La giornata politica. Due bufere e un raggio di sole sul governo. Polemiche sulla Fca e sulla mozione di sfiducia a Bonafede. Merkel e Macron: 500 miliardi a fondo perduto

La giornata politica. Due bufere e un raggio di sole sul governo. Polemiche sulla Fca e sulla mozione di sfiducia a Bonafede. Merkel e Macron: 500 miliardi a fondo perduto

La bufera politica sul prestito da 6,3 miliardi di euro a Fca con le garanzie dello Stato non si placa, ma la Borsa dà la sua benedizione. Sindacati e forze politiche chiedono con forza, quasi all’unisono, che il prestito abbia come condizione l’impegno a garantire l’occupazione negli stabilimenti italiani. Concorda il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, che dedica alla vicenda un lungo post di Facebook. A Piazza Affari il titolo vola in Borsa e chiude la seduta di apertura della settimana con un +8,19% a 7,79 euro.

“Tutti i prestiti alle imprese, come quello richiesto da Fca, devono avere delle condizionalità precise: che siano finalizzati, che non ci siano delocalizzazioni, che vengano garantiti i livelli occupazionali, che non si chiudano stabilimenti”, afferma il segretario generale della Cgll, Maurizio Landini. Per la Cisl la richiesta del prestito è “assolutamente legittima, ma – sottolinea la segretaria generale Annamaria Furlan – occorre che ci sia in primo luogo l’impegno al mantenimento dei livelli occupazionali negli stabilimenti italiani. E’ necessaria anche la verifica puntuale da parte dello Stato che le risorse siano utilizzate esclusivamente per gli investimenti produttivi nel nostro Paese”. Il ministro Provenzano spiega che “il governo ha previsto nei vari decreti alcune condizionalità, e precisamente: avere sede legale in Italia, non distribuire i dividendi, impegnarsi a orientare quei finanziamenti a tutelare occupazione e capacità produttiva nel nostro Paese”. Difende la scelta del governo il capo politico del M5S, Vito Crimi: “Assistiamo al surreale dimenarsi da parte di chi era al governo quando Fca aveva deciso di spostare la sua sede all’estero. Se qualcuno ritiene che sia necessario imporre ulteriori condizioni, avanzi una proposta: noi siamo pronti a sostenerla”.

“Mai come in questa fase è giusto e necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per favorire gli investimenti e salvaguardare l’occupazione in Italia”, concorda il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Non ha dubbi sulla legittimità della richiesta di Fca Matteo Renzi: “Se chiede un prestito alle banche da 6,3 miliardi per investire in Italia e tenere aperte le fabbriche – osserva – questa è una buona notizia. Evocare i ‘poteri forti’ e gli ‘interessi dei padroni’ è ridicolo. Mi sarei preoccupato se non lo avesse fatto”. “Nessuno stupore sul fatto da che parte stia Renzi se con Fca o con chi critica la scelta che l’azienda chieda la garanzia dello Stato per il prestito”, commenta il portavoce di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. Sulla necessità di uno stretto rapporto tra il prestito ottenuto e il rafforzamento della presenza in Italia insistono anche le forze politiche dell’opposizione.

Il destino del governo appeso al voto di 17 senatori renziani (e di alcuni ‘peones’ del Misto)

E’ la fotografia, a due giorni dal voto sulle mozioni di sfiducia presentate dal centrodestra e da Emma Bonino nei confronti del Guardasigilli Alfonso Bonafede, che immortala la situazione dei numeri al Senato. Se, infatti, i senatori di Italia viva voteranno a favore della sfiducia, il ministro pentastellato della Giustizia avrebbe pochissimi (pari allo zero) margini per spuntarla, anche se le restanti forze della maggioranza si dovessero presentare compatte all’appuntamento di mercoledì. “Italia viva potrebbe essere decisiva. Voi che idea vi siete fatti?”. Per ora Matteo Renzi ha fatto solo partire un sondaggio con i suoi. Coprendo così le carte sul voto del suo partito sulle mozioni di sfiducia a Bonafede. Ma al Senato ci sono manovre in corso. Pd e M5s sono con il pallottoliere in mano anche perché non si esclude che alla fine possa esserci un unico voto sulle mozioni presentate contro il Guardasigilli. In realtà, le mozioni – una depositata dal centrodestra, l’altra da + Europa – sono diverse, ma il documento a prima firma Bonino è stato sottoscritto anche da diversi senatori di FI e della Lega. In ogni caso è chiaro che per i rosso-gialli e per il presidente del Consiglio Conte è uno ‘stress test’ fondamentale e anche per questo motivo nei gruppi parlamentari del Pd e perfino al Colle l’attenzione è massima. Renzi non ha dato il via libera a convergere sui documenti anti-Bonafede. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, non teme sgambetti di Matteo Renzi in occasione del voto sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro Alfonso Bonafede. “Siamo pronti a discutere tutto – osserva al Tg5 – anche quello che non va nella giustizia per cambiarlo. Ma la mozione di sfiducia è un’altra cosa: è un’azione legittima delle opposizioni ma totalmente strumentale e in quanto tale va respinta”.

Dall’Europa, anzi, da Merkel e Macron un risultato inatteso, insperato.

Fonti di governo commentano così la proposta franco-tedesca sul Recovery fund, 500 miliardi in grants, vale a dire a fondo perduto, obiettivo che l’Italia sperava di centrare sì, ma dopo un duro braccio di ferro. La meta, infatti, è di un trilione di euro per fronteggiare la crisi che avanza, di cui 500 miliardi a fondo perduto e altrettanti in prestito. “Se l’accordo franco-tedesco segna il passaggio più importante – spiega una fonte autorevole – ora la strada non potrà che essere in discesa”. “Di questo ‘tesoretto’ – argomenta la stessa fonte – 80-100 miliardi dovrebbero spettare all’Italia, Paese tra i più colpiti dalla pandemia. Siamo a cifre di tre volte superiori al Mes, che resta comunque un prestito… Davvero un gran risultato”. Sui 500 miliardi in prestito si dovrà lavorare, ma si tratta comunque del tassello meno difficile da incastrare, si ragiona a Palazzo Chigi in queste ore. Plaude anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che presenterà il piano dell’esecutivo Ue sul Recovery plan legato al Bilancio pluriennale dell’Unione il 27 maggio: von der Leyen parla di “proposta costruttiva in linea con quella della Commissione”. Angela Merkel durante una conferenza stampa in videoconferenza con Emmanuel Macron sottolinea. “E’ decisivo” che un “tale fondo sia rispettoso dei trattati e che rispecchi l’autonomia dei diversi Stati membri dell’Ue”. La novità di rilievo è che i 500 miliardi non saranno prestiti ma dotazioni agli Stati membri e il fondo assegnerà risorse direttamente ai Paesi più colpiti dalla crisi: i 500 miliardi si aggiungeranno al bilancio pluriennale europeo, nel rispetto dei trattati.

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