Governo. Una giornata, mille tormenti, dalla lite sugli Stati generali dell’economia al dibattito sulla scuola. Cgil, Cisl e Uil, così non va, Conte ci riceva

Governo. Una giornata, mille tormenti, dalla lite sugli Stati generali dell’economia al dibattito sulla scuola. Cgil, Cisl e Uil, così non va, Conte ci riceva

Che il presidente del Consiglio Conte voglia guidare il processo dalla ‘fase 2’ alla ‘fase 3’, nel Pd e in Italia viva viene considerato “legittimo” ma la richiesta pervenuta dagli alleati al premier, già dal momento degli annunci fatti in conferenza stampa due giorni fa, è quella di condividerne il percorso, senza creare eccessive aspettative in un momento in cui le parti sociali premono per risolvere i problemi sul tavolo, con nodi ancora che devono essere sciolti. Ecco il motivo per cui, secondo quanto viene riferito, al vertice dei capi delegazione che si è tenuto a palazzo Chigi l’invito arrivato a Conte sarebbe stato quello di scrivere insieme il ‘piano di Rinascita’, di puntellarlo con contenuti e di chiudere allo stesso tempo i dossier ancora aperti. Invito rivolto pure dal capo delegazione del Pd Franceschini che avrebbe chiesto al premier di valutare insieme tempi e modi dell’iniziativa, evitando fughe in avanti. La convocazione degli Stati generali dell’Economia e l’illustrazione del ‘Recovery plan’, spiega un ‘big’ del Pd, sono state delle iniziative ‘unilaterali’, “delle uscite a freddo”. Non ci sarebbe stata una preventiva convergenza neanche sugli inviti al tavolo che si dovrebbe tenere a metà della prossima settimana. Lo stesso vice segretario del Pd Orlando parla di “idea poco felice” mentre il Movimento 5 stelle avrebbe difeso le prerogative del premier. Fonti parlamentari dem riferiscono che anche il responsabile di Viale XX settembre, Gualtieri – presente alla riunione -, avrebbe spiegato che, trattandosi di Stati generali dell’Economia, l’interlocuzione con le categorie dovrebbe coinvolgere in primis il Ministero dell’Economia. Una rivendicazione del ruolo, dunque, per una operazione che rischia – secondo i maggiorenti dem – di non essere preparata bene e di non essere compresa. Anche perché la ‘querelle’ sorta nei giorni scorsi con il presidente di Confindustria Bonomi che ha accusato il governo di fare più danni del coronavirus (con relativa replica del premier) ha creato una distanza con gli imprenditori che già lamentano un problema di liquidità e di ritardi nell’erogazione dei prestiti.

Alla fine la mediazione raggiunta nel governo punta su un percorso di collegialità: Conte e Gualteri lavoreranno nel fine settimana a definire l’agenda degli Stati generali, chi dovrà partecipare all’evento e i punti del programma del ‘Recovery plan’. Ma le tensioni restano sul campo, perché il premier Conte – stando a fonti che hanno partecipato all’incontro – ha ribadito che il piano c’è e che intende portarlo avanti. Diversi ‘big’ dem lamentano, tra l’altro, il fatto che il presidente del Consiglio abbia deciso di avocare a sé anche gli altri dossier. E di ‘coprire’ eccessivamente le posizioni dei Cinque stelle. Per esempio sul Mes. Il segretario del Pd, Zingaretti, in un intervento al ‘Sole 24 ore’, ha ribadito la necessità di attingere al fondo Salva Stati. Ma il premier Conte intende prendere tempo sul prestito. Nessuno del Movimento 5 stelle è intervenuto dopo la lettera del presidente della Regione Lazio. Un segnale che viene ritenuto in qualche modo positivo da Pd e Iv, anticamera di una ‘desistenza’ pentastellata, quando in Parlamento dovrebbe arrivare il pacchetto Ue. Una partita che si giocherà a luglio. “Ci sono i tempi per rimandarla in attesa che si definisca il quadro del ‘Recovery fund'”, spiega una fonte informata. “Ma se i voti di Forza Italia – spiega un’altra fonte dem – dovessero sostituirsi a quelli del Movimento 5 stelle sarebbe un problema per l’intera maggioranza”. Nella riunione a palazzo Chigi anche il ministro Bellanova avrebbe rimarcato la necessità di fare sintesi, di accelerare sullo sblocco dei cantieri e di trovare una ‘quadra’ sulle questioni legate ad Ilva, Alitalia e Autostrade. Sul tema della concessione una decisione deve arrivare entro breve ma alla riunione si sarebbe deciso di prendere tempo, di discuterne la prossima settimana. Nella maggioranza e nel governo si ribadisce che le fibrillazioni non sono destinate a portare ad alcuna spaccatura. “La discussione è accesa ma ci sono tutti i margini per risolvere le questioni”, spiega una fonte ministeriale. Anche Italia viva in questa fase appoggia l’operato del premier in attesa del piano shock e del family act ma pure il dl semplificazioni è destinato a slittare. La preoccupazione maggiore nel fronte rosso-giallo è legata alla tenuta del Movimento 5 stelle che ufficialmente resta sulle sue posizioni sia su Atlantia che sul Mes. Il pericolo è che in Parlamento al momento clou possano registrarsi delle defezioni.

