Valter Vecellio. Se a domanda il presidente del Consiglio non risponde…

Valter Vecellio. Se a domanda il presidente del Consiglio non risponde…

Lunga e verbosa intervista domenicale rilasciata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Maurizio Molinari e Stefano Cappellini per “Repubblica”. Intervista da manuale: per la genericità e le non risposte a questioni concrete e quotidiane, per il tanto parlare senza nulla dire; e peccato che non ci siano stati puntuali richiami, da parte dei rispettosi intervistatori, del tipo: “Signor Presidente, non ha risposto alla domanda”. Il presidente Conte sostiene che “la didattica a distanza, mediamente, sta funzionando bene. La ministra Azzolina sta lavorando per consentire che gli esami di stato si svolgano in conferenza personale, in condizioni di sicurezza”. La domanda non era questa. La domanda era relativa allo sconcerto di molti genitori per l’assenza del tema scuola nelle riunioni e nei documenti governativi o delle task force istituite. La domanda era: può impegnarsi a garantire, almeno, la riapertura delle scuole? Nella risposta non-risposta del presidente del Consiglio emerge la completa ignoranza, nel senso letterale del termine, della difficoltà che quotidianamente il corpo insegnante ha incontrato e incontra nella cosiddetta “didattica a distanza”. Forse se il presidente del Consiglio (e anche il ministro Azzolina) sul concreto andassero a constatare che cosa comporta, ne parlerebbero con maggiore cognizione di causa.

Al presidente Conte si fa presente che la regione Veneto ha riaperto in anticipo molti settori. Esempio virtuoso o c’è il rischio che ogni regione vada per la sua strada aumentando il caos? Anche qui, evasiva risposta: “Non possiamo procedere per ordine sparso. Non possiamo permettercelo perché il virus non conosce distinzioni territoriali e dobbiamo assolutamente prevenire una seconda ondata di contagi. Il piano nazionale che abbiamo messo a punto ci consente una ripresa ben strutturata, ragionata, senza concessione a improvvisazioni”. Poco prima il presidente Conte aveva detto: “Stiamo lavorando, proprio in queste ore, per consentire la ripartenza…”. Si apprende poi che c’è “un piano nazionale messo a punto”. Dunque: c’è un qualcosa di pronto, ma su cui ancora si lavora. In attesa di sapere “ufficialmente” come si articola il “piano”, la domanda comunque riguarda una regione, il Veneto che “…ha riaperto in anticipo…”. Conte afferma che non si può procedere per ordine sparso. Dunque? Le riaperture venete sono illegittime? Come il Governo intende far valere la sua autorità sul governo regionale? Nel concreto, non nelle affermazioni di sapore “manzoniano”.

Si chiede se ci saranno ancora le autocertificazioni per gli spostamenti. “Non siamo ancora nella condizione di ripristinare una piena libertà di movimento, ma stiamo studiando un allentamento delle attuali, più rigide, restrizioni…”. La domanda non era questa. La domanda era se si intende conservare l’assurda procedura della dichiarazione cartacea, unica al mondo, e perché. Sottinteso: se si viene fermati, perché ha più “valore” una auto-certificazione su un pezzo di carta rispetto a una auto-certificazione verbale? Mascherine. La domanda è: i prezzi sono fuori controllo e ancora oggi non sufficienti. Cosa intende fare il governo? “Per le mascherine introdurremo presto un prezzo calmierato, in modo da evitare speculazioni e abusi di mercato. In quanto alla riduzione dell’IVA, in realtà farò di tutto per pervenire al più presto alla completa eliminazione dell’IVA”. L’emergenza Coronavirus è cominciata quattro mesi fa. Il presidente del Consiglio dice il 26 aprile che “presto” si introdurrà un prezzo calmierato. E fa sapere che “in realtà, farà di tutto perché sia eliminata la bestemmia del 22 per cento di IVA”.

Ecco, questa è un’intervista da conservare. Ogni ulteriore commento teniamocelo per noi, per non essere maleducati, per non rischiare conseguenze spiacevoli, che in questo Paese le denunce volano…

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