Conte alla Camera supera lo scoglio della proroga dello stato d’emergenza. Gualtieri al Senato presenta il Dl di agosto col Pnr. Meloni attacca. Caos su presidenze di commissione, Speranza lascia il Cdm

Conte alla Camera supera lo scoglio della proroga dello stato d’emergenza. Gualtieri al Senato presenta il Dl di agosto col Pnr. Meloni attacca. Caos su presidenze di commissione, Speranza lascia il Cdm

Via libera dall’aula della Camera alla risoluzione di maggioranza che proroga fino al 15 ottobre lo stato di emergenza sulla crisi coronavirus, in scadenza il 31 luglio. Il governo, dopo il disco verde incassato ieri al Senato, porta a casa 286 voti a favore del documento della maggioranza (221 i contrari e 5 gli astenuti) ma in aula il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. “Il governo non vuole certo fare della proroga un uso strumentale, liberticida e tenere la popolazione in uno stato di soggezione: sono affermazioni gravi che non hanno nessuna attinenza con la realtà”, dice il premier spiegando che “se non si intende prorogare lo stato di emergenza lo si dica francamente ma non si deve fare confusione davanti alla popolazione” perché “c’è qualche cittadino che è stato convinto che la proroga dello stato di emergenza significhi il ritorno al lockdown, non è affatto così”. Conte assicura infatti che “non ci saranno nuove misure restrittive” né tanto meno un ritorno al lockdown ma che, invece, l’intenzione del governo è “mantenere un cauto livello di guardia” senza “drammatizzare o alimentare paure”. Conte risponde anche a chi, dall’opposizione, lo ha accusato di danneggiare l’immagine dell’Italia all’estero con la decisione di prorogare lo stato di emergenza. Non è affatto così, anzi, “l’Italia viene vista come un paese sicuro”.  “Siete dei pazzi”, l’attacco di Meloni; “Dite bugie agli italiani”, l’affondo di Salvini. “Governo liberticida? Sono affermazioni gravi e false”, la replica del presidente del Consiglio. E’ piuttosto il dibattito politico che “dovrebbe attenersi a profili giuridici e tecnici senza drammatizzare perché – osserva Conte – questa drammatizzazione potrebbe creare nocumento all’immagine dell’Italia all’estero”. In punta di diritto, infine, il premier osserva che il potere di emanare Dpcm non deriva dalla proroga dello stato di emergenza ma “si radica nella normativa di rango primario” e per questo “ci sarà un nuovo decreto legge che sposterà i termini”.  Questa sera, secondo quanto si apprende, la proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre dovrebbe arrivare con un decreto legge. Sarà il Cdm convocato per le 20 a recepire l’indicazione delle risoluzioni di maggioranza.

Decreto agosto: Gualtieri, sarà varato la prossima settimana

Sì ad altri 25 miliardi in deficit: salgono a 100 miliardi le risorse messe in campo dal governo per contrastare il crollo del Pil dovuto all’emergenza Coronavirus. La maggioranza approva il nuovo scostamento di bilancio alla Camera e al Senato e consolida i suoi numeri. Non solo, nonostante le tensioni della vigilia, regge. Ma a Palazzo Madama aumenta i suoi numeri, anche grazie all’arrivo da Forza Italia di Sandra Lonardo e degli ex M5s trasferitisi al misto. L’asticella si ferma a 170, dieci sopra la maggioranza assoluta. Lo stesso margine che si registra alla Camera con 326 sì, dieci in più della maggioranza di 316. “Quello delineato è soltanto uno schema di massima del provvedimento che sarà varato la prossima settimana anche sulla base di un confronto costruttivo con il parlamento” ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri riferendosi al decreto di agosto nel suo intervento nell’Aula del Senato sullo scostamento di Bilancio. Il ministro ha ricordato che i tre scostamenti di Bilancio per i quali il governo ha chiesto l’autorizzazione nel complesso valgono “6 punti percentuali di Pil di maggiore indebitamento”. Si tratta, ha sottolineato, “di uno sforzo enorme, ma reso necessario dalla portata della crisi, per sostenere i lavoratori, le imprese e le famiglie, colpiti duramente dalla pandemia”. Di questi 100 miliardi, ha poi precisato, “circa 35 miliardi sono andati e andranno per il lavoro e gli ammortizzatori sociali, più di 40 miliardi per le imprese, più di 12 miliardi per le Regioni e gli enti territoriali e più di 11 miliardi per sanità, scuola e servizi sociali”. Gualtieri ha tenuto a precisare che “sebbene le risorse europee saranno imponenti, le compatibilità finanziarie non dovranno essere trascurate”. A partire dalla Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, perciò, “il governo elaborerà una strategia di rientro dall’elevato debito pubblico, che punterà a una crescita economica assai più elevata che in passato e fisserà degli adeguati e sostenibili obiettivi per i saldi di bilancio, da conseguire e mantenere nel tempo – ha affermato -, quando cominceremo a raccogliere i frutti di quanto ci apprestiamo ad avviare”.

