nel Mondo

Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. Dare opportunità reali ai giovani per arginare il crescente disagio giovanile in Europa e nel Mondo

Da qualche mese le cronache registrano un’esplosione di episodi di violenza da parte di giovanissimi in un contesto ove l’età di bulli e bulle si abbassa, oltre ad un sempre più crescente calo di età tra i fruitori di nuove tecnologie. Inevitabilmente si tende ad attribuire le colpe alla famiglia, alla scuola o alle istituzioni; di certo sappiamo che educare è un compito arduo in quanto guidare oggi i giovani nel loro percorso di vita è sempre più faticoso. Le caratteristiche dei fenomeni, peraltro di portata transnazionale, sono spesso uguali tra i ragazzi, sia che provengano dal nord come dal sud del nostro Paese. E anche qui, come per l’assunzione delle droghe, fa poca differenza la nazionalità o lo strato sociale di appartenenza.

Oggi il disagio giovanile, fenomeno complesso al quale le forze dell’ordine prestano sempre maggiore attenzione, può essere fronteggiato solamente grazie a nuovi strumenti normativi e con operatori specializzati ma, soprattutto, con una capillare attività di prevenzione a tutto campo. Dai dati dell’Osservatorio Nazionale sull’adolescenza emerge che il 6,5% dei ragazzi minorenni fa parte di una banda giovanile, il 16% ha commesso atti vandalici mentre 3 ragazzi su 10 hanno partecipato a una rissa. Gli analisti ci segnalano inoltre che spesso si inizia compiendo atti di bullismo o cyberbullismo per passare, man mano, ad una crescita nelle fasi successive con un rialzo dei comportamenti criminali.

Un denominatore comune è il disagio socio-economico di un territorio. Nelle zone geografiche dove la criminalità organizzata di tipo mafioso ha maggior diffusione i minori vengono spesso educati alla cultura criminale ove iniziano replicando i comportamenti dei pregiudicati più grandi. Il disordine urbano e i quartieri ghetto fanno da sfondo a quel disagio, comprensori in cui è facile scivolare nelle devianze commettendo reati di ogni genere ad iniziare da quelli contro il patrimonio. Talvolta il collante ha lo scopo magari anche solo di recuperare una propria appartenenza etnica o sociale, una sorta di fratellanza con la quale farsi forza contro possibili discriminazioni da parte di altri non appartenenti al medesimo ceppo etnico, spesso autoctoni. In sostanza, in assenza di veri e propri modelli di riferimento si tende a costruirne, collettivamente, di alternativi rifiutando e ribaltando quelli esistenti verso i quali, magari, si tende.

Spesso la riduzione del giudizio critico relativo ai propri comportamenti causa, in particolare nel mondo virtuale, effetti negativi, in particolare tra i più piccoli: bambini e ragazzini nativi digitali si approcciano con troppa disinvoltura e leggerezza ai social finendone intrappolati. Bullismo e cyberbullismo, fenomeni in particolare crescita fanno paura, soprattutto perché molti di essi non vengono alla luce spesso per vergogna e umiliazione. I ragazzi che chiedono aiuto sono infatti solo una minima percentuale rispetto a quelli che “soffrono in silenzio” terrorizzati da chi li perseguita. Autori di questi gesti sono sempre più spesso i minori non imputabili, protagonisti che hanno meno di 14 anni. In tal senso la formazione degli operatori delle forze dell’ordine e degli educatori risulta strategica. Programmi di carattere preventivo e di collaborazione in attività interistituzionali come quelli promossi dal Servizio Centrale Operativo della Polizia che si serve sempre più di specialisti delle strutture per i minori sono ottime iniziative che vanno rilanciate e potenziate.

Non ci consola infine il fatto che questo problema non riguarda solo il nostro Paese. Si tratta di un fenomeno che non ha frontiere, magari ha sfaccettature diverse, ma coinvolge – per esempio -anche Svezia, Germania e Regno Unito preoccupando fortemente quelle comunità e quelle istituzioni che, una volta per tutte, dovrebbero oggi più che in passato, interrogarsi, insieme alla nostra comunità, sulle effettive opportunità che vengono date ai nostri giovani.

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