Intanto, le segreterie nazionali di CGIL, Cisl e Uil si sono riunite a Roma e hanno deciso di richiedere un incontro al presidente del Consiglio, con il duplice obiettivo di esplicitare, da un lato, le modifiche e i miglioramenti da apportare al decreto Rilancio, in discussione in Parlamento, a partire dalla proroga del blocco dei licenziamenti e del prolungamento degli ammortizzatori sociali e del sostegno al reddito, oltre alla certezza della ripresa dell’attività scolastica in sicurezza. Dall’altro, CGIL, Cisl e Uil rivendicano la realizzazione di un progetto condiviso e di un protocollo d’intesa con la partecipazione di tutte le forze sociali e produttive per la crescita e un nuovo sviluppo del Paese. Le priorità su cui agire sono le seguenti: lo sblocco e la definizione di nuovi investimenti per realizzare le necessarie infrastrutture materiali e immateriali, comprese le reti digitali; una riforma fiscale complessiva a partire dal contrasto all’evasione; la definizione di una nuova politica industriale e di sviluppo ecosostenibile, anche con l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per un nuovo modello di sviluppo che individui i settori e le attività strategiche per la crescita del Mezzogiorno e del Paese e per un’occupazione stabile e di qualità. E ancora, la riforma degli ammortizzatori, politiche attive e contrasto alla precarietà; il rafforzamento delle politiche sociali – a partire da una legge sulla non autosufficienza -, dell’istruzione, della formazione, della sanità e della previdenza, con la conseguente valorizzazione del lavoro pubblico, da un lato, e delle pensioni dall’altro; il rinnovo dei Ccnl pubblici e privati, e conseguente detassazione degli incrementi contrattuali.

Infine, sulla scuola, una discussione alla Camera lunga, tesa, costellata di atti ostruzionistici delle opposizioni. E con uno striscione enorme, srotolato dai deputati della Lega contro la ministra dell’Istruzione: “Azzolina bocciata”. Il decreto Scuola, all’esame della Camera, arriva in extremis per la conversione in legge, che è fondamentale visto che il provvedimento disciplina, tra le altre cose, l’esame di maturità “light” e il concorso straordinario per assumere nuovi docenti. In vigore dallo scorso 8 aprile, il testo deve essere convertito entro domenica per non decadere. Il voto finale arriverà alle 11.30 di sabato, poche ore prima della scadenza. Il capo politico M5S, Vito Crimi, spiega che nel caso in cui non si arrivasse alla conversione, il ministero dovrebbe far rientrare a scuola, per gli esami di Stato che tornerebbero a prevedere scritto e orale, studentesse e studenti. Parecchi docenti poi resterebbero esclusi dall’inserimento in graduatoria perché senza la conversione in legge non potrebbe partire l’istituzione delle nuove graduatorie provinciali per le supplenze. Scenari apocalittici, certo, ma che probabilmente alla fine saranno evitati. La battaglia politica, comunque, va avanti per ore. Dal centrodestra vengono presentati diversi ordini del giorno per rallentare i lavori. Il Carroccio ne ha preparato 105, molti dei quali approvati. Il gruppo leghista a Montecitorio, oltre a mostrare lo striscione, chiede chiarezza sulla riapertura a settembre, e più attenzione per gli istituti paritari. Dal governo sembra esserci la determinazione a riaprire le classi in presenza da settembre. Se ne è parlato nella riunione promossa dal premier Giuseppe Conte, giovedì, con una cinquantina di rappresentanti del mondo della scuola. Un vertice che ha avuto il pregio di deludere tutti soprattutto dopo che è stato svelato che ci potrebbe essere la possibilità, nel caso di un contagio ancora presente, di installare pannelli di plexiglass per dividere i banchi degli studenti (ipotesi subito usata nella polemica contro la ministra). Sul vertice per il rientro a settembre nelle aule scolastiche il drastico giudizio in un comunicato congiunto di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, e di Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil: “La discussione sulla ripartenza della scuola è importante ma in grave ritardo. Lo sciopero dell’8 giugno ha l’obiettivo di sollecitare il Governo a fare le scelte necessarie non solo per la riapertura in presenza a settembre nella massima sicurezza, ma per rimettere la scuola al centro delle priorità del Paese”. Inoltre, “servono risorse immediate per assunzioni straordinarie al fine di garantire la riduzione degli alunni per classe, obiettivo che riguarda non solo il distanziamento, ma la qualità della scuola. Servono insegnanti, ATA, tutte le figure necessarie. Servono investimenti in edilizia oltre quelli già previsti. Superare la precarietà nella scuola è allo stesso tempo obiettivo fondamentale”. Infine, pare “necessario un provvedimento normativo organico sulla ripartenza della scuola e un protocollo di sicurezza”.

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