“L’Italia ha saputo reagire prontamente a una prova durissima, che ha avuto un impatto molto forte sul nostro sistema – ha concluso Gualtieri -. Gradualmente stiamo superando questa situazione difficile, che lascia però uno straordinario patrimonio di impegno e un senso di comunità, su cui dobbiamo basarci per riavviare, in uno spirito di collaborazione, la ripresa”.

Maggioranza va ko su commissioni e partono accuse. Speranza lascia Cdm

Ora la maggioranza rischia di esplodere. Un accordo scricchiolante raggiunto a ora di pranzo sulle presidenze delle commissioni parlamentari si trasforma in serata in un macigno che piomba sul tavolo del Consiglio dei ministri, con Roberto Speranza che lascia la riunione dopo aver posto la “gravità politica” di quanto accaduto. Ma la proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre passa. I fatti. I giallorossi vanno sotto in Senato per ben due volte, lasciando alla Lega la presidenza della commissione Agricoltura (che doveva andare al M5S) e quella della commissione Giustizia. Secondo l’accordo quest’ultima sarebbe dovuta andare a Pietro Grasso, di Leu. Di qui la decisione di Speranza di chiedere chiarimenti ai colleghi di governo e porre la questione in Cdm. Tra gli alleati parte la caccia ai ‘traditori’. Non sono passati inosservati i malumori interni al M5S. Diversi parlamentari pentastellati lamentano per tutto il giorno  il “netto” ridimensionamento numerico, ma anche qualitativo, delle presidenze affidate al Movimento. Si prevedono dei no. A nulla servono gli ‘avvisi’ dei vertici dei direttivi di Camera e Senato che – anche nelle chat di gruppo – minacciano di sostituire i membri delle commissioni scontenti (cosa che avviene nella commissione Finanze della Camera verso chi è contrario all’elezione del renziano Luigi Marattin). Al momento del voto, puntuale, arriva il patatrac. Matteo Salvini esulta. Anche se le accuse volano anche tra gli alleati. Fonti interne ai giallorossi parlano di “agguato autoprocurato dal M5S”, dopo i malumori registrati nel pomeriggio, anche se i diretti interessati smentiscono. Ma c’è anche chi punta il dito contro i renziani. Tra i parlamentari del Movimento, comunque, la rabbia è alle stelle. Nelle chat la parola più ricorrente è “fallimento”. Il dito è puntato principalmente contro i direttivi di Camera e Senato, la cui gestione del negoziato viene bocciata su tutta la linea. E non è escluso che possa arrivare la richiesta formale di dimissioni di capigruppo, vice e segretari. Pure i Dem tornano in subbuglio, con la corrente di Base riformista a farla da padrone, nonostante la guida zingarettiana del partito. Anche alla Camera non mancano i colpi di scena. In commissione Giustizia, accanto al candidato M5S Mario Perantoni votato dalla maggioranza, le opposizioni votano il renziano Catiello Vitiello. Si va al ballottaggio e vince il deputato di Iv. Maria Elena Boschi, però, non vuole “giochetti” e annuncia le dimissioni di Vitiello, che arrivano a stretto giro di posta. Per il resto il M5S incassa 5 conferme.  Giuseppe Brescia resterebbe presidente della commissione Affari costituzionali,  Gianluca Rizzo della Difesa, Filippo Gallinella dell’Agricoltura, Sergio Battelli delle Politiche Ue, Marialucia Lorefice agli Affari sociali. Ai pentastellati va anche la commissione Cultura con Vittoria Casa (che rimpiazza Luigi Gallo). I Dem piazzano Fabio Melilli alla presidenza della commissione Bilancio e otterrebbero poi la commissione Lavoro con Debora Serracchiani, Esteri con Piero Fassino,  Ambiente con Alessia Rotta e Attività produttive con Martina Nardi. Italia viva conquisterebbe la commissione Finanze con Luigi Marattin e Trasporti con Raffaella Paita. A Palazzo Madama le altre commissioni rispettano il risiko definito sulla carta. Il Pd ottiene Dario Parrini alla presidenza della commissione Affari costituzionali, Roberta Pinotti alla Difesa, Luciano D’Alfonso alle Finanze e Dario Stefano alle Politiche Ue. Italia viva incassa Riccardo Nencini all’Istruzione e Annamaria Parente alla Sanità. Al M5S restano la commissione Esteri con Vito Petrocelli, la Bilancio con Daniele Pesco (M5s), quella Lavori pubblici con Mauro Coltorti, Industria con Gianni Girotto, Lavoro con Susy Matrisciano e Ambiente con Vilma Moronese.

 

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