Giorgio Benvenuto. Un ricordo di Alessandro Cardulli. L’appendice al volume “Come si vince la post politica”

Giorgio Benvenuto. Un ricordo di Alessandro Cardulli. L’appendice al volume “Come si vince la post politica”

Mentre era in corso la stesura di questo libro Alessandro Cardulli ci ha lasciati dopo una breve malattia. Nessuno se lo aspettava, tantomeno io. Lasua scomparsa mi ha profondamente rattristato. E non è certo per un rispetto formale che voglio ora ricordarlo. Ma perché se ne è andato un amico, un grande giornalista, una persona che stava dalla parte dei lavoratori e delle classi popolari. Alessandro era politicamente schierato. Si iscrisse al PCI da ragazzo e lavorò sia per l’Unità che per Paese Sera. Proseguì la sua attività dirigendo l’Ufficio Stampa nazionale della Cgil durante la segreteria di Luciano Lama.

Apprezzato per la sua professionalità divenne vicesegretario nazionale della Federazione nazionale della stampa. D’altra parte, nel clima politico di quegli anni a un comunista era precluso il massimo incarico. Nella Cgil ricoprì altri
ruoli nazionali e fu anche segretario dello Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil. Bene, con questo straordinario curriculum è difficilissimo trovare fotografie di Alessandro dentro e fuori Internet. È difficilissimo perché Cardulli non amava apparire, mettersi in mostra. Toscanaccio, alieno da ogni forma di vanità e dal carattere deciso, era un uomo concreto che badava poco all’immagine. Non aveva tempo. Perché tutto il suo tempo era dedicato a sostenere l’emancipazione dei lavoratori. E non perse mai la bussola. Andato in pensione continuò il suo impegno politico e la sua attività nel mondo dell’informazione. Dopo lo scioglimento del PCI fu tra i fondatori di Uniti a sinistra e Socialismo 2000. E dopo che a livello nazionale la stampa dichiaratamente di sinistra si ridusse a un lumicino fondò Dazebaonews e poi Jobsnews, il quotidiano on-line su cui sono uscite la quasi totalità delle interviste qui raccolte.

Alessandro faceva parte di quella generazione di giornalisti che seguivano con passione e competenza i problemi sindacali e quelli sociali facendoli diventare con immensa professionalità questioni di rilievo nel panorama politico e sindacale. Le lotte e le trattative sindacali attraverso l’impegno di giornalisti come lui diventarono di “serie A” conquistano le prime pagine dei quotidiani. Fra gli articoli che mi fecero più piacere quando lasciai la Uil c’era proprio il suo. Quando mi telefonò espresse un giudizio che condividevo in pieno: ovvero che gli anni passati ci avevano premesso di confrontarci, collaborare, talvolta aiutarci senza perdere mai la nostra autonomia di giudizio, senza nascondere le diversità di opinione, ma facendo uno sforzo sincero per capire le ragioni che stavano alla base di proposte e scelte che non lo vedevano pienamente d’accordo.

Cardulli era uomo di solida cultura e non si imponeva mai. La sua competenza l’utilizzava per andare oltre la superficialità di un’informazione basata sulle agenzie. Era molto attento a tutto ciò che si muoveva nel sociale. Per esempio ricordo l’attenzione mostrata nei riguardi del movimento aclista di Livio Labor, che sosteneva la nostra battaglia per l’unità sindacale. Quando giunse in Cgil si adoperò con decisione e successo affinché quella Confederazione non privilegiasse il rapporto solo con i media “amici”, ma fosse in grado di dialogare con l’insieme del mondo della stampa. Era una concezione del confronto con l’informazione che ci vedeva molto vicini, indirizzata non tanto a rendere più efficace la propaganda, quanto a rendere credibile il ruolo e le ragioni della nostra attività.

Cardulli ha lasciato un segno importante nel movimento sindacale, anche quando andò a fare il dirigente dei pensionati della Cgil. Fu una stagione straordinaria per i pensionati, protagonisti di grandi lotte e di rivendicazioni di grosso spessore. Era il tempo nel quale nella Uil Silvano Miniati, altro grande dirigente dei pensionati, lanciò lo slogan “Gli anziani come risorsa”. Slogan che Cardulli condivideva senza riserve. Uomini come Alessandro Cardulli erano persone che affrontavano i loro ruoli con rigore e con autentica umanità. Il dovere si integrava con la passione. Ed entrambi rispondevano a una formazione sia etica sia politica che rendeva vitale e positiva l’iniziativa sindacale.

Ho perso un amico con il quale era facile trovare sintonie anche se pro- venivamo da realtà diverse della sinistra. Ma i valori che contavano erano gli stessi. Per questo, e per gli altri motivi che ho esposto, col curatore della presente raccolta abbiamo ritenuto assai più che un atto dovuto dedicarli il nostro libro.

Dal volume a cura di Patrizio Paolinelli, Come si vince la post politica. Interviste a Giorgio Benvenuto. 

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