Nuccio Iovene. L’inquietante iniziativa delle destre totalitarie, da Trump a Bolsonaro a Orban fino Meloni e Salvini

Nuccio Iovene. L’inquietante iniziativa delle destre totalitarie, da Trump a Bolsonaro a Orban fino Meloni e Salvini

Partiamo da lontano. Trump, negli Stati Uniti, ricorre alle più diverse e drammatiche armi di distrazione di massa pur di nascondere, per quanto impossibile, la catastrofe sanitaria determinatasi dalla diffusione del Coronavirus e le sue dirette conseguenze sociali ed economiche: oltre un milione e settecentomila contagiati al momento e più di centotremila morti in un Paese che non sembra rallentare nel contagio, anzi, mentre le domande per indennità di disoccupazione hanno già superato i trenta milioni ed il Pil è calato, per la prima volta dal 2014, nel primo trimestre dell’anno a meno 5%. Le elezioni presidenziali del prossimo novembre si avvicinano ed il Presidente in carica rischia di affrontarle nelle condizioni peggiori. Ecco quindi il suo ricorso quotidiano, con un cinismo senza eguali, ad argomenti ed iniziative irresponsabili al solo scopo di distogliere l’attenzione dalla gravità della situazione in cui ha gettato il suo Paese e provare a galvanizzare la propria base elettorale individuando sempre nuovi nemici interni ed esterni contro cui lanciarsi. Così ecco partire le campagne contro la Cina e contro l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) a cui addossare tutte le responsabilità per quanto accaduto, evocare complotti e minacciare ritorsioni. Addirittura, in queste ore, dopo la tragedia di Minneapolis e le sacrosante manifestazioni di protesta dilagate in tutto il Paese Trump sceglie di soffiare pericolosamente sul fuoco, esasperare gli animi, aizzare la violenza con le sue dichiarazioni e le sue scelte irresponsabili. E’ auspicabile che il gioco non gli riesca, ma c’è da preoccuparsi seriamente e mobilitarsi adeguatamente senza abboccare agli ami che di volta in volta getta per alimentare disorientamento e confusione. Già quattro anni fa sembrava impossibile che un personaggio come lui potesse diventare il 45° presidente degli Stati Uniti ed il suo primo mandato ha confermato purtroppo tutte le peggiori aspettative.

Del resto il suo non è un caso isolato, basti pensare a Bolsonaro in Brasile, Boris Johnson nel Regno Unito, Viktor Orban in Ungheria solo per citare i casi più recenti ed eclatanti. Le destre populiste e sovraniste facendo leva sul malessere sociale, sui ritardi e le esitazioni delle sinistre, sulle contraddizioni e le debolezze di sistemi democratici sempre più affaticati, sull’omologazione agli establishment possono affermarsi, tanto più quando vengono ritenute impresentabili. Ecco perché sarebbe sbagliato sottovalutarne il pericolo e le insidie, anche nel nostro Paese. Negli ultimi giorni la manifestazione a Milano dei cosiddetti “gilet arancioni” e la “marcia su Roma” dei neofascisti della capitale sono segnali inquietanti a cui prestare la massima attenzione e vigilanza anche perché le destre di Salvini e Meloni non perdono l’occasione di offrire loro una sponda politica, amplificarne il messaggio e rilanciarne l’iniziativa come si apprestano a fare con la manifestazione del 2 giugno. La data scelta, l’incidente istituzionale dell’omaggio di parte all’altare della Patria, riservato da sempre al Capo dello Stato, fanno parte di una strategia di logoramento delle istituzioni, della trasformazione del confronto e anche della battaglia politica in rissa permanente che trova, dopo molto tempo, anche sponde importanti nel nuovo vertice di Confindustria, senza che fino ad ora da quel mondo si sia alzato un distinguo o una critica alle pesanti parole di Bonomi. Stare al governo non è sufficiente per contrastare e sconfiggere questa offensiva. Soprattutto se non è accompagnato da una iniziativa politica di massa, da una mobilitazione che non lasci le piazze sguarnite (le sardine dovrebbero aver insegnato qualcosa) e sia in grado di far capire in che direzione si vuole andare, da una azione che ripari ritardi e superi incertezze.

Potremmo assistere al paradosso che mentre il Paese, grazie alle scelte compiute e alla responsabilità dei suoi cittadini, comincia ad uscire dalla lunghissima quarantena e si mobilitano risorse significative in Italia e in Europa, superando veti e dogmi fino a poco tempo fa inimmaginabili, per favorire una ripresa e offrire un sostegno ai più esposti questo non basti a sconfiggere populisti e sovranisti. Anche l’appello alla concordia nazionale, in una situazione del genere, rischia di apparire retorico e poco credibile con le destre che abbiamo. Quella che serve è una proposta nuova che provi a superare la fragilità e le contraddizioni dell’attuale maggioranza di governo, trasformandola da uno stato di necessità in un progetto politico per il futuro, in grado di  affermare una nuova agenda politica, economica e sociale e abbia l’ambizione di unire tutte le forze disponibili. Aspettare che sia il tempo a dare le risposte, rimanere prigionieri della tattica del giorno per giorno, può rivelarsi molto rischioso e potrà altrimenti avere un costo molto alto. Non possiamo permetterlo.

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