Valter Vecellio. 20 settembre: un giorno di festa, un giorno da festeggiare. Ma anche per votare NO al referendum costituzionale

Valter Vecellio. 20 settembre: un giorno di festa, un giorno da festeggiare. Ma anche per votare NO al referendum costituzionale

20 Settembre 1870: un anniversario importante: centocinquant’anni fa i bersaglieri, dalla Porta Pia entrano a Roma; finisce il potere temporale del Vaticano. Finalmente la città diventa la capitale d’Italia: quell’Italia sognata e vagheggiata fin dai tempi di Dante Alighieri e di Nicolò Machiavelli; quell’Italia per la quale tanti eroi di quel Risorgimento non a caso male studiato e raccontato, sacrificano tutto, spesso anche la vita. Dovrebbe essere un giorno di festa. Rischia di essere un anniversario di cui in pochi ci ricorderemo. C’è una sorta di dovere: quello di non lasciarci deprimere dalla miseria che è un po’ il segno dei tempi che viviamo; non ci si deve stancare di lavorare e agire per tempi migliori. L’anti-Risorgimento, per cui tanti lavorano, non deve prevalere.

Dunque, il 20 settembre giorno di festa. Per laici e per credenti; per tutti coloro che fanno loro il cavourriano motto “Libera chiesa in libero Stato”. Oggi, nel nostro Paese è più diffusa di quanto non si creda un’esigenza laica. Da intendere non solo come esigenza di una voce che si differenzi dal coro delle tante altre che l’avversano, la ignorano o – al più – fingono di accettarla riducendola a formula insignificante, vaga. Essere laici è una certa concezione dei rapporti che devono regolare lo Stato e le Chiese. È una dottrina dello Stato e della politica. È una concezione “liberale” che contempla il senso dei limiti di ciascun potere nello Stato; la consapevolezza che le Chiese non possono essere assimilate ai “corpi” dello Stato; è sapere che lo Stato ha il diritto-dovere di tutelare l’assoluta aconfessionalità dei suoi organi. Laico è forza autonoma, intesa non come accumulazione di privilegi, ma come libertà liberatrice. Sono le esigenze, i valori che costituiscono la cifra di uno Stato moderno, al di fuori dei quali non c’è vita libera e civile.

Un impegno per la difesa della laicità che oggi passa anche nella difesa per l’affermazione delle libertà, dei diritti di conoscenza, contro i “proibizionismi”: si tratti di libertà di coscienza e di libertà della ricerca, di rispetto dei diritti e della volontà del malato, delle donne e degli uomini che siamo. La breccia di Porta Pia è il simbolo di una liberazione per tutti noi. Il cammino che il 20 settembre 1870 ci ha portato al trionfo della breccia di Porta Pia, e che è tutt’altro che concluso. Per quel che mi riguarda – e spero di non essere il solo – passa anche per un NO tondo, forte e chiaro al referendum su quella riforma-truffa che chiamano taglio delle “poltrone”. Già il fatto che lo abbiano battezzato in questo modo, la dice lunga sul disprezzo indiscriminato che nutrono verso l’istituzione parlamentare e chi di volta in volta ricopre l’incarico di parlamentare.

Già questa, senza neppure entrare nel merito, una ragione più che sufficiente per votare NO. 

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