Nuccio Iovene. Pandemia ed Europa: la posta in gioco è grande ed estremamente significativa

Nuccio Iovene. Pandemia ed Europa: la posta in gioco è grande ed estremamente significativa

La situazione è più che mai complessa, ma c’è chi lavora attivamente a renderla ancora più incomprensibile, proviamo allora a mettere un po’ in ordine le idee. L’emergenza sanitaria nel nostro Paese non è ancora finita, mentre ancora dilaga nel mondo. Le misure di contenimento adottate poco più di un mese fa cominciano a mostrare i primi effetti positivi, soprattutto sulla tenuta complessiva del nostro sistema sanitario, anche se la discesa si manifesta ancora troppo lenta. In questo quadro e a distanza di molte settimane ormai risalta con sempre maggiore evidenza “l’anomalia” della situazione determinatasi in Lombardia: il numero altissimo di deceduti e contagiati, oltre ogni parametro fin qui registrato, tra cui molti operatori sanitari e la vicenda drammatica delle RSA ancora in corso pongono oggettivamente delle domande a cui occorrerà rispondere. Lo si deve alle tante vittime di questa pandemia ed ai loro familiari, a tutti coloro i quali hanno rischiato, e ancora stanno rischiando, la vita e la salute in quella regione per adempiere al loro dovere, al Paese intero per evitare di ripetere gli stessi errori.

Doverosamente sono partite delle inchieste giudiziarie, ma in attesa del loro esito la politica e la scienza non possono sottrarsi ad una riflessione sul sistema sanitario e sulla sua efficacia di fronte ad una prova così inedita e difficile in quella regione, sulla situazione ambientale e sull’inquinamento presenti in tutta l’area più colpita non solo della Lombardia, ma anche dell’Emilia Romagna e del Veneto, sul ruolo avuto dall’apparato produttivo nella diffusione del contagio, tanto più se si vuole avviarsi in sicurezza verso una fase di allentamento delle misure di contenimento e di ripresa delle attività economiche e sociali. Questa riflessione ha anche un impatto politico perché, si dà il caso, la regione più ricca d’Italia, ed anche la più colpita in questa drammatica circostanza, è oggi a guida leghista e da moltissimo tempo dell’intero centrodestra. Si capisce così perché i vari Salvini e Meloni, e i loro riferimenti lombardi, cerchino continuamente di distogliere l’attenzione su questi punti e buttarla in caciara.

L’emergenza sanitaria porta con sé una gravissima emergenza economica e sociale. Il governo lo ha fatto subito presente ed ha provato a mettere in campo misure straordinarie, sia per sostenere il sistema sanitario messo a durissima prova e debilitato da anni di tagli continui, sia per sostenere le fasce sociali più deboli ed esposte ed il sistema economico nel suo complesso. Misure straordinarie e decise con immediatezza, e si spera altrettanto velocemente rese disponibili vista la recente vicenda occorsa al sito dell’INPS e le mille burocrazie tipiche del nostro Paese, ma del tutto insufficienti per la non breve fase che sarà necessaria per superare l’emergenza e rilanciare l’economia, l’occupazione, il welfare. Anche perché la situazione di partenza era tutt’altro che felice. Per questo motivo l’Italia insieme ad altri Paesi ha proposto all’Unione Europea ed alle sue istituzioni economico finanziarie una terapia d’urto comune, globale, straordinaria e di lungo periodo in grado di aiutare tutti i Paesi dell’Unione a superare la crisi sanitaria e le sue conseguenze economiche e sociali. Tra limiti e gaffe iniziali qualche prima risposta è cominciata ad arrivare (a partire dalla sospensione del patto di stabilità) anche se le resistenze di alcuni Paesi del nord Europa, come l’Olanda e la stessa Germania, rischiano di impedire l’unica soluzione possibile e ragionevole e trascinare l’Europa in una crisi senza precedenti ed irreversibile. La trattativa è in corso in queste ore e sarebbe utile, oltre che saggio, che il nostro Paese facesse con forza sentire le proprie ragioni ed il proprio punto di vista con il sostegno più ampio possibile. Ed invece il gioco politico più becero e tradizionale prende sempre il sopravvento portando ad intorpidire le acque, buttando il pallone fuori campo, alimentando la confusione. Così come nelle settimane scorse si è sproloquiato sull’apertura subito di attività economiche e commerciali, di scuole e Chiese, senza alcun fondamento e senza alcuna cautela, da giorni si è aperta una discussione altrettanto assurda sul Mes e sul suo utilizzo che non fa capire agli italiani la sostanza della questione e ci indebolisce nel confronto decisivo in corso in Europa. Si dice che il Mes è ora senza condizioni e quindi i 37 miliardi disponibili e vincolati all’emergenza sanitaria andrebbero presi subito dal nostro Paese, al contrario Salvini e Meloni (prima ancora che il governo abbia preso una decisione e mentre in Europa stanno sostenendo una tesi del tutto diversa) invocano l’alto tradimento e la svendita del Paese alla Troika.

La posta in gioco è invece molto più grande e molto più significativa. O l’Europa decide di uscirne insieme ed unita e quindi mette in campo risorse e strumenti innovativi di gran lunga più significativi, evitando di gravare sul debito dei singoli Paesi,  oppure non ci sarà Mes che tenga o possa rivelarsi utile, e la stessa Unione rischierà la sua sopravvivenza. Questa discussione, nel cortile di casa nostra, è pateticamente diventata la legittimità o meno del presidente del Consiglio di replicare alle continue provocazioni di Salvini e della Meloni, o al contrario lo scandalizzarsi per il rifiuto ad utilizzare il Mes come se si trattasse di scegliere tra l’uovo oggi o la gallina domani e confermando così di voler andare avanti come sempre nel recente passato, alla faccia delle dichiarazioni enfatiche sulla gravità e sulla profondità della crisi prodotta dalla pandemia e dalle conseguenze ancora non del tutto prevedibili. Quello che succederà nei prossimi mesi è probabile invece che cambierà profondamente gli assetti del mondo così come si sono consolidati dopo la seconda guerra mondiale e modificati dopo il 1989 e dipenderà dalle scelte di oggi se  l’Europa ne sarà pienamente protagonista o meno.

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